Dal 16 dicembre inizia la collaborazione di Roberto Saporito con la Rivista Letteraria di Milano [diretta da Gian Paolo Serino] “Satisfiction” con una sua personale rubrica.
Il link diretto alla rubrica:
http://www.satisfiction.me/copertine-dantan/
Dal 16 dicembre inizia la collaborazione di Roberto Saporito con la Rivista Letteraria di Milano [diretta da Gian Paolo Serino] “Satisfiction” con una sua personale rubrica.
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Chiacchiere letterarie con Roberto Saporito
13 dicembre 2011 in Autori Italiani
Cari amici di Libri 10 oggi facciamo due chiacchiere con Roberto Saporito, scrittore che noi abbiamo conosciuto su Facebook e che vi consigliamo di seguire e di scoprire, ma lasciamo a lui la parola.
Ciao Roberto, ti va di presentarti ai nostri lettori?
Sono nato ad Alba in provincia di Cuneo, città dove ancora vivo e lavoro, ho studiato giornalismo e sono uno scrittore (e dato che suona maledettamente bene, continuo a ripeterlo), ho pubblicato il mio primo libro ["Harley-Davidson Racconti", Stampa Alternativa Editore] nel 1996 e l’ultimo ["Generazione di perplessi", Edizioni della Sera], dopo cinque romanzi [tra i quali quello che considero, forse, il mio più bel romanzo "Il rumore della terra che gira", Perdisa Pop Editore], a maggio di quest’anno, e la voglia di continuare a scrivere cresce di giorno in giorno con la convinzione che il libro più bello che scriverò sarà il prossimo e la sensazione, forte, che la mia scrittura sia veramente migliorata negli anni, che quello di cui dispongo oggi, dopo quindici anni di pubblicazioni, sia una voce finalmente mia, riconoscibile, personale.
Roberto, puoi dirci qual è il libro o l’autore che maggiormente ti ha influenzato?
Non uno ma un intero “esercito” di autori: J.D. Salinger, Ernest Hemingway, Charles Bukowski, Raymond Carver, Jay McInerney , Bret Easton Ellis, David Leavitt, Thomas Bernhard, Henry Miller, molti scrittori francesi, come Jean Paul Sartre (romanziere), Marcel Proust, Michel Huoellebecq, Jean-Philippe Toussaint, Emmanuel Carrère, Jean Echenoz, Patrick Modiano. E poi tutti i libri di Milan Kundera, Don DeLillo e Philip Roth. Senza però dimenticare Agota Kirstof, Pier Vittorio Tondelli, J.G. Ballard , Cees Nooteboom, Jonathan Coe, Douglas Coupland, Bernard Malamud, Jonathan Lethem, John Barth e Arnon Grunberg.
Tra tanti maestri, ci saranno anche quelli cattivi, no? E allora qual è il libro, l’autore o il genere che sconsigli in assoluto?
Non lo so, mi tengo alla larga dai libri che anche solo sulla carta potrebbero non piacermi.
In definitiva qual è il tuo rapporto con la scrittura?
Scrivere è quello che avrei sempre voluto fare, ed è una sorta di necessità, e in più, per me naturalmente, è una cosa al limite del naturale, quasi fisiologico: scrivo perché non posso farne a meno: è così, punto. Mi piace considerarmi una sorta di “raccontatore” di storie e la forma scritta è l’unica che conosco. E poi c’è questa cosa che si ripete ad ogni mio nuovo libro pubblicato, ogni volta che arriva un mio nuovo libro (fresco di stampa, “profumato”, intonso) è sempre un’esperienza fortissima, e ogni volta come la prima: non ha prezzo.
L’ultima domanda: Stiamo girando tra gli scaffali di una libreria e scorgiamo un libro di Roberto Saporito. Qual’è secondo te un buon motivo per convincerci ad acquistarlo?
Perché è un libro che si legge in poche ore ma poi però lo si rilegge, con molta più calma e attenzione, in una settimana ritrovando tutto quello che si era perso in prima lettura e ancora perché induce a procurarsi altri libri delle stesso autore e ad aspettare con ansia la pubblicazione di un suo nuovo romanzo.
Il link diretto all’intervista:
http://www.libri10.it/chiacchiere-letteraria-con-roberto-saporito-2600.html
Roberto Saporito: GENERAZIONE DI PERPLESSI
di Roberto Sturm
Roberto Saporito, Generazione di perplessi, Edizioni della sera, Roma 2011, pp. 126, €11,00
Penso che scrivere un buon racconto sia più difficile che scrivere un buon romanzo, e scrivere racconti brevi lo è ancor di più: far calare il lettore immediatamente nell’atmosfera, calibrare le parole (fondamentali nella brevità espositiva), far decollare immediatamente la vicenda e tratteggiare i personaggi con rapide ma decise pennellate, tutte qualità che si acquisiscono con anni di esperienza e di ricerca.
Roberto Saporito ci riesce con 19 racconti molto brevi ed efficaci. Senza scomodare Raymond Carver o altri grandi scrittori per paragoni poco pertinenti, l’autore dimostra di possedere una propria personalità, spaziando dal minimalismo al postmoderno, con scelte stilistiche e tematiche che si rivelano la maggior parte delle volte azzeccate. L’uso dei dialoghi è pressoché inesistente e la scelta di usare uno stile descrittivo in uno spazio così ridotto riesce a rendere più dinamici e scorrevoli i testi.
I protagonisti dei racconti, più che perplessi, sono degli estremisti, dei dissidenti, dei non omologati: persone giovani e meno giovani che non riescono a – meglio dire non vogliono – entrare nei meccanismi della società.
Le regole imposte dalla collettività diventano insopportabili, il vivere quotidiano uno scorrere del tempo senza senso e la violenza sembra essere l’unico strumento con cui ribellarsi. Storie di persone solitarie che potrebbero sembrare quasi sociopatiche o al limite della psicopatologia ma che non lo sono affatto perché sono gli altri, quelli reputati normali, che vivono senza farsi domande, senza rendersi conto della crudeltà dell’esistenza e dello scorrere del tempo che ci porta inevitabilmente incontro alla morte. Tema, senza dubbio, fondamentale di questi racconti: una morte che funge da liberazione tenacemente perseguita per redimersi dall’ingombro di una vita costellata da troppe ingiustizie e cattiverie.
E se il lavoro viene visto come un nemico, una sorta di meccanismo perverso che riesce spesso a uniformarci tutti, ce n’è anche per l’industria editoriale: un terreno pieno di snobismo, di autoreferenzialità, che vive soprattutto di autocitazioni e clientelismo. Anche i rapporti interpersonali, familiari o sentimentali che siano, tendono ad appiattire le nostre personalità, a smussare i nostri angoli, così come i torti subiti non vengono dimenticati dai protagonisti delle storie di Saporito, che le covano dentro di loro per mesi e anni rendendo ancor più feroce la vendetta, la ricerca ossessiva dell’equilibrio tra colpa e pena.
Un racconto esemplare dell’antologia è Scomparsa, forse il più estremo, in cui il protagonista racconta – appunto – la scomparsa della sorella e il suo ritrovamento, arrivando ad un finale più paradossale che inaspettato.
È un libro interessante Generazione di perplessi, sia per le storie che per le scelte stilistiche, eversivo perché mette in dubbio i fondamenti su cui si basa la società attuale. Il coraggio dell’autore, in un panorama editoriale italiano dove questa virtù langue, è una delle qualità più evidenti dell’opera. Notevoli, tra l’altro, le citazioni di DeLillo, Ballard, Raymond, Yates e altri, che introducono ai racconti: alcune, vere e proprie chicche.
Roberto Saporito ha al suo attivo parecchie pubblicazioni. Ha esordito con due raccolte di racconti, Harley-Davidson e Harley Davidson, deserti e moderni vampiri editi da Stampa Alternativa nel 1996 e 1998. I suoi lavori più recenti, tra il 2009 e 2010, sono i romanzi Carenze di futuro, Zona, Il rumore della terra che gira, Perdisa Pop e la riedizione di Anche i lupi mannari fanno surf (Remix) edito da Senzapatria.
Pubblicato Novembre 27, 2011 03:23 AM
il link diretto alla recensione:
http://www.carmillaonline.com/archives/2011/11/004101.html
GENERAZIONE DI PERPLESSI – di Roberto Saporito
Milano, 3 novembre 2011
Scritto da Alessandra Allegretti
Titolo: Generazione di perplessi
Autore: Roberto Saporito
Editore: Edizioni della Sera
Anno: 2011
I diciannove racconti di Roberto Saporito parlano di uomini che a loro modo si ribellano: si fermano davanti al ritmo frenetico della società di oggi. Questi sono i perplessi, che sono sempre alla ricerca di una reazione alla vuota omologazione che trascina.
Il tratto che li accomuna è il rifiuto di aderire al resto del mondo: si isolano all’interno delle loro case-rifugio. Spesso sono soli, ma non isolati: ascoltano bella musica e vestono alla moda. Li distingue la resistenza ad accettare supinamente le motivazioni decantate dalla società.
Il lavoro non è gratificante e li annichilisce, li svuota da qualsiasi ispirazione. Il denaro non ne fa la felicità, è cosa risaputa. Gli amanti, spesso superficiali, li colpiscono nel profondo, perché nel momento in cui si ritirano nel cantuccio sono traditi e presi in giro con leggerezza.
I perplessi, che le mode imperanti dei nuovi yuppies definirebbero perdenti, sanno però alzare la voce e tutti hanno in qualche modo una reazione violenta, anche quelli che scelgono di stare a guardare.
La fantasia dell’autore carpisce bene le sfumature dei loro animi e li rende eroi o demoni del proprio destino. Come esperienza estrema la morte è dietro ciascuno, anche come spunto per ritrovare la gioia di vivere nelle cose più semplici, come il profumo del cornetto appena sfornato o l’odore della benzina.
Il genere dei piccoli racconti è azzeccatissimo, perché la brevità è emblematica della stasi in cui si immergono i protagonisti. Ogni storia è una istantanea: alcuni sono osservati e raccontati dall’esterno, altri sono percorsi nel loro intimo in prima persona.
Lo stile, stringato e lapidario, scarnifica il vano e tratteggia i personaggi in modo incisivo ed essenziale.
Ognuno di loro in fondo potrebbe rivelare un lato di ciascuno di noi che nuotiamo nella stessa corrente. Un giorno potremmo salire sulla riva, fermarci ad osservare i flutti e scegliere una alternativa.
Ma le loro vicende dovrebbero essere un monito più che un suggerimento.
Il link diretto alla recensione:
http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=51f4182d4c8a7194
Domenica, 30 ottobre 2011
| Se la velocità di lettura di un libro fosse (è) indice di gradimento, allora decisamente “Generazione di perplessi” di Roberto Saporito sarebbe un bel libro, almeno per me che l’ho iniziato venerdì in tarda serata ed ho terminato di leggerlo domenica di prima mattina.
Ricominciamo da capo. “Generazione di perplessi” non è un romanzo, ma una raccolta (breve) di racconti (brevi). Essere una raccolta di racconti non facilita la velocità di lettura, il rischio è la discontinuità che spezza il ritmo; se uno dei racconti non piace quello dopo lo approcci con meno entusiasmo, con meno voglia di tornare a casa per riprendere il libro in mano e ricominciare a leggerlo. In assoluto questo succede con i racconti, perchè manca quella continuità di storia, di personaggi, il plot dei romanzi, quello che quando sei arrivato all’ultima pagina ti fa dire: “porca zozza, ed adesso? Potevi raccontarmi un altro po’, no?!”. “Generazione di perplessi” non ha nessuna caduta, nessuna discontinuità. Quindi, note positive; “Generazione di perplessi” è scritto bene, BENE, dal primo all’ultimo racconto. Alternanza di storie su un tema, un argomento unico, la morte. Avvenuta, in itinere, attesa, inattesa, cruenta, dolorosa, liberatoria. Roberto Saporito sa scrivere, cazzo, se sa scrivere. A volte sa scrivere anche di nulla, sul nulla, però di leggerlo non si smette, perchè comunque ti viene voglia di vedere se nella parola, paragrafo, pagina dopo, c’è quel quid che possa dare un senso a quel nulla che a volte c’è (non c’è) nei suoi racconti. Note negative? Con e da (un “da” virtuale) Marilù Oliva si discuteva su quali dovessero e potessero essere i canoni principe per la valutazione di un libro. Opinioni varie, la ricerca vana di una oggettività impossibile da identificare, qualificare e quantificare. La mia posizione era ed è che senza un approfondimento psicologico ed emotivo dei personaggi, un libro per quanto tecnicamente ben scritto, non possa mai diventare un libro eccezionale, un capolavoro. Questa la nota negativa del libro di Roberto Saporito. COSA provano, i suoi personaggi, mentre vivono nelle sue storie? Non si sa, non lo dice, non lo scrive e non lo descrive. I suoi personaggi FANNO, vivono, aspettano, muoiono o sopravvivono, uccidono, camminano e scrivono, fumano, FANNO, ma non provano, non sentono, o quantomeno Roberto Saporito non ci descrive COSA e COME lo provano. Forse era proprio nelle intenzioni di Roberto Saporito, lo denuncia il titolo stesso. I suoi protagonisti sono perplessi, ed un perplesso vive di enigmi e di confusione interiore, fa senza capire neanche lui fino in fondo, perchè faccia. Forse Roberto Saporito voleva rendere perplessi anche i lettori dei suoi racconti, obbligandoli a ritrovarsi nelle pagine, come fossero specchi e non fogli di carta. Se è così, e se un libro si scrive anche per realizzare un progetto, allora Saporito ci è riuscito perfettamente. Rimane un libro scritto benissimo, racconti tutti all’altezza dell’eccellenza narrativa, che però mi lascia con un pizzico di irrisolto. Una pagina in più, in qualche caso mezza pagina in più a racconto, per descrivere anche la vita interiore dei protagonisti, ed allora avrei detto che di note negative da scrivere su “Generazione di perplessi” non ce n’erano, non ce ne sono. Rimane il fatto che l’ho letto tutto in poche ore, qualcosa vorrà pur dire. Mò (mò, alla romana vuol dire “adesso”) ce penso, e poi vi dico, forse. Sono perplesso.
Recensione a cura di Marco Proietti Mancini Inizio modulo Fine modulo |

Cultura 06 ottobre 2011
Generazione di perplessi
di Simonetta Caminiti
Vite che si consumano nel tempo di una sigaretta. Storie di solitudini e piaghe compresse in poche pagine di prosa succinta, presentate, una ad una, dal frammento-citazione di un grande scrittore.
È questa la raccolta di Roberto Saporito, Generazione di perplessi (Edizioni della Sera, 2011). Pillole amare di un’umanità dai colori raffinati, che però, a immaginarla su uno schermo, forse sarebbe perfetta in una trama bianca e nera.
Philip Roth è il caposaldo ricorrente (quello esplicito: quello, probabilmente, più amato) tra le pagine di questi “perplessi”: ci si domanda perché tra le citazioni manchi McEwan. Soprattutto, il primo McEwan. Quello la cui “generazione di perversi” si tingeva di sfondi cruenti e di passioni inconfessabili, raccontate senza un filo d’imbarazzo.
I “perplessi” di Roberto Saporito sono creature devote alla morte: uccidono per non essere uccise da se stesse, accarezzano le loro pistole e le loro siringhe come fossero delicati strumenti musicali. La musica che conduce alla catarsi. Sono variegate, eppure sempre simili, storie che dall’esterno paiono quasi invidiabili: avvolte di apparenti sfarzi, battute da passioni frustrate, aspirazioni soffocate che – è il caso della grossa editoria, contro la quale si accanisce più volte l’indice di un protagonista – forse assurgono in qualche modo a denunce. Chissà, a fantasie autobiografiche di vendetta.
La rabbia come affetto dominante che impregna tredici brani certamente ispirati e originali, nei quali spira l’ansia di scivolare via dal dolore, e si cercano le pseudo-soluzioni a dir poco estrose. È il caso di Scomparsa, il racconto forse più significativo, nel quale un segreto agghiacciante è pervaso, nel finale, da un sapore ai limiti del magico. E non certo nel segno della speranza o di un paranormale contiguo al mistico, quanto, evidentemente, nella forza e nell’estensione infinite della nostra mente. Una realtà in cui perfino il suicidio può trasformarsi in una inspiegabile, oscura e perfetta opera d’arte. Chissà: un messaggio d’addio al mondo che resta fuori dalle mura nelle quali si sceglie di essere cancellati. O ricordati per sempre.
Una raccolta, quella di Saporito, nella quale si parla di gestazioni artistiche spesso compromesse dalle leggi del mercato, e, in generale, di una fuga verso il nulla, che è comunque assai più ricco della società che ci circonda: una ricerca strenua, paradossale, della libertà.
Il link diretto alla recensione:
http://www.notapolitica.it/2011/10/6/caminiti_cultura06-10.aspx
“Generazione di perplessi” [Edizioni della Sera], l’ultimo libro di Roberto Saporito, in vetrina alla Libreria Feltrinelli di Alessandria…

“Gazzetta d’Alba” n. 33 – anno 129 – Martedì 6 settembre 2011
E’ uscita per Edizioni della Sera la nuova raccolta dello scrittore albese Roberto Saporito
I racconti di “Generazioni di perplessi”
Da qualche settimana è in circolazione un nuovo libro di Roberto Saporito. Non sembra quasi una notizia, dal momento che si tratta del quarto titolo a suo nome in tre anni: una consacrazione, evidentemente, il premio a una disciplina ostinata, da artigiano incrollabile, che chiunque lo frequenti almeno un po’ non farà fatica a riconoscergli. All’interno della vita quotidiana, Roberto Saporito conduce infatti da venti e più anni una sua personale vita “cartacea”, modellata sulla devozione alla letteratura, cui si rapporta da forte lettore e ormai consumato scrittore; senza scordare il conoscitore accanito, ai limiti dello spionistico, dei labirinti editoriali, umani e societari, dai grandi curatori di collana fino ai marchi minori e disperi del panorama librario. Questo suo nuovo libro è però un fuori programma, visto che non nasce da un moto dell’autore, bensì dalla richiesta, inattesa, di “Edizioni della Sera”, giovane casa romana interessata a includere lo scrittore albese nel proprio catalogo. Saporito ha pensato così di raccogliere i suoi racconti migliori degli ultimi tempi, pubblicati per lo più su riviste “on line” e raggruppati sotto il titolo fin troppo scoperto (e letterario) “Generazione di perplessi”.
Dichiarata questa premessa, si potrebbe pensare che “Generazione di perplessi” sia un episodio di raccordo, un riempitivo; invece è un libro organico e sensato, che rafforza e valorizza i singoli elementi che lo compongono. Sono 19 veloci racconti che ci fanno guardare e ascoltare persone tipicamente “saporitiane”, alle prese con conflitti più o meno dolorosi che non sanno risolvere, fino a scaricare questa irresolutezza in una decisione o un gesto estremo, che non aiuta per nulla, se non a creare una macchia colorata (e però inutile, assurda) in uno scenario incolore. Nella loro sospensione, o nella loro follia, queste persone ispirano un sentimento di disperata pietà: li accomuna la debolezza di fronte al vuoto di senso che percepiscono intorno e cui non sanno opporre nessuna costruzione morale (né tanto meno una fede religiosa). Al massimo riescono a portare avanti dei rituali: camminare, scrivere, far viaggi, circondarsi di oggetti cui legano un brandello di significato, ma in una dinamica malata e rovesciata, in cui è il possessore a essere posseduto. “Generazione di perplessi” è un teatro di solitudini che girano a vuoto, che si dissipano: di incomprensioni o dolori anestetizzati con un gesto di rifiuto irrazionale, spesso con la violenza. Due racconti ci sembrano più essenziali degli altri. Nel primo, che dà il titolo alla raccolta, due amici, un ragazzo e una ragazza già oltre i trent’anni, si ritrovano in un momento di strana crisi. Entrambi hanno deciso improvvisamente di dare un taglio alla loro vita; lui in particolare si è precluso una promettente carriera di artista di cassetta. Non sanno darsi spiegazioni, non sono per nulla certi di aver imboccato una svolta: si sono fermati, questo sì, per una forma di distonia con il mondo. Sono liberi, per certi versi, ma non riescono a dare un contorno alla loro libertà, e l’unico patrimonio di cui dispongono è una serie di sensazioni elementari registrate, come bambini, durante una corsa in motocicletta, verso il mare. E’ un racconto in cui non succede nulla di eclatante, dal punto di vista dell’azione; conta lo sguardo dei personaggi, il loro stato di delicata incertezza, di irresponsabile, amorale diversità, di perplessità, appunto.
Il secondo racconto, che chiude il libro ed è un inedito assoluto, si intitola “Il bastone”. Nell’oggetto in questione si concentra beffardamente il destino dell’io narrante, zoppo a causa di un incidente d’auto causato dall’avventatezza e dalla stupidità di un amico. Il fatto è che quel bastone, pregevole e raffinato, appartiene alla famiglia del protagonista da tre generazioni: e in tutte e tre, lungi dall’essere (soltanto) un accessorio di eleganza, è servito a qualcuno per accompagnare una zoppia. Una sorta di infelice, involontaria tradizione, ci rende per cenni la decadenza di una ricca famiglia borghese e dei valori di ordine, benessere e rispettabilità che un tempo, per lo meno in apparenza, portava con sé. C’è, ne “Il bastone”, un’atmosfera alla Poe: l’ultimo discendente registra la decadenza (anzi, la impugna), ma non sa analizzarla, smontarla, capirla. La morte arriverà – non sapremo come, questo particolare è lasciato all’immaginazione del lettore – ma al di là del suo effetto dirompente, non darà spiegazioni neppure lei.
Edoardo Borra



Il Litblog “La Poesia e Lo Spirito” ha pubblicato oggi un racconto dello scrittore Roberto Saporito dal titolo “Twin Towers: Barbe” (già pubblicato nel 2002 nell’antologia “Oltre il Reale – 24 racconti di fantascienza dopo le Twin Towers“, Edizioni Malatempora, Roma).
E vincitore del Premio Letterario “TWIN TOWERS”.
Il link diretto al racconto:
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2011/09/11/twin-towers-barbe/

GENERAZIONE DI PERPLESSI
di Roberto Saporito
Genere: Narrativa
Trama:
I diciannove racconti di questo libro sono accomunati dalla rappresentazione di personaggi non totalmente preparati a vivere, ‘perplessi’ nei confronti delle certezze degli “altri”: se questi non si pongono neppure il problema di come stiano vivendo, i protagonisti fanno della loro debolezza la forza con cui condurre un’esistenza più lucida e vincente. Nella narrazione emerge il tema del lavoro vissuto come una sorta di nemico, quello che si compie ma che non si vorrebbe compiere. In questo dissidio troviamo la figura dell’artista, con le sue idiosincrasie verso la cieca logica di mercato. Ai torti subiti dalla società, la ‘generazione di perplessi’ risponde con una sproporzionata e clamorosa violenza oppure non reagisce affatto, lasciandosi trascinare dallo scorrere degli eventi. Attingendo da vari stili letterari, dal minimalismo al postmoderno, i racconti creano uno stile unico e originale, una voce assolutamente riconoscibile nel panorama letterario italiano.
Commento:
Diciannove racconti per diciannove protagonisti che rappresentano, ciascuno a proprio modo, il malessere della società moderna.
Quelle di Saporito sono storie essenziali, senza fronzoli eppure complete ed incisive, che esprimono in poche pagine tutto il disagio provato sulla propria pelle dai vari protagonisti.
Il senso di frustrazione è avvertito con chiarezza anche dal lettore, mentre i personaggi a volte lo tollerano, non vedendo via d’uscita (o non avendo la forza di sceglierla, quella via), altre volte reagiscono in modo esasperato, al limite della follia.
Gli eventi descritti sono di quelli che, fino a qualche anno fa, sconvolgevano l’opinione pubblica ma che purtroppo, da qualche tempo a questa parte, sono diventati quasi routine, tanto da non provocare più alcuna reazione: vite che si trascinano nell’anonimato per poi concludersi con improvvisi scoppi di violenza, uomini che tentano di cambiare i binari su cui scorrono i loro giorni con soluzioni estreme, mostrando squarci di un’esistenza insoddisfacente che sembra non avera alcuna possibilità di riscatto, alcuno sbocco.
Che si parli dello stress che contraddistingue giornate vissute sempre di corsa o dell’invadenza dei mass media, che si rifletta sull’attuale situazione italiana del lavoro o delle pensioni, quel che appare è l’affresco amaro di una società disillusa, talmente stremata da subire passivamente anche gli eventi più assurdi, salvo poi reagire, senza alcun preavviso, in modo eccessivo, nel vano tentativo di liberarsi di un’esistenza senza futuro.
Perfetta, in tale contesto, la citazione che l’autore fa di C. Palahniuk: Ma quand’è che il futuro è passato dall’essere una promessa a essere una minaccia?
(M.G.)
Il link diretto alla recensione:
http://www.librierecensioni.com/libri2/generazione-di-perplessi-roberto-saporito.html

| Giallomania Associazione Culturale – Fraz Molineri Nuovi – Sale (AL)
ROBERTO SAPORITO ”GENERAZIONE DI PERPLESSI “ |
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Lui passeggia per le strade della città con una nuova consapevolezza, una piacevole pesantezza nella tasca. Lui non lo sa ancora se userà la pistola e contro chi, ma il solo possederla e toccarla dà un nuovo senso alle giornate, un sommare ore alle ore senza il fastidio del loro lento scorrere. E quando il senso va smarrito e lo si ritrova con il semplice acquisto di una pistola, quel semplice gesto si trasforma in un piccolo miracolo Scopertosi schiavo delle sue capacità e competenze, un giovane broker decide di sottrarsi alla routine, ma torna, prevedibilmente, all’ovile. Vittima di blocco dello scrittore “criticamente indotto” un romanziere decide di risolvere il problema alla radice. Uno squattrinato tossicodipendente ha l’occasione di rimettersi in carreggiata. Un uomo dolorosamente lucido si trova posto di fronte alla sua “data di scadenza”. Le indagini di polizia fanno luce su un vecchio caso di scomparsa dai risvolti inaspettatamente simbolici. Uno scrittore esordiente decide di porre rimedio alla scarsa attenzione accordatagli dagli editori ai quali ha sottoposto la sua opera. Vittima del mercato editoriale, l’autore di alcuni pregevoli romanzi di formazione decide di prepararsi alla stesura di un noir “divenendo” serial killer. Un misterioso assassino, mosso da moventi impenetrabili, si aggira per l’Europa… Eventi Title: PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI ROBERTO SAPORITO “GENERAZIONE DI PERPLESSI ” 24.09.2011 LA FELTRINELLI – ALESSANDRIA
Description
ROBERTO SAPORITO CI PARLERA’ DEL SUO LIBRO Venue: LA FELTRINELLI Street: VIA MIGLIARA 6 City: ALESSANDRIA |
il link diretto alla recensione:
“Il rumore della terra che gira” (Perdisa Pop), il romanzo di Roberto Saporito, su laFeltrinelli.it con lo sconto del 30% (fino al 31 agosto)…
Ora o mai più.
Il quotidiano “La Stampa” recensisce “Generazione di perplessi”, il libro di Roberto Saporito (a cura di Gianni Martini)
FARE IRONIA ANCHE SULLA MORTE CON STORIE COLTE E MAI BANALI
Immaginate di fare festa e che proprio quel giorno vostra sorella sparisca. Immaginate di cercarla ovunque e scoprire, anni dopo, che si era murata viva in cantina. Per scelta. Oppure di essere uno scrittore “costretto” a scrivere un “noir”. Che si cala nella parte e immagina di uccidere.
Saporito affronta il tema della morte così: di petto, con ironia e senza mai scivolare nel banale o scontato.
(a cura di Gianni Martini, quotidiano “La Stampa”)
Domenica 28 agosto 2011
“Il rumore della terra che gira” (Perdisa Pop), il romanzo di Roberto Saporito, nelle migliori librerie oppure su Amazon.it con lo sconto del 40% (fino al 31 agosto)…Ora o mai più.

Il paradiso degli orchi
rivista di letteratura contemporanea
[Roma]
Roberto Saporito
Generazione di perplessi
Edizioni della Sera, Pag. 118 Euro 11.00
Curiosa questa letteratura indigena. Essa stessa non sa cosa vuole. Metti questi dementi di TQ (che sta per trenta/quaranta e qualcuno ancora più demente, sul ‘Corsera’ ha parlato di Tarantino Quentin perché in fondo i nostri genii letterari nostrani si rifanno a lui!): perché cincischiano di rinnovamento letterario quando sono loro stessi ad aver affossato qualsivoglia tentativo di rendere la narrativa diversa dal guado fangoso di una memorialistica infantile infarcita di pulpismi e castronerie merceologiche?
Cazzo vogliono?
Metti quel tale Lagioia, eletto a furor di popolo dal ‘Il sole 24 ore’ come il più promettente under 40 della nostra letteratura per il romanzo Einaudi Riportando tutto a casa (guarda caso poi ‘assunto’ dal quotidiano della Confindustria come critico letterario) – romanzo peraltro prescindibilissimo e sulla cui utilità ed interesse ne discettano solo i pochi monaci rimasti del monte Athos -, che ora s’erge ad esegeta del nulla e bofonchia di crisi della vocazione e dell’arte del narrare?
E lo fa lui che ha scritto un romanzo su i suoi trascorsi liceali in quel di Bari come se le tue esperienze barbine potessero interessare qualcuno?
Ma dai, ma che vada a fare una passeggiata piuttosto che dire castronerie. Oppure cambiar mestiere, perché visto i santi patroni che ha alle spalle non gli sarà difficile entrare in qualsiasi altro contesto lavorativo.
Per non parlar dell’inutile critica nostrana che sui quotidiani, mensili di prestigio e sulla carta igienica eleva peana all’inventiva della nuova generazione e poi quando pubblica saggi su editori importanti si da la zappa sui piedi e confessa, senza rimorsi o incoerenze, che gli scrittori d’oggidì son tutti uguali e che non produrranno nulla di rimarchevole.
Ripeto: cazzo vogliono?
Mi sembrano tutti, ma proprio tutti, affetti dalla sindrome di Penelope. Di giorno fanno e di notte disfano.
P.S.
Caro Roberto, veniamo a noi. Converrai tu stesso che Generazione di perplessi lascia perplessi. Che non è assolutamente la tua cosa migliore. Ti vedo nella dimensione più lunga, quella del romanzo. Questi sono raccontini-ini, nel senso che offrono una visione del mondo allargata, ma profondamente risaputa.
Accetta un consiglio: non correr dietro alla moda corrente, quella per cui i dementi di cui sopra s’affannano a denigrare, ma poi ne fanno parte. Prova a rivedere il tuo mondo da un’ottica più privata e personale. E non costringere un Vichi, nella quarta di copertina, a parlare di Morte. Sarà pure una generazione di perplessi (ma tu quale racconti, visto che hai ormai cinquant’anni?), ma l’arte del sopravvivere mi piace di più di quella che s’industria per lasciarsi morire.
Con affetto.
Adesso te becchi un giudizio negativo.
Alfredo Ronci
Il link diretto alla recensione:
http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=recensione&Chiave=1075

Recensiamo oggi su ThrillerCafe un libro di Roberto Saporito: Generazione di perplessi, raccolta di racconti uscita di recente per Edizioni della Sera.
Titolo: Generazione di perplessiAutore: Roberto Saporito Editore: Edizioni della sera Anno: 2011
Trama in sintesi:«Il tema fondamentale di questi racconti è la Morte, uno dei due argomenti inevitabili della narrativa da Omero in poi, insieme all’Amore. Nello scorrere della storia del mondo sono cambiate le modalità di affrontarli, adeguandole alle nuove percezioni dell’esistenza. In questa raccolta dal linguaggio scarno, minimale, scheletrico, v…eloce come una freccia, la Morte è declinata nelle sue forme più attuali e affrontata nei suoi molteplici aspetti, alleggerita da un’ironia mai ingombrante, intrisa di amarezza e disincanto, vissuta a volte come liberatoria, senza tralasciare scorribande nel paradosso, che molto spesso è più umano della normalità.» – Marco Vichi
Credo di avere letto tutti i romanzi di Roberto Saporito e ogni volta, a fine lettura, mi sono reso conto di non aver perso il mio tempo. Forse li ho particolarmente apprezzati perché li ho affrontati in momenti per me significativi o magari perché gli autori ai quali si rifà — anche se con una voce del tutto personale — e le colonne sonore che immancabilmente utilizza rispecchiano molto i miei gusti di lettore e ascoltatore.
Anche questa amara ma al tempo stesso godibilissima raccolta di racconti, pubblicata nella collana Emozioni di carta della giovane e interessante casa editrice romana Edizioni della Sera, di emozioni ne regala dall’inizio alla fine, toccando i temi più svariati e le fobie più inquietanti.
In Lavoro libero, primo titolo del libro, il protagonista stacca la spina in modo drastico dal muro di una comoda routine che lo affligge anziché gratificarlo. Ma l’eccedenza di tempo libero che gli offre la nuova vita lo terrorizza, il cambiamento costantemente cercato, in realtà, non fa che uniformarlo agli altri.
Nel successivo Flusso, uno scrittore indifferente testimone dei fatti del G8 di Genova, si sofferma sul migrare delle idee e delle intuizioni, che da parola e concetto pensati passano alla forma scritta su carta, rivisitando le teorie di Mc Luhan attraverso una prosa allucinata alla Bret Easton Ellis.
Quasi tutti i capitoli hanno un finale sorprendente, molti, uno luttuoso.
In Scrivi un noir il tema trattato, disaminato a fondo da Derek Raymond e da tanti altri autori maledetti, è la presunta indispensabilità di un vissuto al limite della legalità, senza il quale non si potrebbe scrivere in un certo modo, ovvero, sull’importanza di una “vita noir“ propedeutica allo scrivere romanzi noir.
Ma Saporito nei suoi micro-thriller psichici, più che a Raymond strizza l’occhio a Manchette; i racconti che invece esulano da questa categoria hanno un tenore narrativo che ricorda quello di Jonathan Coe, cantore come pochi delle incomprensioni dei rapporti umani e famigliari.
Quasi tutti i piccoli episodi vedono protagonista un io narrante anche se ci sono riuscite incursioni nell’utilizzo della seconda persona.
L’autore di Alba, che ci aveva già abituati a una scrittura intensa ma scorrevole, ancora una volta non delude, intrattenendo e al contempo generando ombre, come quelle dei figuranti di questa raccolta, persone perplesse che non accettano di essere catalogate quali perdenti e che reagiscono con ogni mezzo.
Il link diretto alla recensione:
http://www.thrillercafe.it/generazione-di-perplessi-roberto-saporito/
Articolo di Michele Fiano
“Il rumore della terra che gira” (Perdisa Pop), il romanzo di Roberto Saporito su Amazon.it con lo sconto del 40%…Ora o mai più.
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Il Recensore
Redazione il 29 luglio 2011
Generazione di perplessi: intervista a Roberto Saporito
Dopo un romanzo del 2010 edito da Perdisa Pop, “Il rumore della terra che gira“, Roberto Saporito torna in libreria con un volume di racconti pubblicato dalla casa editrice Edizioni della Sera. “Generazione di perplessi” rappresenta, per l’autore albese, un ritorno ad un amore mai lasciato: l’esperienza narrativa del racconto. Dalla lettura di queste pagine emerge il resoconto di una società debole che davanti alle difficoltà della vita o reagisce in maniera folle o, nella maggior parte dei casi, rimane passiva.
Dal dialogo con lo scrittore piemontese, cogliamo lati interessati della sua narrativa e della struttura di questa sua ultima opera.
“Generazione di perplessi” sancisce un ritorno importante alla pubblicazione di racconti. Non di scrittura, perché in realtà?lei di racconti ha sempre vissuto, culturalmente parlando. Cosa ne pensa?
“In effetti è così, i miei primi due libri pubblicati sono di racconti, poi pian piano sono passato al romanzo (pubblicandone cinque) ma non ho mai smesso di scrivere racconti, che sono stati prima un’importante ed essenziale palestra e poi una maniera per raccontare in poche pagine una storia che preme per essere raccontata immediatamente, in tempi brevi, con una urgenza che il romanzo non può avere, avendo tempi e ritmi più dilatati.??”
Entriamo nel merito del mercato commerciale del racconto. Cosa penalizza, secondo lei, questo genere letterario?rispetto al romanzo: e’ il solito preconcetto valido anche per la poesia? Del tipo Si dice tutto e non si dice niente?
“Agli editori, specialmente in Italia, non sono mai piaciuti molto i libri di racconti, e quindi essendo loro i primi a non crederci, difficilmente possono arrivare al grande pubblico, pubblico che invece, secondo me, legge volentieri i racconti, specialmente quando il tempo dedicato alla lettura è sempre meno, si assottiglia sempre di più, ma come dicevo, in libreria arrivano pochi libri di racconti, e così si trasforma tutto in una sorta di circolo vizioso: pochi libri pochi lettori, pochi lettori pochi libri, o qualcosa del genere.??”
I perplessi di cui parla in questo suo ultimo libro, chi sono e sopratutto cosa vogliono?
“Sono personaggi che vivono un profondo disagio esistenziale, sono persone che si sentono intrappolate dentro un lavoro che non amano, che per scelta non farebbero mai, ma che comunque fanno per tutta la vita, persone invischiate dentro famiglie che non sopportano, persone scivolate dentro vite che non comprendono. I miei personaggi sono queste persone che decidono però che come stanno vivendo non gli va più bene e allora, in un modo o nell’altro, reagiscono.”
Il periodo in cui viviamo, bombardato da migliaia di fonti di informazioni, favorisce il contesto ?in cui i perplessi si trovano ad agire oppure crea loro un ostacolo?
“I miei “perplessi” trovano fonti di smarrimento in qualsiasi cosa, sono attratti da tutto, ma al contempo terrorizzati da quello stesso tutto, e così nelle fonti di informazioni prima ci sguazzano beati e poi ci annegano rassegnati.??”
La continuità che si riscontra nelle storie narrate, rendendo la raccolta di racconti quasi un romanzo breve,? è un esperimento narrativo voluto?
“In parte sì, anche se in realtà sono racconti scritti negli ultimi dieci anni, ma sono stati scelti per temi comuni, per personaggi ricorrenti, perché insieme funzionano appunto come un corpo unico, tutti aventi per protagonisti personaggi “perplessi” nei confronti della vita, personaggi, in un modo o nell’altro, esistenzialmente inadeguati.?”
Un pensiero sull’editoria emergente. Lei ha pubblicato prima con Stampa Alternativa poi con il gruppo Perdisa con cui uscirà nel 2012 con un altro romanzo.?Mentre ha affidato “Generazione di perplessi” a Edizioni della Sera. Ha sposato in pieno il progetto della casa editrice romana? Cosa pensa del loro lavoro?
“L’editore, Stefano Giovinazzo, che ha letto i miei libri precedenti, mi ha chiesto se avevo un progetto editoriale che potesse andare bene per Edizioni della Sera, e io ho subito pensato ad una raccolta di racconti: l’idea è piaciuta e il risultato è questo libro. La casa editrice è nata da poco ma si sta muovendo molto bene (con scelte anche molto coraggiose, e non parlo solo del mio libro di racconti, ma in particolare la pubblicazione di libri di poesia, un vero azzardo). Ci vuole coraggio per fare l’editore oggi, specialmente se lo si vuole fare come sta facendo Edizioni della Sera, e cioè in maniera seria, con una precisa idea di editoria in mente: indipendente, rigorosa e lontana dalle effimere mode del momento.”
Se dovesse definire con 3 aggettivi i perplessi oggi, cosa direbbe?
“Impauriti, disillusi e sempre più perplessi.??”
Concludiamo con la sua scrittura. Come nascono le sue storie ed in particolare quelle relative a “Generazione di perplessi”? ?C’è un momento della giornata in cui scrive o luoghi che le sono cari per l’ispirazione?
“Le mie storie nascono quasi sempre da una mia ossessione, e arrivano molto spesso da dove non te l’aspetti, da particolari insignificanti che osservi, che ascolti, che ti raccontano. Io di solito le trovo camminando per la città (mi considero una sorta di “flaneur metropolitano”), senza meta, osservando, appunto, le persone, i loro atteggiamenti, i loro discorsi (mi ritrovo spesso a “spiare” la gente nei caffè, sul treno, in aereo) ma anche gli oggetti, le “cose” che fanno parte della vita di tutti quanti. Di solito scrivo quando ho qualcosa da raccontare (che diventa quasi una necessità, un’urgenza), non ho orari fissi, mentre ho dei luoghi nei quali mi piace scrivere (in particolare il sud della Francia, dove, quando posso, mi “ritiro” a imbastire le trame delle mie storie).”
Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962. Ha studiato giornalismo. Ha pubblicato due raccolte di racconti: “Harley-Davidson Racconti” e “H-D/Harley-Davidson, deserti e moderni vampiri” (Stampa Alternativa Editore, 1996 e 1998, vendendone ventimila copie) e cinque romanzi: “Anche i lupi mannari fanno surf” (Robin Edizioni, 2002), “Eccessi di realtà/Sushi Bar” ( Gruppo Editoriale Marche, 2003), “Millenovecentosettantasette/Fantasmi armati” (Besa Editrice, 2006), “Carenze di futuro” (Zona Editrice, 2009) e nel 2010 “Il rumore della terra che gira” (Perdisa Pop, settembre 2010, nella collana di narrativa “Corsari” diretta da Luigi Bernardi) e “Anche i lupi mannari fanno surf (Remix)” (Senzapatria Editore, dicembre 2010, collana On the road). Suoi racconti sono stati pubblicati su antologie e Riviste letterarie. Cura un sito/blog personale.
Autore: Roberto Saporito
Titolo: Generazione di perplessi
Editore: Edizioni della Sera
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 11 euro
Pagine: 118
Il link diretto alla recensione:
http://www.ilrecensore.com/wp2/2011/07/generazione-di-perplessi-intervista-a-roberto-saporito/

la Repubblica
Di Stefano Donno
Ho avuto modo di apprezzare la scrittura di Roberto Saporito con due lavori che mi sono rimasti nel cuore: “Millenovecentosettantasette / Fantasmi armati” edito dalla Besa editrice (che consiglio caldamente) e lo splendido “Il rumore della terra che gira” edito da Perdisa Pop. In questo nuovo lavoro edito da Edizioni della Sera di Roma dal titolo “Generazione di perplessi”, si cambia tono e stile. La forza della parola che l’autore mette tra le pagine di questo libro è terribile perché terribile è l’orizzonte di senso che tende a costruire e proporre ai suoi lettori. Si tratta di diciannove racconti che tentano di animare la vita di personaggi inetti all’esistenza. Un’inettitudine che però anziché essere punto di debolezza diviene strumento di offesa verso l’arroganza e la stupidità dilagante e vessillo da portare con onore anche dinanzi alle cadute più tremende.
Quello che è comunque palese in tutto il plot, è una forte tendenza di Saporito a estremizzare casi e idiosincrasie per narrazioni attendibilissime: un esempio su tutti l’artista offeso dalla legge del mercato che vorrebbe dare un valore alle sue opere svilendole e umiliandole. I “perplessi” di Roberto Saporito rispondono per sproporzioni, perché quello sanno fare e altro non conoscono. Scrive Marco Vichi in una nota: «Il tema fondamentale di questi racconti è la Morte, uno dei due argomenti inevitabili della narrativa da Omero in poi, insieme all’Amore. Nello scorrere della storia del mondo sono cambiate le modalità di affrontarli, adeguandole alle nuove percezioni dell’esistenza. In questa raccolta dal linguaggio scarno, minimale, scheletrico, veloce come una freccia, la Morte è declinata nelle sue forme più attuali e affrontata nei suoi molteplici aspetti, alleggerita da un’ironia mai ingombrante, intrisa di amarezza e disincanto, vissuta a volte come liberatoria, senza tralasciare scorribande nel paradosso, che molto spesso è più umano della “normalità”».
Un libro che non lascia spazio a nulla, qualsiasi livello psicologico viene tratteggiato con furore, e non resta che gustarne un brano: “Mi ha detto di camminare. Almeno un’ora, un’ora e mezza, dopo pranzo. Mi ha detto ti fa bene, il tuo organismo ne ha bisogno. Lui, il mio medico, non cammina mai, peserà più di cento chili ormai, lui fuma almeno venti sigarette al giorno, e io devo camminare, io che peserò si e no cinquantacinque, sessanta, ma a esagerare, chili, e sono quasi un metro e ottanta e non ho mai fumato, né bevuto, e mangio poco, e quel poco sano. Però io cammino volentieri e seguo sempre il solito percorso, come un automa programmato, senza allontanarmi troppo da casa. Esco alle tre e alle quattro e mezzo, massimo le cinque, sono di ritorno a casa. Non è che abbia degli impegni, ormai sono in pensione, in pratica non ho niente da fare, ma è un’abitudine e le abitudini col tempo diventano rigidi copioni sempre uguali, cose che bisogna fare per il nostro bisogno di consolazione, anche.
Sono sì in pensione, ho appena compiuto settant’anni, ma la mia pensione è miserrima, intendiamoci, colpa mia, versati pochi contributi, e adesso quello che arriva arriva, ma non è con quello che campo, diciamo che negli anni ho accumulato denaro vendendo le mie opere: ah già dimenticavo di dirlo, sono un artista, e anche ben quotato, e in teoria gli artisti non è che vadano in pensione, uno è artista per sempre, o qualcosa del genere.
Generazione di perplessi – di Roberto Saporito, Edizioni della Sera, collana Emozioni di carta, p. 118, €11
Il link diretto alla recensione (La Repubblica):

Ghigliottina.it
“Generazione di perplessi” a Roma
di Redazione il 27 giugno 2011 in Cultura
Roberto Saporito ha presentato a Roma il libro di Edizioni della Sera.
Giovedì 23 giugno 2011 lo scrittore Roberto Saporito ha presentato il suo ultimo lavoro letterario a Roma. L’autore albese ha infatti parlato di “Generazione di perplessi” (Edizioni della Sera, 2011) presso lo Zenzero art bistrot di via Santamaura 60. Una serata interessante per conoscere il pensiero alla base della scrittura di un libro del genere: a parlarne, oltre a Saporito, sono intervenuti Matteo Chiavarone, ideatore di Flanerì e Antonietta Capoccacia, attrice teatrale.
“Un libro di racconti che si legge come un romanzo“. Questa frase, contenuta in una recensione recente, inquadra molto bene il volume in questione. Un testo, quello di Saporito, che arriva dopo un percorso di maturazione letteraria che negli ultimi anni l’ha visto protagonista di romanzi quali “Carenze di futuro” (Zona editrice, 2009) e “Il rumore della terra che gira” (Perdisa Pop, 2010). Pagine che descrivono deliri esistenziali che vengono affrontati in maniera drastica o semplicemente non affrontati. La reazione, in qualunque modo la si vede, risulta devastante.
“Generazione di perplessi” inquadra la categoria di persone dai 35 ai 45, i “perplessi” nei confronti delle situazioni in cui la vita coinvolge. Ed in alcuni casi coinvolge. Con una scrittura netta, decisa, in certi tratti ironica e forte al tempo stesso, Saporito riesce a delineare 19 profili appartenenti a categorie sociali differenti, apparentemente distanti l’uno dall’altro, ma dotati di una grande omogeneità narrativa. Un risultato, questo, che permette alla raccolta di racconti di essere letta con qualsiasi autonomia ma nel contempo di essere percepita come non frammentata ma dotata di una buona continuità.
«Il tema fondamentale di questi racconti è la Morte (…) declinata nelle sue forme più attuali e affrontata nei suoi molteplici aspetti, alleggerita da un’ironia mai ingombrante, intrisa di amarezza e disincanto, vissuta a volte come liberatoria, senza tralasciare scorribande nel paradosso, che molto spesso è più umano della normalità.» – Marco Vichi.
Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962. Ha studiato giornalismo. Ha pubblicato due raccolte di racconti: “Harley-Davidson Racconti” e “H-D/Harley-Davidson, deserti e moderni vampiri” (Stampa Alternativa Editore, 1996 e 1998, vendendone ventimila copie) e cinque romanzi: “Anche i lupi mannari fanno surf” (Robin Edizioni, 2002), “Eccessi di realtà/Sushi Bar” (Gruppo Editoriale Marche, 2003), “Millenovecentosettantasette/Fantasmi armati” (Besa Editrice, 2006), “Carenze di futuro” (Zona Editrice, 2009) e nel 2010 “Il rumore della terra che gira” (Perdisa Pop, settembre 2010, nella collana di narrativa “Corsari” diretta da Luigi Bernardi) e “Anche i lupi mannari fanno surf (Remix)” (Senzapatria Editore, dicembre 2010, collana On the road). Suoi racconti sono stati pubblicati su antologie e Riviste letterarie. Cura un sito/blog personale.
Autore: Roberto Saporito
Titolo: Generazione di perplessi
Editore: Edizioni della Sera
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 11 euro
Pagine: 118
Il link diretto alla recensione:
http://www.ghigliottina.it/new/generazione-di-perplessi-a-roma/

Recensione di Generazione di perplessi di Roberto Saporito
Dopo una felice e fortunata parentesi come autore di romanzi, Roberto Saporito torna all’antico amore, al racconto e lo fa con una raccolta di 19 brevi composizioni in cui il sapore intimista ed esistenzialista che caratterizza la sua intera produzione si unisce al suo minimalismo di stampo chiaramente nordamericano per dare vita ad un affresco corale in cui tante voci si modulano armoniosamente per tratteggiare un’ intera generazione, la generazione di perplessi appunto che con ironica leggerezza emerge da queste pagine impreziosite da citazioni, rimandi, echi letterari colti e sofisticati. Saporito non è uno scrittore improvvisato, si sente che si è nutrito e imbevuto delle opere dei maestri del genere e con sicurezza ha acquistato uno stile personale e immaginifico che ben poco a che fare con l’imitazione. Saporito filtra con la sua sensibilità un po’ bohemienne l’opera di grandi, come non citare De Lillo o David Foster Fallace, per creare racconti molto simili ad opere sinfoniche, non a caso la musica è una delle sue grandi passioni e appunto da questa arte ha tratto i virtuosismi e i crescendo inaspettati, seguiti da pianissimo di rara efficacia. I personaggi che affollano le sue pagine possono apparire improbabili solo ad un’ occhiata superficiale, sì ci sono serial killer, scrittori vendicativi o in crisi di ispirazione, uomini ad un bivio non sempre forti abbastanza per andare fino in fondo nei percorsi intrapresi, ma la verità è che rispecchiano una condizione drammaticamente reale in cui è immerso l’uomo contemporaneo, impossibilitato a decidere autonomamente sempre condizionato, dalla società, dalle proprie paure, dalla propria perplessità davanti ad un mondo che non lascia scelta. Saporito è implacabile nel delineare tutto ciò, la sua anima noir tradisce un pessimismo venato di anarchia che addenta l’aura grottesca che circonda la realtà e si estranea fino mettere a nudo i nervi scoperti dell’anima.
Torino, 9 giugno 2011
Il link diretto alla recensione:

Roberto Saporito: Generazione di perplessi
May 31, 2011 by Fabrizio Fulio-Bragoni
Lui passeggia per le strade della città con una nuova consapevolezza, una piacevole pesantezza nella tasca. Lui non lo sa ancora se userà la pistola e contro chi, ma il solo possederla e toccarla dà un nuovo senso alle giornate, un sommare ore alle ore senza il fastidio del loro lento scorrere. E quando il senso va smarrito e lo si ritrova con il semplice acquisto di una pistola, quel semplice gesto si trasforma in un piccolo miracolo.(1)
Scopertosi schiavo delle sue capacità e competenze, un giovane broker decide di sottrarsi alla routine, ma torna, prevedibilmente, all’ovile. Vittima di blocco dello scrittore “criticamente indotto” un romanziere decide di risolvere il problema alla radice. Uno squattrinato tossicodipendente ha l’occasione di rimettersi in carreggiata. Un uomo dolorosamente lucido si trova posto di fronte alla sua “data di scadenza”. Le indagini di polizia fanno luce su un vecchio caso di scomparsa dai risvolti inaspettatamente simbolici. Uno scrittore esordiente decide di porre rimedio alla scarsa attenzione accordatagli dagli editori ai quali ha sottoposto la sua opera. Vittima del mercato editoriale, l’autore di alcuni pregevoli romanzi di formazione decide di prepararsi alla stesura di un noir “divenendo” serial killer. Un misterioso assassino, mosso da moventi impenetrabili, si aggira per l’Europa…
Sono queste, tra le altre, le situazioni tratteggiate da Roberto Saporito in Generazione di Perplessi, raccolta di racconti in uscita in questi giorni per Edizioni della Sera. E se il titolo sembra alludere a una di quelle generalizzazioni dal gusto sociologico tanto care ai media, il contenuto dell’antologia è piuttosto l’opposto: una collezione -nel senso benjaminiano del termine- di esistenze, osservate sul punto di una svolta; un campionario di confronti, incontri e scontri con il reale. Un carosello di personaggi credibili, comuni, persino giustificabili nella loro incapacità di instaurare un rapporto “normale” e “pacifico” con l’esistente. Nella maggior parte dei casi, il conflitto che oppone i soggetti alla realtà oggettiva, non è dovuto a turbe o traumi strettamente personali: no, il gesto violento e liberatorio dei protagonisti è generalmente dettato dal confronto con un mondo esterno “mal costruito” e tutt’altro che “civile” e “pacifico”. Tanto che ai personaggi, solo leggermente più vessati di tutti noi, e portati appena oltre il limite, non resta che scegliere la contrapposizione violenta o “rifugiarsi” nell’autolesionismo. E così saltano fuori pistole, bastoni, seghe e persino cazzuola, calce e mattoni: tutte armi necessarie a sottrarsi a una situazione di scacco esistenziale; a tentare (invano) la soluzione di una serie di contraddizioni irrisolvibili.
Secondo la lezione della grande tradizione del noir francese -genere con il quale Saporito si è confrontato, e con ottimi risultati, nel riuscito Carenze di Futuro(2)-, l’autore rilegge il lascito esistenzialista in chiave palesemente negativa: i protagonisti dei racconti sono, sì, personaggi colti al momento di una scelta, ma una scelta fittizia, del tutto priva di alternative; in accordo con la visione romantico-schellinghiana del “tragico”, nei racconti di Generazione di perplessi, il conflitto tra uomo e mondo, tra soggetto e destino, si risolve necessariamente con la sconfitta del singolo, che può a tutt’al più “abbracciare liberamente” la “necessità naturale”.
Ma è il quadro generale ad essere cambiato: in un mondo sempre più pronto a rinunciare all’illusione dell’esistenza di un pur minimo piano teleologico, e preso atto della più totale insignificanza del destino, la “libera adesione” ha perso ogni valore positivo e consolatorio. E poi abbiamo imparato -o avremmo dovuto imparare- a riconoscere, dietro la cosiddetta “necessità esteriore”, la “cultura” -intesa come insieme delle costruzioni dell’umano, sociali o politiche- e non la natura “data” e “immutabile”. Così, nei racconti di Generazione di Perplessi, le “vere” potenze esterne incombenti, estranee, minacciose, sono legate al “mondo dell’uomo” e alla società contemporanea – quest’ultima osservata attraverso il filtro del miglior post-modernismo internazionale. Tracce dell’Houellbecq di Estensione del dominio della lotta, del De Lillo di Rumore Bianco(3) -lettore (o “ri-lettore”) del Benjamin dei Passages- di David Foster Wallace, del Brett Easton Ellis degli stravizi e dell’Echenoz di Je m’en vais e Un An, emergono dalla pagina, ma è una questione di tematiche e punti di vista: non c’è “maniera” né tentativo d’imitazione, nello stile di Saporito, e la sua voce, nel tracciare questo quadro sconsolante, questo insieme di situazioni di fronte alle quali non si può che rimanere (eufemisticamente) “perplessi”, è chiarissima, originale, ricca di piccoli (ma preziosi) accorgimenti linguistico-narrativi(4), forte, affilata, più netta che mai.
(1)Roberto Saporito, Lui voleva, in Generazione di perplessi, Edizioni della Sera, Roma 2011, p. 77.
(2)Roberto Saporito, Carenze di Futuro, Zona editore, Arezzo 2009.
(3) Si veda per esempio il racconto Ma vai a lavorare, nel quale l’autore, tratteggiando una società nella quale non si produce più, ma si continua e si deve continuare a consumare, parla di un “Lingotto” che non è più fabbrica, “ma mecca del consumismo, luogo di consumo sfrenato”.
(4) Si noti, per esempio, il simbolico potenziamento della volontà soggettiva ottenuto attraverso la ripetizione del “Lui” in contrapposizione a “Loro” nel racconto Lui voleva…
Il link diretto alla recensione:
“Generazione di Perplessi”, il mio ultimo libro, su Radio Energy nella sesta puntata di Segnalibri.
Il link diretto per ascoltare la puntata di Segnalibri:

Roberto Saporito racconta una Generazione di Perplessi
Ci sono quelli che vivono e basta. Senza problemi, senza porsi domande. E poi ci sono i dubbiosi, i giovani che considerano il lavoro come un nemico, gli artisti che lottano strenuamente contro le logiche di mercato, i tanti delusi dalla vita che reagiscono con la violenza più estrema o con l’inattività. Sono loro i protagonisti di Generazione di perplessi (Edizioni della Sera), l’ultimo libro dello scrittore albese Roberto Saporito.
Il libro, un’originale sintesi tra diversi stili letterari (dal minimalismo al postmoderno) è pervaso da un’ironia leggera e amara, che aleggia sulle storie facendone emergere tutta la lucida drammaticità. A volte la narrazione sconfina nel paradosso, una situazione che finisce per essere più normale della presunta normalità.
“Il tema fondamentale di questi racconti è la Morte, uno dei due argomenti inevitabili della narrativa da Omero in poi, insieme all’Amore. Nello scorrere della storia del mondo sono cambiate le modalità di affrontarli, adeguandole alle nuove percezioni dell’esistenza. In questa raccolta dal linguaggio scarno, minimale, scheletrico, veloce come una freccia, la Morte è declinata nelle sue forme più attuali e affrontata nei suoi molteplici aspetti”. Così descrive il libro lo scrittore Marco Vichi, una voce di rilevo nel panorama della critica italiana.
28 maggio 2011
di Lorenzo Montanaro

Generazione di perplessi – Roberto Saporito
19 racconti, 19 momenti, 19 follie
di Andrea Tonetti
Pubblicato venerdì, 27 maggio 2011
Mai come in questo anni il sonno della ragione, causato dal consumismo massificante, genera mostri. Proprio questi mostri ispirano piccoli racconti di vita quotidiana dove i protagonisti nascondono, sotto un aspetto di normalità, tutta la loro cattiveria, insoddisfazione e voglia di vendetta.
Troviamo quindi il tossico miliardario, vari scrittori rifiutati o vessati dai loro editori, killer professionisti o improvvisati. Tutti portano dentro la loro perplessità nei confronti del mondo e delle persone che li circondano che li spinge ad azioni assurde e scellerate.
Generazione di perplessi di Roberto Saporito è un libro di 19 racconti brevi ma molto intensi; ognuno di questi è aperto da una citazione famosa che introduce perfettamente la narrazione e le pur poche pagine di ogni storia colpiscono spesso allo stomaco.
Ogni racconto parla della società di oggi, frenetica, spietata, e dell’insoddisfazione delle persone così come del malessere generato dall’indifferenza altrui.
Decidere di scrivere un libro come questo è una scelta coraggiosa, una scommessa che Roberto Saporito vince pienamente.
Molte di queste storie vi rimarranno addosso e tornerete a scorrerne le pagine anche in futuro per la loro originalità e forza.
Da segnalare la presenza di un Maggiolino Volkswagen che appare in vari racconti quasi a sottolineare la malinconia per un tempo che non c’è più.
Un libro da leggere e rileggere che vi divertirà, vi farà pensare e che apprezzerete se siete amanti del genere.
Leggi anche l’intervista all’autore in MORSI DAL TALENTO
Intervista a Roberto Saporito
L’autore di Generazione di perplessi parla su MRS della sua brillante raccolta di racconti e dei suoi precedenti libri
di Andrea Tonetti
Generazione di Perplessi è una raccolta di 19 racconti. Questa selezione è frutto di un lavoro più ampio o dovevano essere 19 fin dall’inizio?
In verità sono racconti scritti negli ultimi dieci anni e sono stati scelti per temi comuni, per personaggi ricorrenti, perché insieme funzionano quasi come un corpo unico (il poeta Gianni Montieri in una recensione al mio libro ha detto che si leggono come se fossero i capitoli di un unico romanzo). Il racconto più “vecchio” è del 1999 e il più recente di meno di due mesi fa, ma tutti aventi per protagonisti personaggi “perplessi” nei confronti della vita, personaggi, in un modo o nell’altro, esistenzialmente inadeguati.
Da dove hai tratto ispirazione per i tuoi racconti e, soprattutto, per i personaggi che li popolano?
L’ispirazione arriva molto spesso da dove non te l’aspetti, da particolari insignificanti che osservi, che ascolti, che ti raccontano. Io di solito la trovo camminando per la città (mi considero una sorta di “flaneur metropolitano”), senza meta, osservando, appunto, le persone, i loro atteggiamenti, i loro discorsi (mi ritrovo spesso a “spiare” la gente nei caffé, sul treno, in aereo) ma anche gli oggetti, le “cose” che fanno parte della vita di tutti quanti.
In più di un racconto appare uno scrittore rifiutato da un editore o maltrattato da un critico che compie la sua vendetta in modo più o meno violento. Hai voluto vendicare un po’ tutti gli scrittori o hai portato un po’ della tua personale esperienza?
Io, specialmente all’inizio, ho collezionato molti rifiuti editoriali, ma quello che racconto è sempre finzione narrativa, è tutto inventato, frutto delle cose che so più che dei fatti che mi capitano veramente. Nelle mie storie l’autobiografismo (quando e se c’è) è sempre incidentale, mai premeditato: racconto le storie che alle mie orecchie suonano bene, non fatti veri. Racconto finzione, non realtà.
Come mai appare in vari momenti un maggiolino bianco?
Un’altra delle “benzine” che alimentano le mie narrazioni sono le mie ossessioni: è stato così col mio primo libro di racconti dove l’ossessione era l’Harley-Davidson, ed è continuata con il surf del mio primo romanzo “Anche i lupi mannari fanno surf”, il terrorismo italiano degli anni settanta del romanzo “Millenovecentosettantasette / Fantasmi Armati” fino a questo mio ultimo libro di racconti “Generazione di perplessi” dove, una delle ossessioni, è proprio il Maggiolino VW, che ricorre in molte delle storie narrate: che poi fa anche parte di quegli elementi ricorrenti dei miei libri, sorta di “feticci”, come certe marche di moda (tipo Prada o Armani) o certe città (Parigi, New York, la Costa Azzurra e la Provenza, le “mie” Langhe piemontesi), o la musica o l’arte contemporanea.
Pensi che esistano situazioni anche paradossali come quelle che hai narrato nei tuoi racconti?
Penso che ne esistano di molto più paradossali, solo che di solito noi vediamo unicamente il risultato finale degli accadimenti, raramente conosciamo i veri particolari che trasformano, appunto. una tragedia in una situazione paradossale, al limite dell’incredibile. Che è poi la differenza tra la realtà e la cronaca.
C’è qualche scrittore particolare a cui ti ispiri? Personalmente ho letto alcuni passaggi che mi hanno ricordato vari tra i miei scrittori preferiti ma non dirò nulla lasciando a te la parola.
Più che ispirarmi a particolari scrittori ho degli autori che ho letto e leggo più volentieri e che probabilmente in qualche modo mi hanno anche influenzato, anche se essendo loro così diversi è possibile che il mio modo di scrivere ne costituisca una sorta di summa, creando, spero, uno stile mio, in qualche modo riconoscibile. Comunque i miei scrittori di riferimento sono, in ordine sparso: Philip Roth, Don DeLillo, Milan Kundera, Michel Houellebecq, Breat Easton Ellis, Pier Vittorio Tondelli, Marcel Proust, Ernest Hemingway, Franz Kafka, Raymond Carver, Charles Bukowski, Emmanuel Carrère.
Quale percorso hai intrapreso per giungere dove sei ora?
Scrivo in maniera consapevole dalla metà degli anni ottanta, negli anni novanta ho cominciato a pubblicare i miei primi racconti su varie Riviste Letterarie (come Fernandel, Addictions, Kult, M – Rivista del Mistero e molte altre); il mio primo libro di racconti “Harley-Davidson” è del 1996, il mio primo romanzo “Anche i lupi mannari fanno surf” è del 2002 e l’ultimo (il quinto) dal titolo “Il rumore della terra che gira”, è uscito a settembre 2010.
Cosa significa per te essere scrittore?
Significa fare quello che avrei sempre voluto fare, significa fare una cosa che non è una forzatura (difficilmente ti obbligano a fare lo scrittore) ma, al contrario, una cosa naturale: scrivo perché non posso farne a meno, e non è una cosa che dico tanto per dire, che ne so, perché suona bene, o fa figo, ma perché è la verità: è così, punto. Sono un “raccontatore” di storie e la forma scritta è l’unica che conosco.
3 aggettivi per definire l’Italia e gli italiani.
Ti dico solo questo: presi singolarmente gli italiani sono (spesso, ma chiaramente non sempre) persone interessanti (ognuno a modo suo), ma in gruppo diventano pericolosi, sempre alla ricerca di qualcuno da idolatrare oppure da odiare.
Libro e autore della vita.
Uno è poco, quindi almeno sei: “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera, “Lamento di Portnoy” di Philip Roth, “Meno di zero” di Bret Easton Ellis, “Rumore bianco” di Don DeLillo, “Il giovane Holden” di J.D. Salinger e “Estensione del dominio della lotta” di Michel Houellebecq.
Il tuo rapporto con la politica?
Conflittuale: i suoi attuali “apparati” me la rendono sempre meno “simpatica”.
Una città in cui vivere e lavorare.
Parigi (dove trascorro una settimana un anno sì e uno no), ma anche il sud della Francia, dove sono state scritte molte delle mie storie.
Progetti per il futuro?
La pubblicazione di due romanzi, uno dovrebbe uscire a febbraio o marzo 2012 con Perdisa Pop (l’editore del mio ultimo romanzo “Il rumore della terra che gira”) ed è una storia di scrittori, di ragazze in fuga, di scuole di scrittura creativa e in generale del mondo editoriale italiano, ma raccontato “a modo mio”. E uno nel corso del 2013 (sempre con Perdisa Pop), romanzo nel quale ritornano i personaggi di tre miei precedenti libri.
Il link diretto a “Mondo Rosa Shokking”:

Articolo di: Leonardo Caffo, Raffaello Ferrante
A chi di noi, nei tardi anni ’90 non è capitato di trovarsi per le mani un libretto dal titolo liberatorio “Harley-Davidson Racconti” edito da Stampa Alternativa nella mitologica collana “Millelire”? Quindici anni dopo, Roberto Saporito, l’autore di quel volumetto da 20mila copie ha abbandonato camperos e frange sulle giacche di pelle, ma non certo la qualità e una certa visione beat del narrare. Con lui abbiamo provato a fare un bilancio di questi suoi primi 15 anni di carriera.
Qual è, se c’è, il file rouge che lega questi tuoi 15 anni di scrittura?
Direi la voglia di continuare a scrivere, la convinzione che il libro più bello che scriverò sarà il prossimo e la sensazione che la mia scrittura sia veramente migliorata negli anni, che quello di cui dispongo oggi, dopo quindici anni di pubblicazioni, sia una voce finalmente mia, riconoscibile.
Nei tuoi lavori affronti spesso, come il primo Salvatores, il tema della fuga. Da cosa fuggono i tuoi personaggi e dove tendono?
E’ vero, la fuga è uno dei miei temi ricorrenti, anche se poi i miei personaggi fuggono, in primo luogo da se stessi, e poi da un sistema esistenziale che non sentono proprio: fuga che spesso li porta anche fisicamente molto lontani ma alla fine sempre ossessionati dalle proprie paranoie, che li seguono, come un’ombra cattiva, ovunque.
Hai affrontato vari stili nei tuoi romanzi, spaziando dal noir al poliziesco, dal romanzo storico a quello intimista. C’è un abito che senti più comodo quando scrivi?
In verità quando mi metto a scrivere non mi pongo il problema su come racconterò la storia che ho in mente (e che di solito mi ossessiona), cioè non dico “adesso scrivo un noir” o “adesso scrivo un romanzo di formazione” o “un’educazione sentimentale”, ma più semplicemente mi metto a scrivere e basta: i “generi” letterari sono facili (e spesso anche utili, perché negarlo) scorciatoie per critici letterari, librai, editori, eccetera, e gabbie più o meno dorate per gli autori.
Dai l’impressione di essere uno scrittore ‘vecchia maniera’, timido e un po’ schivo. Come si relazione il tuo personaggio pubblico con la necessità del mercato editoriale attuale che chiede agli scrittori di essere più piazzisti che narratori?
E’ vero, è così, infatti una delle cose che mi piaceva dell’idea di essere uno scrittore era di aver scelto come proprio modo di esprimermi un mezzo che mi dava la possibilità di stare “nascosto”: io scrivo e poi il mio libro diventa la mia parte “pubblica”; è il libro che dovrebbe farsi “vedere”, leggere, non lo scrittore. C’è questa frase di Luigi Bernardi (tratta dal suo libro più bello, il romanzo Senza luce) che esprime esattamente il mio pensiero al riguardo: “Agli scrittori si chiedeva sempre più di curare il loro aspetto pubblico: dovevano farsi vedere… erano costretti a parlare invece che scrivere, a farsi ascoltare invece che leggere, obbligati a vivere un surrogato di mondanità invece di tenere in esercizio quel guardare incarognito le cose della vita che solo fornisce materia alla scrittura.” . Io, quindi, come arma di difesa nei confronti del mercato editoriale, continuo a “guardare incarognito le cose della vita”…
Nel tuo Generazione di perplessi i racconti sono legati da una sorta di “disagio del vivere” che mina l’esistenza dalle fondamenta. Come mai analizzi questo disagio, e quanto pensi sia diffuso e reale?
E’ un disagio che accomuna buona parte dei miei personaggi, sia dei racconti che dei romanzi, e penso che sia un disagio assolutamente reale, basta guardasi intorno, leggere la cronaca (e non solo nera) dei giornali, basta guardare tute queste persone che si sentono intrappolate dentro un lavoro che non amano, che per scelta non farebbero mai, ma che comunque fanno per tutta la vita, persone invischiate dentro famiglie che non sopportano: mogli che non amano, figli che detestano. I miei personaggi sono queste persone che decidono però che come stanno vivendo non gli va più bene e allora, in un modo o nell’altro, reagiscono.
Un racconto narra di uno scrittore esordiente molto deluso. Cosa ne pensi del sistema di “reclutamento” degli scrittori in Italia. Lo trovi onesto?
Il problema dell’editoria in Italia è che è un sistema chiuso (quasi ermeticamente), se sei fuori è difficilissimo entrare, se, per tua fortuna, capacità, intrallazzi, amicizie, riesci ad entrare, sono più le possibilità di essere ricacciato fuori che quelle di restarne dentro. Il talento, che dovrebbe essere alla base del “reclutamento” diventa invece un fattore, che spesso, non viene preso neanche in considerazione.
Che rapporto hai tu con la scrittura? La vedi come un lavoro o come un hobby? Consigli, “alla generazione di perplessi” di intraprendere questo percorso?
Scrivere è quello che avrei sempre voluto fare, e non è né un hobby né un lavoro, ma più semplicemente una necessità (difficilmente ti obbligano a fare lo scrittore), ed è in più, per me naturalmente, una cosa naturale: scrivo perché non posso farne a meno: è così, punto. Mi piace considerarmi una sorta di “raccontatore” di storie e la forma scritta è l’unica che conosco. Ma non lo consiglierei neanche al mio peggior nemico: anche se per me è la cosa più bella del mondo, ogni volta che arriva un mio nuovo libro (fresco di stampa, “profumato”, intonso) è sempre un’esperienza fortissima, e ogni volta come la prima: non ha prezzo.
Il link diretto all’intervista:

“Generazione di perplessi”
Roberto Saporito
Racconti
Edizioni della Sera
2011
Articolo di: Leonardo Caffo
Alzarsi e staccare il telefono, subito, e senza pensarci. Godersi ogni giorno come fosse domenica, non farsi la barba, rimanere perplessi tra lo scorrere delle giornate… Uno scrittore che lavora di “getto”, trasferendo pensiero e parola senza alcun filtro. Quando si accorge che scrivere è da presuntuosi, è già arrivato al terzo romanzo… Eroina fino a dentro il cuore, talmente tanta che il lavoro è quasi svanito nel nulla – solo elemosina. Avere freddo il 15 luglio, avere freddo e farsi del male… Camminare in provincia, camminare perché il medico obeso e fumatore ti ha detto che ti fa bene. Camminare e riflettere su di una vita trascorsa senza far nulla, ma il rimpianto? Divagare con la mente di fronte ai propri quadri: belli eh, per carità. Ma non riuscire più neanche ad ascoltare la propria moglie? Mica bene. Che poi, ci si campa a fare l’artista? Una sorella scomparsa il 6 Giugno del 1992. Avevo 30 anni. Ora 35. Ora però forse si è saputo che lei è morta. Aspettando il test del DNA, tutto scorre inesorabile… Il solito scrittore fallito. Einaudi e Mondadori manco a parlarne. Ma neanche le piccole case editrici se lo cagano di striscio. Farsi delle domande? No, provare a scrivere un noir. Uno ancora tra i mille noir. Perché dei tuoi romanzi di formazione ne abbiamo piene le palle, ecco. Non sai niente di noir? Studia…
Racconti diversi tra loro ma con un unico, inesorabile, prevedibile, filo conduttore. L’incapacità di una intera generazione nel portare a compimento i propri progetti. Per negligenza, perché la società non permette lussi ai sognatori, perché le tragedie si nascondono dietro l’angolo, insidiose. Roberto Saporito attraverso la fiction racconta una realtà: quella di una generazione a cui non è più permesso credere nei propri desideri. Quella che artisti, cantanti e scrittori è meglio che vanno a lavorare. Quelli che scrivere non è più un lavoro: o lo fai nel week end o di notte come Batman. Solo che lui, Batman s’intende, almeno era ricco di famiglia. Insomma, seppure privo di grandi picchi letterari, questo libro esplora l’attualità suscitando nel lettore qualche riflessione interessante. Si riflette, ad esempio, sulle grandi case editrici con le quali per un esordiente pubblicare, è cosa quasi impossibile. Si ragiona sul disagio sociale della droga e sulla tragedia degli smarrimenti di persona. Finzione, dunque. Ma una finzione così reale, forse, è difficile descriverla.
Il link diretto alla recensione:

“Anche i lupi mannari fanno surf (Remix)”
Roberto Saporito
Romanzo Noir
Senzapatria 2010
Articolo di: Raffaello Ferrante
Tre amici di università. Un Bedford mezzo arrugginito come nei film americani. I primi due – Marco e Andrea – scendono e spariscono nell’androne di un palazzo signorile brandendo due fucili a pompa. Pochi minuti dopo fanno irruzione in una banca. Il terzo rimane alla guida del mezzo. Dopo pochi minuti due tizi su una Saab rossa posteggiano accanto al furgone e si dirigono nello stesso androne dove sono spariti i suoi due amici. Lui allora indossa la sua maschera da lupo mannaro, prende il fucile e li segue. Li consegna a Marco e dopo essersi sfilato la maschera torna di sotto. Dalla Saab sta scendendo però un terzo uomo. Lui torna così di corsa nell’androne ma quello lo segue sparando. L’uomo risponde al fuoco asportandogli di netto una chiappa proprio mentre i due suoi colleghi compaiono col malloppo e lo sguardo sgomento. “La maschera, mettiti quella cazzo di maschera.”, gli intimano con terrore. Poi tutti e tre scappano. Pochi giorni e su una splendida villa sull’Oceano, in Bretagna, i tre sono intenti a spartirsi e favoleggiare sul bottino. Così quella notte nemmeno si accorgono che davanti alla villa ha posteggiato una Saab rossa e tre energumeni armati di mitraglietta Uzi hanno fatto irruzione nella loro casa…Torna in libreria in versione remix, questa volta edito da Senzapatria, il breve romanzo di Roberto Saporito già pubblicato da Robin nel 2002. Un road book dal sapore molto pulp, zuppo di suspence, inseguimenti e adrenalina. La fuga senza fine del protagonista per il mondo è scandita da Saporito con ottimo ritmo e cadenza mozzafiato e riporta alla mente inevitabilmente proprio le prime fiction del fortunato esordio – di fine anni ’90 – di Saporito, quelle della serie Harley-Davidson, per intenderci. Avvincente la trovata della narrazione in seconda che dà al lettore la vertigine della presa diretta e l’adrenalina da fiato sul collo per tutta la durata del racconto. Un plauso infine a Senzapatria che con la collana on the road distribuita nelle stazioni ferroviarie e degli autobus, negli aeroporti, nelle metropolitane, nei luoghi di villeggiatura, insomma dovunque ci sia viaggio, ridà voce a testi del tutto inediti o oramai non più in distribuzione di ottimi autori tra i quali Morozzi, Vallorani, Solla, Cenciarelli e molti altri.
Il link diretto alla recensione:

Poetarum Silva – the meltin’po(e)t_s
- Nie wieder Zensur in der Kunst -
Roberto Saporito – Generazione di perplessi
13 maggio 2011
Roberto Saporito – Generazione di perplessi – Edizioni della sera – 2011
Chi sono i protagonisti dei racconti che compongono questa nuova raccolta, brillante conferma delle qualità di scrittore di Roberto Saporito? Probabilmente un po’ tutti noi. Noi che stiamo scappando da qualcosa, noi che non abbiamo più nulla da perdere, noi che abbiamo troppo, noi che ascoltiamo buona musica quando quella musica non ci basta più. Noi che ci siamo drogati e noi che non l’abbiamo fatto ma ugualmente perduti. I personaggi principali, di queste short stories, hanno tutti più o meno quarant’anni, sono artisti divenuti famosi quasi contro la propria volontà. Tossici per noia o solitudine. Ricchi diventati poveri o sfigati diventati ricchi, in tutti i casi scontenti. Scrittori falliti, delusi, addirittura pentiti. Molto riuscita la critica al mondo dell’editoria, mossa da Saporito con grande ironia, che viene fuori in diversi racconti. L’autore è travolgente e divertente. I racconti brevi, rapidi, sono flash impietosi puntati su di noi, e in quei minuti che vanno dalla prima parola all’ultima, non possiamo fare altro che domandarci di noi, riconoscerci, pensare: questa cosa qualche volta ho voluta farla anch’io. Tre temi fondamentali saltano fuori da queste storie: la fuga, l’abbandono, il riscatto attraverso un gesto eclatante, che a volte è rappresentato da una semplice rinuncia. Nella pur brevità delle storie gli attori in scena sono ben definiti, li si vede chiaramente, le chiusure dei racconti, spesso epigrammatiche, tolgono il fiato. Giusto il tempo di riprenderlo e si ha voglia di buttarsi in quello successivo. Sono racconti, ma il libro si gusta come un romanzo. Saporito va ringraziato anche per aver inserito (spesso) nelle storie una sorta di colonna sonora con brani strepitosi, che veramente riescono a scandire il ritmo dei racconti così come hanno scandito, nel tempo, le giornate di molti di noi. Scrive in maniera minimalista Saporito? Non esattamente. Le storie sono brevi, il superfluo in questi racconti non c’è, ma più che ridurre tutto all’osso, sembra che l’autore sia partito dall’osso e il po’ di carne intorno siano i dettagli ricamati a arte. Alla fine del libro avremo fatto il tifo per ognuno dei protagonisti, alla fine del libro resterà in bocca un buon sapore e, naturalmente, saremo perplessi.
@ gianni montieri
NOTA BIOGRAFICA:
Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962.
Ha pubblicato due raccolte di racconti: Harley-Davidson e Harley-Davidson, deserti e moderni vampiri (Stampa Alternativa, 1996 e 1998) e i romanzi: Anche i lupi mannari fanno surf ( Robin, 2002), Eccessi di realtà/Sushi Bar (Gruppo Ed. Marche, 2003), Millenovecentosettantasette/Fantasmi armati (Besa, 2006), Carenze di futuro (Zona, 2009) e nel 2010 Il rumore della terra che gira (Perdisa Pop) e Anche i lupi mannari fanno surf (Remix) (Senzapatria)
il link diretto alla recensione:
http://poetarumsilva.wordpress.com/2011/05/13/roberto-saporito-generazione-di-perplessi/

19 racconti che sono una camera con vista sull’ultimo decennio di attività dello scrittore albese e che riassumono tutto il suo universo narrativo. Tra i rombi delle Harley e l’allegro sciabolare dei coltellacci dei serial killer, passando per immagini delicate e traversate di oceani d’asfalto in maggiolone VW, rimane inconfondibile il tratto del Saporito dei Romanzi, pur nella forma agile dell’assaggio. La diversità dei temi non deve trarre in inganno: i personaggi abitano tutti lo stesso pianeta e visitano il lettore per raccontare il momento più drammatico delle loro esistenze, quello della scelta. Questa è la scelta di chi di solito non sceglie per troppa paura o per una sorta di distrazione da sé e – in guardia lettore! – è la sola e dunque assoluta, definitiva e irreversibile. Quello che può capitare ai personaggi è di impazzire, suicidarsi o, per i più fortunati, di rinascere dalle proprie ceneri, splendidamente perplessi, stupiti per tanta audacia. Perplesso è colui che ha scelto e ha deciso di farsi anomalia in barba alla società che, promettendo una vita tranquilla, rifila ai suoi schiavi ritmi e stili uniformi, brandelli di un’esistenza irreale. “Ma chi sceglie sa”, sembra voler suggerire lo scrittore e come Fausto, il dinosauro tossico di Ma vai a lavorare, può diventare capace di attraversare con lo sguardo superfici patinate come quella del Lingotto, Mecca del consumo, e vederne l’anima di vecchia fabbrica, promessa di futuro disattesa.
Valentino Foti Belligambi (Letture Corsare)
Roberto Saporito ”Generazione di perplessi” (Edizioni delle Sera, 2011)
E’ on-line il booktrailer di “Generazione di perplessi” (Edizioni della Sera), l’ultimo libro di Roberto Saporito, realizzato dal regista (e attore) Massimo Marasso:
il link diretto al booktrailer:
http://www.youtube.com/watch?v=LEUZSE75TG8

“Generazione di perplessi”: dal 10 maggio il nuovo libro di Roberto Saporito
06/05/2011 | News Libri
Il libro è composto da 19 racconti, all’interno dei quali l’autore si interroga sulla figura e il destino di giovani inattuali, estranei alle richieste e al pragmatismo della società in cui vivono, dove il loro talento e le loro aspirazioni si rivelano elementi tali da renderli inefficaci ed addirittura inetti agli occhi di chi gode di certezze superficiali. La reazione a questa condizione non può che essere un raddoppiamento riflesso del sé, che trasfoma l’inquietudine in ribellione aperta, ma a volte la acquieta in un comodo conformismo:
“Il mio tempo non è più in vendita, non mi lusinga più il denaro, né le persone che affermano che sono un “drago” al computer. Quando è iniziato tutto, mi sembrava di essere un anarchico del lavoro, un ribelle di nuova generazione, padrone del mio tempo e delle mie azioni e della mia invidiata competenza in fatto di tecnologie, un anarchico che in più guadagnava una montagna di soldi, che poteva permettersi di spendere ventimila euro per far restaurare il suo vecchio VW Maggiolino e in più comprarsi una Jaguar nuova in contanti; ma più passava il tempo e più mi rendevo conto di essere più schiavo del lavoro degli altri lavoratori, altro che ribelle. Non c’era più niente al di là del monitor del mio computer: tabula rasa, disastro nucleare, tutti morti, nessun ferito, zero amici”.
Con quest’ultima fatica Roberto Saporito torna a cimentarsi con i racconti, genere che negli anni ’90 ha coltivato con successo, ma che aveva abbandonato recentemente a beneficio del romanzo.
L’autore sarà presente il 13 maggio al Salone del libro di Torino, allo stand 108 di “Edizioni della Sera”, presso lo spazio incubatore, per firmare le copie del libro.
La presentazione ufficiale, in anteprima nazionale, avrà luogo invece ad Alba il 14 maggio.
Il link diretto a Mondo Raro:
http://www.mondoraro.org/?p=19888

Generazione di perplessi”
Diciannove racconti che delineano - impietosi - una generazione.
Quella attuale, di inaffidabili, curiosi, avidi o solo incerti personaggi che “abitano” la nuova creatura di Roberto Saporito.
“Generazione di perplessi” – ultima fatica letteraria - mette uno dietro l’altro diciannove brani di uno spettacolo che si chiama Mondo.
Differenti voci per giustificare, esplorare, sezionare e far discutere sulle nuove/vecchie paranoie dell’esistenza.
Il lavoro: cercato, trovato, perso, spersonalizzante; i sentimenti: rincorsi, bruciati, sviliti, allucinati; i soldi: voluti, finiti, mai sufficienti; le situazioni: tragiche, comiche, divertenti o ironiche.
Da “Le cose cambiano” a “Natura quasi morta” e sino al racconto che dà il titolo all’opera sono diciannove passi, diciannove percorsi che fanno apprezzare il lato migliore della scrittura. Quella veloce, mai stancante che si legge rapida e lascia dietro di sé qualcosa su cui riflettere.
Lory Serra (Letture Corsare)
Roberto Saporito ”Generazione di perplessi” (Edizioni delle Sera), disponibile dal 10 maggio 2011

Autore: Roberto Saporito*
Titolo del libro: “Generazione di perplessi”
Editore: “Edizioni della Sera” (http://www.edizionidellasera.com/), di Stefano Giovinazzo (il direttore di il Recensore.com) – Tel. 320.4126622 – Roma - info@edizionidellasera.com
Quarta di copertina di: Marco Vichi ( http://www.marcovichi.it/biografia.html )
Collana di Narrativa: “Emozioni di Carta” **
Data di pubblicazione: in libreria dal 10 maggio 2011
Pagine: 127
Prezzo: 11 euro
Foto di copertina: Lukasz Leszczynski
Distribuzione nazionale in libreria: EdiQ Distribuzione (Italia) – piazza Unità d’Italia, 54 – I – 21047 Saronno (Va) – tel. 02-39444269 – fax 02-39444269 – cell. 347.4140016 – Sito: www.ediq.eu – E-mail: commerciale@ediq.eu
Il blog dedicato a “Generazione di perplessi”, realizzato dalla casa editrice: http://generazionediperplessi.wordpress.com/
Sarà in libreria dal 10 maggio “Generazione di perplessi” il nuovo libro dello scrittore di Alba (CN) Roberto Saporito, edito dalla Casa editrice di Roma “Edizioni della Sera”.
Anteprima nazionale al Salone Internazionale del libro di Torino (Lingotto Fiere, Via Nizza 280 – Torino, Italy – http://www.salonelibro.it/) presso lo stand della casa editrice Edizioni della Sera (Stand P108, Padiglione 3) dal 12 al 16 maggio 2011.
La quarta di copertina (firmata da Marco Vichi):
“Il tema fondamentale di questi racconti è la Morte, uno dei due argomenti inevitabili della narrativa da Omero in poi, insieme all’Amore. Nello scorrere della storia del mondo sono cambiate le modalità di affrontarli, adeguandole alle nuove percezioni dell’esistenza. In questa raccolta dal linguaggio scarno, minimale, scheletrico, veloce come una freccia, la Morte è declinata nelle sue forme più attuali e affrontata nei suoi molteplici aspetti, alleggerita da un’ironia mai ingombrante, intrisa di amarezza e disincanto, vissuta a volte come liberatoria, senza tralasciare scorribande nel paradosso, che molto spesso è più umano della normalità”.
Il libro
“I diciannove racconti che compongono il libro di Roberto Saporito, pur non direttamente collegati tra loro, sono accomunati dal fatto di avere per protagonisti personaggi incompetenti e confusi, non totalmente preparati a vivere, esistenzialmente ‘perplessi’ nei confronti delle certezze degli “altri”: se questi non si pongono neppure il problema di come stiano vivendo, i protagonisti fanno della loro debolezza la forza con cui condurre un’esistenza più lucida e vincente.
I racconti sono attraversati da alcuni filoni tematici ricorrenti, come la persistenza del ricordo di un passato mal digerito, ma sempre presente, che a poco a poco avvelena, in maniera inesorabile, la vita. E poi c’è il lavoro, vissuto come una sorta di nemico, «quello che faccio per star male», direbbe Don DeLillo. È il lavoro che si compie ma che non si vorrebbe compiere, o il lavoro che si dovrebbe fare ma si sceglie di non fare, sentendosi comunque e sempre inadeguati. In questo rapporto tormentato troviamo la figura dell’artista (scrittore o pittore), con tutti i suoi complessi e le sue idiosincrasie verso le logiche di mercato, che lo portano a produrre ciò che neppure egli vorrebbe o che lo rendono incapace di produrre la propria arte.
Di fronte a una società che incatena irrimediabilmente la capacità decisionale dell’individuo, l’unica alternativa appare la violenza: i personaggi delle storie rispondono ai torti subiti (o presunti tali) in maniera clamorosa e violenta, spesso sproporzionata all’offesa, oppure non reagiscono affatto, lasciandosi trascinare dallo scorrere degli eventi, «come un carrello della spesa».
Analisi disincantata della realtà, Generazione di perplessi non intende additare alcuna via di uscita, ma solo orientare l’uomo a ritrovare se stesso nel gangli di una società che lo imprigiona.
Si coglie nei racconti di Saporito un debito a maestri nell’arte della short story, come Raymond Carver, Charles Bukowski, Ernest Hemingway, ma anche ad autori come Michel Houellebecq, Bret Easton Ellis, Philip Roth, Don DeLillo: racconti che, passando dalla storia esistenziale al noir e attingendo da tutti gli stili letterari, dal minimalismo al postmoderno, creano uno stile davvero unico e originale, una voce assolutamente riconoscibile nel panorama letterario italiano.”
* L’autore:
Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962.
Ha studiato giornalismo.
Ha pubblicato due raccolte di racconti: “Harley-Davidson Racconti” e “H-D / Harley-Davidson, deserti e moderni vampiri” (Stampa Alternativa Editore, 1996 e 1998, vendendone ventimila copie) e cinque romanzi: “Anche i lupi mannari fanno surf” ( Robin Edizioni, 2002), “Eccessi di realtà / Sushi Bar” ( Gruppo Editoriale Marche, 2003), “Millenovecentosettantasette / Fantasmi armati” (Besa Editrice, 2006), “Carenze di futuro” ( Zona Editrice, 2009) e nel 2010 “Il rumore della terra che gira” (Perdisa Pop, settembre 2010, nella collana di narrativa “Corsari” diretta da Luigi Bernardi http://www.gruppoperdisaeditore.it/Novita.aspx) e “Anche i lupi mannari fanno surf (Remix)” (Senzapatria Editore, dicembre 2010, collana “On the road” http://senzapatriaeditore.it/?page_id=241).
Suoi racconti sono stati pubblicati su antologie: “Ultimi Morsi” (Ghost Edizioni, 2002), “Oltre il Reale” (Edizioni Malatempora, 2002), “Brividi Neri” (Edizioni Terzo Millennio, 2003), “L’IRA – i vizi capitali” (Giulio Perrone Editore, 2009), “Crimini di piombo” (Laurum Editrice, 2009), “Nero Piemonte e Valle d’Aosta” (Giulio Perrone Editore, 2010), e su innumerevoli Riviste Letterarie (tra le quali “Fernandel”, “Kult”, “Addictions”, “Ellin Selae”, “Freeway”, “Il Foglio Letterario”, “Il Segnalibro”, “M – Rivista Del Mistero”, “DaLeggere”, “Ciminiera”, “Progetto Babele”, “Stilos”, “La poesia e lo spirito”, “Ad Est dell’Equatore”, “Thriller Magazine”, “Website Horror”, “Il paradiso degli orchi”, “Argo”).
A ottobre 2004 è stato invitato al Festival Letterario “Letteraria” a Pistoia, tra gli scrittori invitati: Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli, Massimo Carlotto, Luca Crovi.
A giugno 2007 è stato invitato al Festival Letterario Lib[e]ri 2007 di Teramo, tra gli scrittori invitati: Marco Lodoli, Erri De Luca, Walter Siti, Giovanni D’ Alessandro, Paolo Grugni.
È membro del comitato scientifico del Festival Letterario “Letture Corsare” che si tiene ad Alba (CN).
Contact:
E-mail: r.saporito@alice.it
Sito: http://romanzo.blog.tiscali.it
** “Emozioni di Carta”: La collana, di narrativa, che darà testimonianza delle penne ricche di cultura che affollano la nostra penisola. Giovani scrittori saranno il nodo forte di una cultura letteraria che ha spirito, creatività, amore per le storie da raccontare. “Emozioni di carta” si avvarrà della consulenza dello scrittore e critico letterario Paolo Di Paolo.
“Il rumore della terra che gira” (Perdisa Pop), l’ultimo romanzo di Roberto Saporito, su Amazon.it con lo sconto del 35%:
E’ on-line il booktrailer (video) di “Il rumore della terra che gira” (Perdisa Pop Editore), l’ultimo romanzo di Roberto Saporito, realizzato dal regista (e attore) Massimo Marasso. Il link diretto per vedere il booktrailer:
http://www.youtube.com/watch?v=Qk_HRqLguhU

Poetarum Silva – the meltin’po(e)t_s - Nie wieder Zensur in der Kunst -
Roberto Saporito – Il rumore della terra che gira
Pubblicato il 29 novembre 2010
Roberto Saporito – Il rumore della terra che gira – ed. Perdisa Pop – 2010
Oggi è il primo giorno di vero silenzio, il primo giorno senza i muratori, e le loro voci troppo alte e sempre presenti, dopo i primi giorni di lavoro meno rumorosi. Oggi l’unico vero rumore è quello dei tasti premuti sulla tastiera del mio piccolo computer. E quando alzo le mani dalla tastiera del computer, silenzio e l’ovattato suono delle colline che mi circondano sempre più verdi e gravide d’estate, e il rumore della terra che gira.
Senza avere la pretesa di salvare il mondo, ci sono libri che in qualche maniera ti salvano. Prima di cominciare a parlare del romanzo devo due grazie a Roberto Saporito. Il primo è per avermi salvato dalla monotonia di un viaggio in treno, con il carico da undici della pioggia fuori dal finestrino. Il secondo per aver appagato un mio bisogno di leggerezza. Non perché “il rumore della terra che gira” sia un libro leggero ma perché lieve è l’approccio mentale alla scrittura dell’autore. Saporito secondo me si diverte proprio quando scrive e il risultato è restituito agli occhi del lettore.
La trama. Siamo ad Alba, un nonno muore e lascia in eredità, oltre a un bel mucchio di denaro, tre case ai due nipoti e alla figlia di uno di questi. I tre non si vedono da vent’anni. Compito affidato dal testamento alla nipote, famosa scrittrice, è di ritrovare il fratello (che fa il pittore a new york) e la figlia di quest’ultimo, per riportarli ad Alba, ed esaudire il desiderio del nonno di vederli ognuno in una delle case e forse di riunire (salvare) la famiglia. Comincia il viaggio di ricerca e un viaggio nel tempo fra i flashback che Saporito ci regala. Non sono personaggi semplici i protagonisti di questo libro ma assolutamente contemporanei. Gente con cui si potrebbe tranquillamente avere a che fare.
Mi è piaciuta la storia, come sono tratteggiati i personaggi, come raccontano. E’ interessante, ogni volta, vedere la scena con gli occhi di uno di questi. Roberto Saporito ha un bel modo, che è quello che preferisco, scrive un po’ come un americano ma si sente che è la penna di un italiano. E’ una scrittura in movimento la sua, attuale ma allo stesso tempo precisa, ricca e mai banale. Il libro scivola veloce e piacevole verso un finale, in un certo senso inevitabile ma non prevedibile. Lo consiglio.
@ gianni montieri
Nota biografica: Roberto Saporito è nato ad Alba, in provincia di Cuneo nel 1962. Ha pubblicato: Harley Davidson, racconti (stampa alternativa, 1996); H.D. Harley Davidson deserti e moderni vampiri (stampa alternativa, 1998); Anche i lupi mannari fanno surf (robin, 2002); Eccessi di realtà. Sushi bar (gruppo editoriale Marche 2003); Millenovecentosettantasette. Fantasmi armati (besa, 2006); Carenze di futuro (zona 2009).
Il link diretto alla recensione:
http://poetarumsilva.wordpress.com/2010/11/29/roberto-saporito-il-rumore-della-terra-che-gira/
Roberto Saporito, Il rumore della terra che gira, Perdisa Pop, 2010
Possono le ultime volontà di una persona riunire i componenti di una famiglia ormai disgregata, se veramente di nucleo familiare si può parlare, nel caso di esistenze ormai lontane, il cui unico legame è quello biologico? Una scrittrice affermata ritorna nei luoghi della propria giovinezza, ad Alba, alla morte del nonno, richiamata da un testamento carico di speranza: l’anziano, che si è preso cura di lei e di suo fratello Mattia alla morte dei loro genitori, le ha affidato la missione di ristrutturare le sue tre case, di tenerne una per sé e di consegnare le restanti a Mattia e alla figlia di lui. Ben presto la protagonista si rende conto che è più semplice ricostruire un edificio che rimettere insieme tre esistenze separate, impegnate in percorsi di vita troppo diversi per poter essere intrecciati di nuovo.
Sul filo lieve di una narrazione asciutta e scarna scorrono veloci brandelli di esistenza, ricordi ed emozioni: la protagonista è una donna realizzata, che vive nella capitale con la propria compagna, ma bisognosa di cambiamenti; Mattia, pittore e convinto eroinomane, è emigrato a New York da una ventina d’anni, dopo la tragedia che ha sconvolto la sua vita e quella di sua figlia, Francesca, inquieta ragazza senza radici, abbandonata e dimenticata da allora. Il romanzo affronta il tema fondamentale della ricerca, o della perdita, del proprio posto nel mondo e del dramma della deriva esistenziale, dello sradicamento delle ultime generazioni, cui si contrappongono, simbolicamente, il nonno e le tre case, stabili e ben piantate al suolo.
Roberto Saporito narra con un linguaggio ridotto ai minimi termini, come già aveva saputo fare in Carenze di futuro, spingendosi però oltre: la storia viene semplificata, resa lineare, sembra quasi ignorare il mondo esterno alla percezione dei personaggi, restituendo spesso un’atmosfera rarefatta e quasi claustrofobica, adatta ai protagonisti solitari del romanzo. È un progetto ambizioso, quello che emerge dalle pagine de Il rumore della terra che gira: si ha quasi la sensazione che l’autore abbia cercato una mediazione tra la prosa, con le proprie necessità narrative, e la poesia, nella sua capacità di evocare sensazioni, descrivere impressioni difficilmente riducibili a nozioni chiare e razionali. Il risultato è un romanzo fluttuante e spesso sfuggente, che non tenta di approfondire e di scavare troppo nei personaggi, ma si limita a renderne gli stati, qui e ora, senza ricostruirne interamente le vite. Al lettore viene fornita solo la visione della contingenza, può sapere solo quello che passa per la mente e per i sensi del personaggio, viene costretto a seguirne il flusso. È appunto un progetto ambizioso, perché spesso questo tipo di approccio “in punta di matita”, leggero ed evanescente, può lasciare fuori il lettore, renderlo estraneo, ma allo stesso tempo può pungerlo con decisione in altri momenti di maggiore empatia.
Roberto Saporito (1962) ha studiato giornalismo e Il rumore della terra che gira è il suo quinto romanzo. Ferrato nel racconto – genere che in un certo senso non sembra abbandonare nemmeno nelle prove di più ampio respiro, quasi dei racconti lunghi – ne ha pubblicati molti su diverse riviste letterarie, su antologie e altrettanti in due raccolte personali.
a cura di Simone Colombo
Il link diretto alla Rivista Letteraria “Argo”:
“Il rumore della terra che gira” (Perdisa Pop), il mio nuovo romanzo, su Internet Bookshop con lo sconto del 20%:
http://www.ibs.it/code/9788883724954/saporito-roberto/rumore-della-terra.html?ref=nf

| Titolo | “Anche i lupi mannari fanno surf (Remix)” |
| Autore | Roberto Saporito |
| Prezzo | € 5,00 |
| Dati | 25 novembre 2010, 64 p., brossura |
| Editore | Senzapatria Editore ( http://senzapatriaeditore.it/ )
(collana On the road*) |
Copertina con un disegno a china dell’artista Mario Bianco
Roberto Saporito – “Anche i lupi mannari fanno surf (Remix)”
Tre ex compagni di università rapinano la “banca della malavita organizzata” col volto coperto da una maschera da licantropo. Romanzo nero “post-Tarantino”, ma anche un libro sulla calma, sulla pace, su come si possa vivere bene, anonimi e perennemente in fuga tra la Bretagna, Londra, l’Olanda e la California.
- Tre amici stanchi delle proprie vite, annoiati e demotivati, vogliono cambiare, dare un nuovo impulso a tutto. Voglio invertire la rotta. Cercano una svolta, qualcosa che spezzi la routine quotidiana e ne riscatti le esistenze. Ma c’è un problema. Uno solo: il denaro. Come procurarsene una quantità sufficiente per fare i bagagli e dire addio a tutto? Come avverare il sogno e buttare alle spalle un destino opprimente e incolore? Facile: una rapina. Semplice semplice, no? Già, una bella rapina in piena regola, studiata a tavolino; una di quelle da film, con armi in pugno e maschere in volto. Maschere da lupi mannari. E che succede se i tre scelgono come bersaglio una “banca” della mala? Succede un finimondo. Un pandemonio fatto di fughe e inseguimenti, agguati e omicidi, paura e solitudine: una bizzarra e tragica partita a scacchi giocata tra Europa e America, dove incertezze, speranze e dubbi si alternano in un girotondo vorticoso e fatale. In questa piccola Odissea moderna, solo uno degli improvvisati rapinatori riuscirà a scamparla. Fin quando – come un topo intrappolato da un gatto – sarà braccato dalla malavita. Che riscuoterà il pedaggio per quel passo troppo lungo e salderà il conto. Questa, in sintesi, la trama del bel libro di Roberto Saporito, classe 1962 e curriculum di tutto rispetto. Un bel libro, per l’appunto: che regala riflessioni su vita e morte e riserva molte sorprese; che non rinuncia a citazioni letterarie e si arricchisce di considerazioni affascinanti (splendida quella sul linguaggio). Soprattutto, pagine che scivolano via in un paio d’ore, vive e fresche come poche. Il tutto condito con stile asciutto e ritmo dinamico, oltre che col “basso continuo” di una dosatissima tensione. E in ogni parola, pagina o capitolo, il tocco del narratore di mestiere. Quello di razza. -
Testo di Simone Gambacorta
* On the road è la collana dedicata ai viaggiatori, distribuita nelle stazioni ferroviarie e degli autobus, negli aeroporti, nelle metropolitane, nei luoghi di villeggiatura. Ovunque ci si sposti, un libretto Senzapatria, diciassette centimetri per dieci e mezzo, facile da tenere in mano o infilare in tasca, da leggere in un’ora o poco più, insaporisce il viaggio di un viaggio ulteriore, più raccolto ma non meno intenso, accorgendosi che qualche volta facciamo centinaia di chilometri per spostarci solo di qualche metro. Come accade muovendosi tra le pagine di un libro. Racconti d’autore, del tutto inediti o non più in distribuzione nelle librerie: da novembre 2010 a Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Firenze, Bologna, Venezia, Padova, Verona; da maggio 2011 in tutta Italia.
Gli altri titoli della collana On the road:
1 – Luigi Bernardi – Fuoco sui miei passi
Può un uomo distruggere da solo una città? Forse, a patto di conoscerne ogni angolo e privarsi di tutti gli scrupoli. Una storia nella quale apocalissi, cinismo e sentimento infiammano ognuna delle sue esplosive pagine.
2 – Ivano Bariani – Il gatto da 10 milioni di euro
Due ricercatori in biotecnologie mediche studiano il comportamento di alcune proteine e le possibili applicazioni nella cura del cancro. Esauriti i finanziamenti escogitano un piano per intercettare parte dei fondi destinati ai festeggiamenti dell’Unità d’Italia. Il progetto sembra assurdo, ma vale 10 milioni di euro.
3 – Cynthia Collu – La guerra di Beba
Dall’autrice di Una bambina sbagliata, premio Berto 2009, la gelosia di una donna per una gatta dispettosa, che le urina sulle scarpe e i vestiti, e che soprattutto sembra complottare contro di lei per allontanarla dal suo compagno. Fin quando un giorno…
4 – Marino Magliani – Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava
Un uomo scopre di essere già morto due volte: ucciso per errore da un cacciatore di cinghiali quando era bambino, e gettandosi dal sesto piano di un ospedale militare durante il servizio di leva. Senza più parole si avvia verso casa, forse a morire per la terza volta, forse per sempre.
5 – Emilia Dagmar – La seduzione rudimentale
Un diario gelosamente custodito e rimasto a lungo segreto nel cassetto dell’autrice. Ne leggiamo le pagine, di una sorprendente e a volte disarmante sincerità, con la stessa bramosia che si dedica ai buchi delle serrature e alla bella scrittura. Solo per adulti.
6 – L.R. Carrino – Calore
Nel caldo torrido di un agosto che sembra non finire mai, Bea Siniscalchi, donna molto affascinante e killer professionista, sale sul volo Roma Fiumicino-Milano Linate per portare a termine un lavoro lasciato a metà da un suo collega. Il suo obiettivo principale è in Sardegna…
7 – Antonio Paolacci – Accelerazione di gravita’
Il crollo di un edificio di sei piani. Pochi minuti per salvarsi. Uno scrittore, un bambino prodigio e la sua babysitter. Gli istanti si allungano, i pensieri incalzano. Un disastro qualsiasi diventa racconto magistrale della nostra epoca.
8 – Gianluca Morozzi – L’amore ai tempi del telefono fisso
Dall’autore di Blackout, un excursus sulle tecniche di acchiappo dagli anni ‘80 ai nostri giorni. Un racconto dalla scrittura rapida ed efficace, caustico e divertente al tempo stesso.
9 – Remo Bassini – Il monastero della risaia
Tre suore vengono arrestate con l’accusa di aver ucciso dei neonati e di averne occultato i cadaveri sotto il pavimento del monastero. La linea telefonica fra il Vaticano e il commissariato diventa rovente…
10 – Carmen Covito – Oggi, l’amore
Sei racconti inediti dall’autrice di La bruttina stagionata, uno dei più grandi successi commerciali degli ultimi venti anni. Sorprese a ogni pagina, come solo l’amore può riservarci.
11 – Sergio Garufi – Moleskine
Riflessioni che sembrano uscire dai Quaderni di Cioran. Una prosa che comunica il senso di una disperazione quieta, che osserva con malinconia un mondo sempre più affettato e irrigidito nelle sue pose, fin quasi al rifiuto, al desiderio di non parteciparvi più.
12 – Valter Binaghi – La sposa nera
Una donna scende l’Italia in treno vestita a lutto. Lo studente che gli siede di fronte nello scompartimento comincia a fantasticare su di lei. Ha perso il marito, pensa. No, il figlio. Ma che importa? È bella, molto bella…
13 – Nicoletta Vallorani – Occhi di lupo
Una favola sospesa in un tempo irreale e magico, eppure straordinariamente attuale. Gli occhi verdi e lucenti dell’uomo-lupo ci scavano dentro, corrompendo la nostra fiducia nell’altro e aprendo l’anima all’inquietudine e alla paura del diverso.
14 – Antonio Pagliaro – Il giapponese cannibale
La storia vera dello studente giapponese Issei Sagawa che nel 1981 a Parigi si innamorò di una compagna di studi olandese, la uccise e la mangiò.
15 – Enrico Gregori – Cinque verticale
Il commissario capo Gianluca Cassiani ha due ossessioni: la giustizia e una foto. Ossessioni che camminano lungo strade parallele per poi incontrarsi in un inevitabile epilogo e incastrarsi tra loro. Come in un cruciverba.
16 – Alessio Arena – La casa girata
23 Novembre 1980, Napoli trema mentre Guglielmo Strazzullo dorme il terremoto della sua anima. È attraverso il racconto di sua madre, impiegata alla Upim, dove tra i consueti abiti da signora si propaganda una “Letteratura espressionista russa adattata per casalinghe e altri animali domestici”, che la personale tragedia amorosa di Guglielmo si amplifica, tanto da diventare espressione di un più universale sentimento di inadeguatezza.
17 – Barbara Garlaschelli – Davì
Dall’autrice di Non ti voglio vicino, finalista al Premio Strega 2010, la storia di un giovane senza fissa dimora alla conquista della sua libertà. Perché la libertà non è una cosa che ti regalano. La libertà si conquista.
18 – Enzo Fileno Carabba – Il gioco della pena di morte
Tre amici si aggirano tra le bancarelle e gli stand di una festa dell’Unita’. Sono persone scrupolose, con una loro idea di ordine cosmico. Si chiedono quale possa essere il gioco più consono ai tempi, quello della pena di morte appare loro il più adeguato. Serve una prigione e serve un condannato.
19 – Gaja Cenciarelli – Espiazione 2.0
Giacomo Garzelli, esperto d’informatica emigrato in Inghilterra, scopre casualmente di riuscire a modificare il passato alterando la stringa di un programma. E ne approfitta per espiare.
20 – Baldrus (Mauro Baldrati) – Missione speciale
Un periodo di addestramento nel territorio più impervio del Pakistan, fra giovani votati alla morte, uno scudiscio di cuoio nero, l’artiglio di Freddy Kruger e una cavia. Infine Londra, dove un giovane e potente finanziere ama caricare su di sé una sofferenza di tipo assoluto, tutto il dolore del mondo e del genere umano. L’ordine è chiaro: sul suo corpo non deve restare un solo segno, non una sola goccia di sangue deve essere versato.
21 – Federica Sgaggio – L’avvocato G.
Sua moglie è una donna fredda, che non sa donargli amore e che soprattutto non vuole figli. Quando la segretaria di un collega comincia a ronzargli intorno senza mutandine e in autoreggenti, pensa che la sua vita possa finalmente rifiorire. Naturalmente sta prendendo un granchio…
22 – Gianni Solla – Tropico di San Giovanni a Teduccio
L’infanzia in una famiglia della periferia est di Napoli. Una madre fragile, un padre che vive la sua seconda giovinezza e una donna bellissima che pone fine all’adolescenza. Una serie di lavori improbabili e il rocambolesco arrivo a Roma segnano le tappe di un’esistenza alla periferia della vita.
23 – Roberto Saporito – Anche i lupi mannari fanno surf
Tre ex compagni di università rapinano la “banca della malavita organizzata” col volto coperto da una maschera da licantropo. Romanzo nero “post-Tarantino”, ma anche un libro sulla calma, sulla pace, su come si possa vivere bene, anonimi e perennemente in fuga tra la Bretagna, Londra, l’Olanda e la California.
24 – Giacomo Sartori
Nove racconti accomunati da un senso di levità e primordiale attaccamento alla vita, non privi del retrogusto amaro e a volte tragico che essa spesso ci riserva.
COME AVERLO:
oltre che nelle stazioni ferroviarie e degli autobus, negli aeroporti, nelle metropolitane, si può chiedere in libreria, oppure scrivendo all’editore: info@senzapatriaeditore.it (le spese di spedizione sono a carico dell’editore).
Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel
1962. Ha pubblicato: Harley-Davidson
Racconti (Stampa Alternativa, 1996); H-D.
Harley-Davidson, deserti e moderni vampiri
(Stampa Alternativa, 1998); Anche i lupi
mannari fanno surf (Robin, 2002); Eccessi di
realtà. Sushi Bar (Gruppo Editoriale Marche,
2003); Millenovecentosettantasette. Fantasmi
armati (Besa, 2006), Carenze di futuro (Zona,
2009) e Il rumore della terra che gira (Perdisa
Pop, 2010).
Suoi racconti sono stati pubblicati su numerose
antologie e riviste letterarie.

Nella valle delle Langhe il sogno di un vecchio nella vita che cambia
Il luogo del “dove stare”. È una sorta di ricerca dell’anima che
si snoda tra pensieri e sentimenti che passano in un presente
che non sfugge alla storia. Il luogo diviene simbolo di emozioni,
di ricordi e memoria, in cui l’identità bambina chiede
di farsi adulta. È su questo tema, oggi un nervo scoperto della
nostra contemporaneità, che Roberto Saporito offre ai lettori
un testo che scivola via toccando tre generazioni con un
silenzio di sottofondo evocato dalle parole.
“Il rumore della terra che gira” (ed. Perdisa Pop)
nasce e si conclude all’interno della relazione
famigliare. Un nonno il cui sogno è
di riunire, dopo la sua morte, una famiglia
sgretolata. Che lo fa lasciando in eredità tre
case delle quali affida a una nipote che vive
a Roma, la ristrutturazione. Il vecchio se ne
va, i lavori hanno inizio. Ma la parte più
complicata sta nel riassemblare vite distanti,
non solo geograficamente, quanto esistenzialmente.
Il tempo, tra un fratello che
vive a New York, sua figlia a Londra e lei, scrittrice omosessuale
che si è trasferita a Roma, ha creato un solco dove annegano
inconfessabili solitudini. Le tre vite si raccontano.
Le tre diverse esperienze dovrebbero, come voleva il nonno,
ritrovarsi tra le colline delle Langhe piemontesi, in quelle case
appena ristrutturate.
Una storia in cui il flashback narrativo rientra rapidamente
nella realtà. Tra inquietudini , fughe e una diversità che
frammenta l’idea del luogo dove stare.
Saporito usa uno stile semplice, che colpisce nella sua essenzialità.
E riesce a collocare gli episodi facendoli rientrare, a
Passo felpato, in un insieme omogeneo.
Un romanzo che usa lo sguardo per fermarsi a riflettere sull’esistente,
sulle mutazioni che hanno reso inscindibili le
scelte dai sentimenti.
Saporito usa il luogo restituendolo ad atmosfere, colori e sapori
che riportano a valori ancestrali che miracolosamente si
respirano. Quella valle delle Langhe, così ben descritta, fa
tornare in mente Fenoglio “In quel tempo stavamo ancora
tutti insieme, salvo Eugenio che era via a far la guerra d’Abissinia…”. Ora si va via, e tornare insieme talvolta è un sogno.
Il sogno di un vecchio prima di morire….
Quotidiano Il Corriere Nazionale
PENSIERI & SCRITTURE
a cura di Stefania Nardini

Una scrittrice omosessuale nauseata dal successo, un artista eroinomane fuggito a New York e una ragazza con molti dubbi e poche certezze. Sono i tre io narranti protagonisti di Il rumore della terra che gira, quinto convincente romanzo di Roberto Saporito, classe ’62, di Alba. Apparentemente scollegati, ma in realtà uniti da legami familiari (i primi due sono fratelli, la terza è la figlia di lui), si ritrovano spaesati tra le colline delle Langhe piemontesi per fare i conti con le proprie radici. Devono decidere cosa fare delle tre case di campagna che il nonno morendo ha lasciato loro in eredità. Con una scrittura evocativa e sincopata che procede per omissioni, Saporito racconta in presa diretta e attraverso flashback giornate e pensieri dei tre personaggi che si muovono tra New York, Londra, Parigi, Roma, le Langhe, Torino e la Costa Azzurra. E mette in scena con una leggerezza solo apparente la totale disgregazione e solitudine della famiglia contemporanea, ormai incapace di costruirsi un’identità certa, i cui componenti non si parlano più semplicemente perché non hanno niente da dirsi. Quello che rimane, alla fine, è il rumore della terra che gira: quel suono ovattato simile a uno scricchiolio leggero che si percepisce solo quando tutto intorno è silenzio. Unico mormorio, contrapposto al frastuono della vita quotidiana, che riesce a rimettere le persone in contatto con il ricordo di legami perduti in un tempo lontano.
Roberto Saporito, Il rumore della terra che gira, Perdisa Pop, 12 euro
a cura di Benedetta Marietti

Il rumore della terra che gira
di Doctor Thriller
Comincia con la neve piemontese, il romanzo di Roberto Saporito, una neve anomala che scende a marzo, che impone il silenzio e sembra voglia sciogliere gli uomini dai doveri quotidiani.Una donna, suo fratello Mattia, Francesca — figlia di Mattia –, e il nonno morto con la storia triste dei suoi cari sul groppone: ecco i personaggi presenti/assenti che disegnano un affresco mancato e frammentario di famiglia. O, meglio, di quello che ne resta:«Che cosa si è messo in testa il nonno, di riunire una famiglia difficilmente riunibile, una famiglia esplosa da troppo tempo, una famiglia che non è mai stata una vera famiglia?»Gli intenti del nonno infatti, quando lascia le disposizioni in merito all’eredità, sono di riunire i pezzi che la vita ha scagliato lontano, e intanto son passati più di vent’anni: tre case e il denaro andranno divisi tra i due fratelli e Francesca.Mattia però è a New York, la sua linfa vitale è fatta di arte e di eroina e tornare ad Alba, ai luoghi delle origini, significa ritrovare la sorella «spuntata da un passato remoto» nonché la giovane figlia da cui si è separato prestissimo e a cui in questi anni non ha mai dedicato un pensiero. La decostruzione dell’idea tradizionale di famiglia procede di pari passi con il miraggio della stessa, ma è un miraggio lontano, sbiadito, irreale, in una rincorsa fatta di sensazioni, ricordi, sfumature, ritagli di vita.Una prova molto interessante di narrazione in prima persona alternata, in cui Saporito dà senza dubbio il meglio di sè, come dimostra la prosa sicura, intensa, mai banale. L’autore è consapevole di aver scritto un libro prezioso: «Considero “Il rumore della terra che gira” un libro molto importante, un decisivo passo avanti, una sorta un punto di arrivo, quasi un reale traguardo. Ho come l’impressione di essere arrivato esattamente dove volevo arrivare con questo romanzo, sotto tutti i punti di vista. Ma anche se mi piace pensare che sia il libro migliore che ho scritto, a ben pensarci, forse, il prossimo potrebbe essere meglio».Lui crede fermamente nel valore terapeutico dei libri, li considera a volte una sorta di droga ed è convinto che chi legge abbia una visione del mondo molto più chiara e completa di chi invece non legge. Nessuno di più indicato, allora, per stilare il nuovo bugiardino della nostra farmacia libraria:
Autore: Roberto Saporito
Titolo: IL RUMORE DELLA TERRA CHE GIRA
Editore: Perdisa Pop
Collana: Corsari
Euro: 12,00
Pagine: 112
Isbn: 978 88 8372 495 4
Se questo libro fosse un farmaco sarebbe:
Sarebbe assolutamente illegale.
Categoria:
post-postmoderno.
Composizione ed eccipienti:
Principio attivo:
Alla morte del nonno la protagonista eredita tre case (e una notevole somma di denaro) ma col compito di ristrutturarle e trovare il fratello (Mattia) e la figlia del fratello (Francesca) per dare ad ognuno di loro una delle tre case. Solo che di Mattia e di Francesca non ha notizie da più di vent’anni. La storia si sviluppa a questo punto in “parallelo” tra la protagonista(scrittrice, lesbica) che comincia i restauri delle tre case e le vicende del fratello Mattia (eroinomane) che fa l’artista a New York e la figlia di Mattia (Francesca, giovane ed esistenzialmente confusa) che da Londra dove vive e studia si sposta a Parigi prima e a Torino poi, in una sorta di “avvicinamento inconsapevole” alle tre case nelle Langhe.
Indicazioni terapeutiche:
I disastri della vita sono materia fondamentale del romanzo, come lo sono i rapporti, spesso conflittuali, tra i membri della stessa sfuggente e difficilmente ricomponibile famiglia.
Consigliato a chiunque, particolarmente raccomandato per:
agli amanti dei libri “senza etichetta”.
Posologia:
si legge in due ore e poi lo si rilegge, con molta calma, in una settimana.
Controindicazioni:
è controindicato in pazienti con nota ipersensibilità o intolleranza alla buona letteratura.
Effetti indesiderati:
può portare a dipendenza, e il soggetto potrebbe essere indotto a procurarsi altri libri delle stesso autore o aspettare con eccessiva ansia la pubblicazione di un suo nuovo romanzo.
a cura di Marilù Oliva
22 settembre 2010
Il link diretto alla recensione su Thriller Magazine:

:: Recensione di Il rumore della terra che gira di Roberto Saporito
Esce domani 22 settembre per Perdisa Editore l’ultimo romanzo di Roberto Saporito, Il rumore della terra che gira, già noto ai lettori di Liberidiscrivere per la sua ottima prova Carenze di futuro qui recensito. Se nell’opera precedente si era cimentato con il noir, con Il rumore della terra che gira imbastisce una storia di affetti o per lo meno di assenza di affetti all’interno della famiglia, struttura sociale ormai in balia del caos in quest’epoca segnata da attentati terroristici e diffusione mediatica dell’insicurezza e della paura. La famiglia dovrebbe essere un baluardo, un rifugio in cui trovare certezze e stabilità ma così non è. Il sogno di un vecchio albese di vedere riunita almeno dopo la morte la sua famiglia si sgretola contro la realtà. Un realtà fatta di incomprensioni, risentimenti, egoismi. Le tre vite dei protagonisti, testimoniate in prima persona utilizzando la tecnica del monologo interiore, ormai corrono su binari paralleli e non sarà certo la cospicua eredità e la stabilità economica a interrompere questo flusso inarrestabile di cose. Venato di un sottile pessimismo e da un intimistico riflettere su se stessi Il rumore della terra che gira si potrebbe definire un romanzo minimalista sia per lo stile che per le tematiche. Caratterizzata infatti da uno flusso narrativo spoglio e diretto la narrazione evoca emozioni contraddittorie e stati esistenziali alterati, tematiche care all’autore. Per ottenere ciò Saporito utilizza una prosa essenziale, quasi frammentaria, cadenzata da continui flashback, scevra di artifizi e sofisticazioni e analizza il rumore di fondo di una società quella occidentale disancorata dai cardini rassicuranti del passato e proiettata in un futuro incerto e disgregante. I temi trattati dall’omosessualità, alla droga, alla solitudine dell’uomo moderno sempre in bilico su un estraniante nulla , inducono il lettore a far emergere attraverso i conflitti interiori dei protagonisti, sensazioni ed emozioni forse sopite ma presenti in tutte le coscienze. Saporito infatti da alle sue riflessioni, assolutamente originali e sottintese con pudore e quasi timidezza più che gridate, un respiro quasi universale che fa avvertire se si fa attenzione un brusio, il rumore proprio della terra che gira. Finale affatto scontato.
Il rumore della terra che gira di Roberto Saporito – Alberto Perdisa Editore – I corsari – 2010 – pagine 112 - Prezzo di copertina Euro 12,00.
Il link diretto alla recensione:

Il rumore della terra che gira
Roberto Saporito
Romanzo
Perdisa Pop
2010
Articolo di: Raffaello Ferrante
E’ un giovedì. Un giovedì di marzo del 2005. La donna è nell’unica casa delle tre che sia abitabile. Fuori nevica. Le colline astigiane sullo sfondo sono già bianche, immacolate. Quella è la casa della sua infanzia, piena di tenui e nostalgici ricordi, ma anche di duri e colpevoli dolori. Il nonno gliel’ha appena lasciata in eredità, assieme alle altre due ville limitrofe. Ma il compito più arduo lasciatole in eredità dall’avo, sul quale la donna sta ora meditando, è quello non solo di rintracciare suo fratello – sparito da anni e rintanatosi chissà dove a New York – ma anche di convincerlo a tornare ad abitare proprio lì, accanto a lei. Lui e anche sua figlia Francesca, a cui spetterebbe la terza casa. Ma Francesca non ha neppure idea di quanti anni abbia ora, né di dove possa essere finita la ragazza. L’ultimo ricordo che alla donna affiora di tutti e tre insieme è il drammatico droga-party proprio in una villa simile a quella, fra le colline che sovrastano Alba, nel 1980, in cui perse la vita la giovane moglie di Mattia. L’ultimo flashback che la donna conserva è il corpo nudo di sua cognata Daniela che galleggia senza vita nella piscina e una cesta di vimini accanto al cadavere dal cui interno ripiombano ancora adesso nelle sue orecchie, le urla assordanti e strazianti di una neonata Francesca. Riuscirà la donna a compiere l’estrema volontà del patriarca defunto e riunire di nuovo, nei vecchi luoghi della loro infanzia, quel che resta della loro famiglia? E Mattia, pittore oramai corroso dall’eroina e sua figlia Francesca, riusciranno dopo anni da perfetti sconosciuti a tornare a guardarsi negli occhi?Lo scrittore e scultore piemontese Roberto Saporito torna in libreria con questo bel romanzo – il suo quinto – puntando questa volta l’obiettivo della sua personale regia sulla famiglia. O su quello che della famiglia oggi resta. L’accento infatti è posto sugli affetti. Affetti dilaniati dall’incapacità di solidità nel tempo, corrosi da droghe, incomprensioni, eccessivi silenzi, rancori. Affetti che neppure nelle ultime volontà romantiche del vecchio patriarca morente che sogna di restituire ai tre sopravvissuti i loro vecchi luoghi d’infanzia perduta, riusciranno a recuperare quell’identità e unione oramai tardiva e definitivamente perduta. Mattia, sua sorella e sua figlia sono infatti oramai giunchi sciolti e dissolti ognuno nelle proprie esistenze sclerotizzate e nulla può più mutarli e mutare. Ci sono poi i luoghi che Saporito tratteggia sempre con notevole stile – le langhe e il monferrato fino a Parigi, Londra e New York – perfetta scenografia che lì dove serve aggiunge toni e spennellate di cupa malinconia all’atmosfera narrativa. L’unico neo è forse dato dalla mancanza di approfondimento e di caratterizzazione della vicenda e dei personaggi. Saporito infatti – come già nel suo precedente romanzo Carenze di futuro - sfiora, tratteggia, volutamente dischiude appena i suoi elementi narrativi, ma a volte questa eccessiva asciuttezza stilistica lascia al lettore una narrazione un po’ troppo incompiuta. Ottimo invece il ritmo, lo stile, fatto di continue e brevi incursioni in presa diretta dei tre protagonisti, che regalano un ottima musicalità all’intera opera.
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Alba, terra di barolo e di nutella, ed è lì tra le vigne che si rincorrono perfette che Il rumore della terra che gira si sovrappone al suono delle colline che la circondano sempre più verdi e gravide di estate. Roberto Saporito sceglie di ambientare il suo nuovo romanzo (un altro eccellente colpo messo a segno in casa Perdisa Pop in uscita il prossimo 22 settembre) ad Alba, dove lui stesso vive e lavora. Ma non per questo si rinchiude nel ristretto spazio geografico offerto dalle ricchezze del suo territorio. In realtà è capace di creare una vicenda in moto perpetuo, di tenere i suoi personaggi sempre all’erta, di trasferirli continuamente. Sia sul piano temporale per far rivivere i loro ricordi e dare un valore alla dimensione dei rapporti che si consumano. E pure su quello dello spazio, inteso come luogo di più ampio respiro culturale, da New York, a Parigi. Personaggi come pezzi di un mosaico, guidati dalla mano esperta dell’autore in un percorso che li farà, anche solo momentaneamente, riavvicinare. E sempre utilizzando un personalissimo e raffinato gusto musicale e pittorico come sottofondo agli accadimenti, oltre al graffiante ed essenziale stile con cui ritrae l’insieme degli eventi. Pochi tratti per raccontare di Mattia e la sua storia di droga. Di sua sorella (l’io narrante) e dell’amore che la lega a Sabina. E infine Francesca (altro io narrante), figlia di Mattia che però non riesce a riconoscere in quell’uomo un padre. Personaggi che da sempre si danno il tormento in un rapporto di odio amore, e che si incontrano in punta di piedi, quasi come sconosciuti, per prendere possesso di tre case lasciate dal nonno. Un’eredità che si rivela utile a tracciare dei profili di uomini e donne, e il valore delle loro esperienze anziché fare emergere quegli odi e rancori tipici (così come sono stati tramandati) di una letteratura di genere che sull’elemento eredità ha fatto la sua fortuna. Il tutto con un finale che sorprende. O almeno chi è abituato alla lettura dei romanzi di Roberto Saporito e ai tormenti dei suoi personaggi in perenne fuga.
Il rumore della terra che gira
Roberto Saporito
Alberto Perdisa Editore – I corsari – 2010
pagine 112 – prezzo 12,00 euro
a cura di Angelo Marenzana
Data: 13 settembre 2010
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ANTEPRIMA in tutte le librerie dal 22 settembre
Ed Perdisa Pop
Pag 112,
€ 12,00
Ha il sapore della calce viva questo Il Rumore Della Terra Che Gira, quinta prova letteraria in veste di romanziere di Roberto Saporito.
Un cantiere di anime e di equilibri tra metropoli e campagne piemontesi animano questo libro.
Vuoti a perdere e incomunicabilità lottano contro il buco nero che li attrae.
Protagonista è una donna, scrittrice omosessuale scappata dalle campagne piemontesi alla volta di Roma. Ma la terra agreste del Barolo reclama la sua presenza e il fato spingerà il ritorno in quelle terre che portano con sé la morte in un incidente stradale dei genitori, nel 1970.
Ambientato nel 2005, questo libro narra il viaggio di ritorno della donna in Piemonte,un ritorno che fa i conti con la coscienza: l’ago della bilancia è il testamento del ricco e facoltoso nonno che lascia in eredità tre cascine:una per lei, le altre due per suo fratello e la sua figlia. Storia non facile quella della ricomposizione familiare: il fratello Mattia è un pittore eroinomane trasferitosi a New York e irreperibile da una ventina d’anni dalla sua famiglia, sua figlia, una figlia invisibile, è una studentessa modello a Londra.
Il Rumore Della Terra Che Gira è il gioco-forza, il dramma di questi tre personaggi filamentosi che in osmosi.
Roberto Saporito lascia snocciolare la trama di questo libro su una tessitura fatta di flashback, passaggi di testimone da un protagonista all’altro nella narrazione.
Libro nato da una scrittura di pancia, si vede chiaramente, fluido quanto nudo, a volte con tinte di apatia trasudata dai protagonisti che recitano sulla superfice scabra di esistenze a scena aperta, in un libro che ha un remoto sapore carveriano, del realismo del così com’è del quotidiano senza euforia di ingranaggi letterari elaborati ad hoc. Una scrittura veritiera dosa dal jazz che si stende sulle citazioni di opere di Basquiat e Haring.
Una silenziosità che fa rumore.
L’INTERVISTA
Il Rumore Della Terra Che Gira è il tuo quinto romanzo, vogliamo ripercorrere brevemente i tuoi sentieri di scrittore per ricostruire una mappatura generale delle tue tematiche?
“Il rumore della terra che gira” è un libro molto importante per me e, forse, uno dei più belli (forse anche dei più maturi) che abbia scritto (anche se detto da me probabilmente non vale), e lo è ancora di più perché è stato pubblicato nella collana “Corsari” diretta da Luigi Bernardi (una delle persone che più ammiro e stimo nell’editoria italiana) dell’editore Perdisa Pop, (uno dei più dinamici, intraprendenti ed interessanti del momento).
Penso che di libro in libro il mio modo di scrivere sia cambiato molto (che sia anche migliorato tanto, naturalmente), che si sia evoluto, mentre alcune delle tematiche di base siano in qualche modo rimaste le stesse: si dice, e non a torto, che gli scrittori scrivono sempre lo stesso libro (magari migliorandolo). Quello che spero invece è di aver raggiunto una sorta di riconoscibilità, di aver in qualche modo inventato un mio modo di raccontare le storie. Quello che mi piace pensare è che il libro migliore che ho scritto sia quello appena scritto, o meglio ancora, il prossimo.
Questo tuo nuovo romanzo è uno spaccato esistenziale di decostruzione e costruzione dei personaggi. Come è nata in te l’idea di questa trama?
Dall’idea di frantumare il punto di vista della narrazione della vicenda, infatti il romanzo ha per protagonisti tre diversi “io narranti”, di cui uno, la protagonista vera, senza nome (come in tutti i miei libri, sorta di “vezzo”, o di “marchio di fabbrica” se vogliamo). Lo si potrebbe considerare una sorta di romanzo (anche se solo lievemente) “sperimentale” , quasi un libro post-postmoderno (o qualcosa del genere), con questi tre “io narranti” le cui storie si rincorrono (sorta di parallele che però ogni tanto si incrociano) di capitolo in capitolo.
C’è un che di scena aperta che contorna l’equilibrio finale di questo libro, sei d’accordo?
Direi di sì, in effetti il finale è aperto, anche se confrontandolo con quello dei miei libri precedenti una parziale chiusura si può riscontrare, alla fine tutti gli attori principali in un modo o nell’altro fanno una scelta, interrompono un flusso di azioni che hanno tenuto in vita l’intera vicenda narrata, chiudendo, bene o male, un ciclo esistenziale.
Hai scelto la campagna piemontese come ambientazione del tuo romanzo. Tu sei nato ad Alba, ma questa connotazione della location deve apparire così scontata?
No, e non lo è, ma dopo quattro romanzi (ambientati in mezzo mondo, dalla Francia agli U.S.A. passando per l’Inghilterra e l’Olanda) questo è il mio primo libro con una connotazione precisa ai luoghi dove ho sempre vissuto (Alba, le Langhe), anche se poi la vicenda ha continui salti “spaziali” a New York, Londra, Parigi, Torino e la Costa Azzurra.
Mappe del mondo: c’è un feeling tutto particolare tra te e le tue citazioni musicali e artistiche, dal jazz ad artisti come Basquiat, Haring e Christo. Raccontami di questa demarcazione del territorio…
Io penso che uno scrittore dovrebbe sempre confrontarsi col proprio tempo, dovrebbe guardarsi intorno, essere curioso e decidere che cosa ci sarà nei suoi libri: a me interessa mettere nei miei romanzi anche le cose che mi piacciono (specialmente quelle che mi fanno compagnia durante le stesura del testo) e quindi la musica (che è una presenza costante della mia giornata) e in questo caso mi piace considerare questo mio ultimo libro un romanzo jazz (che poi è la musica che ho ascoltato nei mesi in cui l’ho scritto, da Miles Davis e Charlie Parker al nu-jazz dei Koop e di Nicola Conte ), i miei artisti preferiti (i graffitisti americani e la pop art in modo particolare), e anche le mie letture preferite (nelle mie storie salta sempre fuori, in un modo o nell’altro, il titolo di un libro per me importante, in questo caso “Estensione del dominio della lotta” di Michel Houellebecq, uno degli scrittori che seguo con più attenzione negli ultimi anni).
E in generale, quanto di autobiografico c’è in te in questo romanzo?
Non c’è niente di autobiografico e c’è tantissimo, nel senso che racconto uno storia di assoluta fiction, di personaggi assolutamente inventati, poi però scrivendo è difficile esimersi da quello che si è, da quello che si conosce, dalle persone che si incontrano nella vita vera. Per esempio i personaggi sono sicuramente frutto della fantasia, sono personaggi che nascono dalla mia mente ma, come spesso succede, mi capita di “spalmare” qua e là parti di me o di persone che conosco o che ho semplicemente incontrato, intravisto qua e là.
Netta è la tua scansione temporale che si snoda con una precisa demarcazione nello specchio rifrangente dei personaggi che si alternano. Spiegami com’è nato questo piano narrativo…
Il romanzo è ambientato, tra marzo e ottobre 2005 (ma attraversato da flashback), ed è stato scritto esattamente (in prima stesura) in quel lasso di tempo, seguendo la scansione dei giorni: il 3 marzo 2005 (l’inizio del libro) nevicava e così accade nel romanzo. L’idea era quella di una sorta di libro in presa diretta. E così pure il giorno di luglio 2005 degli attentati terroristici a Londra, che in questo modo entrano di prepotenza nella narrazione.
La storia si sviluppa in “parallelo” tra la protagonista (scrittrice, lesbica) che comincia i restauri delle tre case nelle Langhe e le vicende del fratello Mattia (eroinomane) che fa l’artista a New York e la figlia di Mattia (Francesca, giovane ed esistenzialmente confusa) che da Londra dove vive e studia si sposta a Parigi prima e a Torino poi, in una sorta di “avvicinamento inconsapevole” alle tre case nelle Langhe. E in questo modo la scansione oltre che temporale è anche spaziale.
Il Rumore Della Terra Che Gira è appena nato nelle librerie, ma uno scrittore guarda sempre davanti a sé, hai già nuove trame in cantiere? E quanto a questo romanzo, al di là del riscontro che potrà avere in un futuro prossimo per il pubblico, che giudizio ti fa esprimere? Dove lo posizioneresti nella classifica di ciò che hai scritto?
Sì, sono due i progetti in cantiere, uno è un romanzo sul mondo editoriale italiano raccontato “a modo mio”, una sorta di “breve storia di uno scrittore di successo”, e l’altro è un libro che dovrebbe mettere insieme i protagonisti dei miei ultimi tre romanzi pubblicati (prima di “Il rumore della terra che gira), tre personaggi ai quali mi sono affezionato e ai quali ho deciso di dare una seconda possibilità di essere raccontati.
Come ti dicevo considero “Il rumore della terra che gira” un libro molto importante, un vero passo avanti, una sorta un punto di arrivo, quasi un reale traguardo. Ho come l’impressione di essere arrivato esattamente dove volevo arrivare con questo romanzo, sotto tutti i punti di vista.
Quindi ribadisco: questo è (per ora) il mio miglior romanzo.
BIOGRAFIA
Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962. Ha pubblicato: Harley-Davidson Racconti (Stampa Alternativa, 1996); H-D. Harley-Davidson, deserti e moderni vampiri (Stampa Alternativa, 1998); Anche i lupi mannari fanno surf (Robin, 2002); Eccessi di realtà. Sushi Bar (Gruppo Editoriale Marche, 2003); Millenovecentosettantasette. Fantasmi armati (Besa, 2006) e Carenze di futuro (Zona, 2009). Suoi racconti sono stati pubblicati su numerose antologie e riviste letterarie.
I LIBRI DI ROBERTO SAPORITO
Romanzi
2002 “Anche i lupi mannari fanno surf”, Robin Edizioni
2003 “Eccessi di realtà / Sushi Bar”, Gruppo Editoriale Marche
2006 “Millenovecentosettantasette / Fantasmi armati”, Besa Editrice
2009 (settembre) “Carenze di futuro”, Zona Editrice
2010 (22 settembre) “Il rumore della terra che gira”, Perdisa Pop
Libri di Racconti
1996 “Harley-Davidson Racconti”, Stampa Alternativa Editore
1998 “H-D/Harley-Davidson, deserti e moderni vampiri”, Stampa Alternativa Editore
Racconti in antologie
2002 “Ultimi Morsi”, Ghost Edizioni
2002 “Oltre il Reale”, Edizioni Malatempora
2003 “Brividi Neri”, Edizioni Terzo Millennio
2009 “L’IRA – i vizi capitali”, Giulio Perrone Editore
2009 (ottobre) “Crimini di piombo”, Laurum Editrice
2010 “Nero Piemonte e Valle d’Aosta” (Giulio Perrone Editore)
Tornata nella natia Alba per rispettare le volontà del nonno defunto, un’indaffarata scrittrice si lancia nell’improbo tentativo di riunire i dispersi membri della sua famiglia: un fratello pittore fuggito a NewYork in seguito a un tragico incidente, e una nipote stabilitasi a Londra per completare la formazioneuniversitaria.Disabituata alla vita di campagna, e sola nella località (quasi) deserta, la donna si trova a fare i conti con un inatteso rumore di fondo: un “leggero scricchiolio”, come polvere negli ingranaggi che garantiscono la rotazione del globo terrestre. “Il rumore della terra che gira”. Costruito attraverso un’alternanza di punti di vista che non genera effetti corali (lo “scricchiolio”sembra legato alla difettosa rotazione della “sociosfera” piuttosto che al moto di rivoluzione terrestre, e l’ovvio senso di separazione e incomunicabilità che caratterizza i rapporti tra i tre personaggi è sottolineato dalla pleonastica dicitura “altro io”, che accompagna ogni cambio di narratore), “Il rumore della terra che gira” registra l’allontanamento di Roberto Saporito dal genere: se “Carenze di futuro” rendeva omaggio a Manchette e al noir esistenzialista francese, il nuovo romanzo sembra segnato dalla frequentazione del postmodernismo americano, e di DeLillo. Come l’autore di “White Noise” tratteggiava il rapporto benjaminiano tra shopping, fantasmagoria e umana aspirazione all’immortalità, Saporito racconta lo scacco dei meccanismi sociali e familiari, dipinge la (presunta) precarietà politica nel suo farsi esistenziale (il momento culturale è quello immediatamente successivo all’11 settembre), sfiorando il risorgere della proprietà e dell’oggetto (si veda l’esuberante aggettivazione possessiva delle prime pagine). E il romanzo, deliberatamente (e sorprendentemente) destrutturato, e arricchito da un paio di note metaforico-sociologiche di stupefacente lucidità, funziona alla perfezione.
a cura di Fabrizio Fulio- Bragoni
il link diretto alla recensione:
http://hotmag.me/nonsolonoir/2010/09/07/roberto-saporito-il-rumore-della-terra-che-gira/
Roberto Saporito
Il rumore della terra che gira
Perdisa pop, Pag. 112 Euro 12,00
Scrive sull’inserto libri de Il sole 24 ore Nicola Lagioia (scrittore esageratamente sopravvalutato e che è stato il più votato nel referendum tra i ‘critici’ – che parolona! – fatto dal giornale sugli scrittori italiani under 40: … la nostra non è forse più terra da neorealismo o da neoavanguardia o da post-moderno; è piuttosto una sorta di incubo di Hieronymus Bosch con sottofondo di jingle pubblicitari, una dimensione in cui prima non eravamo mai stati.Mi pare un mare di sciocchezze, scritte da uno che ha pubblicato un romanzo neo-neorealista e che non ha capito il senso delle mostruosità di Bosch. E inoltre si contraddice quando sentenzia in un paragrafo precedente: Credo che sia invece più interessante capire come mai per gli under 40 italiani di oggi un certo realismo richieda pochi sforzi…La risposta potrebbe essere questa: che gli scrittori under 40 (categoria che corrisponde pressappoco ai ventenni degli anni sessanta, ma non mi si accusi di predicare il bamboccismo) si limitano ad una rappresentazione televisiva della realtà, ad una presenza catodica della materialità. Il che comporta non solo poco sudore, ma anche poca sostanza.Ma non vorrei tediare il lettore con Lagioia che tedia già di per sé. Il problema è dunque generale.Metti questo Il rumore della terra che gira di Roberto Saporito (autore già precedentemente trattato dal Paradiso). E’ una storiella piana che sembra viri dalle parti di una sceneggiatura cinematografica, con l’idea già di una sua rappresentazione visiva che però potrebbe fortemente limitarla.Una donna eredita una notevole somma di denaro e tre case: una la tiene per sé e le altre due le destina rispettivamente al fratello, che è un tossico, e alla figlia di lui, che ha un pessimo rapporto col genitore. Il finale ci consegna la protagonista che, stanca di peregrinazioni esistenziali, accetta di rimanere nella casa ereditata, contrariamente al fratello e alla di lui figliola che fuggono da una ‘probabile’ prigione.Il bello di questo romanzo è la sua misura, il brutto la sua mestizia. Alla fine della lettura mi verrebbe da gridare le stesse parole di Nanni Moretti all’uscita del cinema in Caro Diario: Voi gridavate cose orrende e violentissime e voi siete imbruttiti. Io gridavo cose giuste e sono uno splendido quarantenne (nonostante, ahimé, non sia più un quarantenne, anche se ancora splendido).Si celia ovviamente, ma di una generazione (quella che ormai sfiora i 40, come la stessa degli scrittori di cui si concionava) confusa ed ‘esautorata’ se ne ha francamente le palle piene.Il giudizio non può prescindere da certe considerazioni, nonostante, si diceva, la misura come arma migliore della scrittura del Saporito: ma questa operazione ci sembra affrettata, nel senso di una necessità stringente di qualificare le cose, ma nello stesso tempo di affrettarle nella loro compiutezza.Manca lo scavo psicologico dei personaggi – il ‘distacco’ della lingua è invece giustissimo – e manca il coraggio di andare fino in fondo. Se proprio vogliamo farci del male, facciamocelo fino in fondo. Personalmente, con le capacità che ha, mi aspetto dal Saporito altre fatiche.
a cura di Alfredo Ronci
Il paradiso degli orchi
rivista di letteratura contemporanea
Il link diretto alla recensione:
http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=recensione&Chiave=879

“Il rumore della terra che gira”
di Roberto Saporito
(Perdisa Pop, collana Corsari, 112 pagg., in libreria dal 22 settembre )
Roberto Saporito ancora una volta usa il suo personalissimo stile per scrivere “il rumore della terra che gira”. Porta i suoi lettori dentro la vita di tre personaggi strettamente connessi tra loro eppure lontanissimi. Attraverso il passare delle stagioni racconta l’esistenza di queste persone e dei loro sentimenti che cambiano, si evolvono, si modificano; lascia che il loro passato riemerga e lo fa divenire parte integrante del presente che stanno vivendo delineandone il carattere e le debolezze, la forza e la passività che fanno parte della vita stessa.
Un libro carico di pathos ed emotività, ricco di luoghi conosciuti in cui i protagonisti regalano una storia densa di significato, di particolari, di rabbia e di sofferenza.
Roberto scrive con un tono allo stesso tempo entusiasmante e fragilissimo, rigido e appassionato.
“Il rumore della terra che gira” è un altro tassello per scoprirne la bravura.
(a cura di Lori Serra, di Letture Corsare: http://www.letturecorsare.it/ )
Roberto Saporito sarà a Letture Corsare Domenica 19 Settembre alle Ore 21

Che rumore fa la terra che gira?
di Stefano Donno
Alberto Perdisa guida un gruppo di grande tradizione nel mondo dell’editoria e della cultura nazionale. Il nonno paterno, Luigi Perdisa, fondò il gruppo Edagricole-Calderini, leader europeo nelle edizioni agricole, nonché preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna. Il nonno materno, Carlo Alberto Cappelli, fu invece alla guida della storica casa editrice Licinio Cappelli e sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna e dell’Arena di Verona. L’esempio ad Alberto viene da loro. Oggi il Gruppo Perdisa Editore ha all’attivo quattro marchi editoriali, fra loro autonomi, ma integrati nel progetto di riportare la città di Bologna e la sua cultura fra i protagonisti delle dinamiche editoriali nazionali e internazionali.
Dalla casa editrice ricevo un’anteprima (dal momento che uscirà il 22 settembre) piuttosto gustosa e di una mia vecchia conoscenza: mi riferisco a Roberto Saporito che per Perdisa Pop uscirà con “Il rumore della terra che gira”. “Sospiro, sbatto gli occhi, deglustisco lentamente col pomo di Adamo che va su e poi va giù. Sposto lo sguardo lateralmente e sopra due cavalletti riposa una tela un metro e cinquanta per un metro e cinquanta sulla quale sto dipingendo l’interno di una stanza dove un uomo si sta iniettando una dose di eroina nel braccio sinistro, una stanza dallo sfondo blu spesso di colore a olio, una poltrona amaranto spesso di colore a olio. Il resto del quadro è ancora in abbozzo, in divenire. Quattro piani più in basso passa rombando una moto. Che tipo di moto? Una Harley, forse? Chiudo gli occhi che riapro dopo pochi secondi quando Albertine Scomparsa, la mia enorme gatta certosino grigia, mi salta sulle cosce facendo le fusa e accoccolandosi proprio all’altezza del mio cazzo.”
La storia: una donna eredita una fortuna dal nonno, ma nel testamento del congiunto vi sono delle clausole che deve assolutamente rispettare: trovare suo fratello e la figlia di lui perché ciascuno abbia una fetta di ciò che gli spetta. Le vicende dei tre protagonisti (una scrittrice gay, un artista eroinomane e una ragazza “sull’orlo di una crisi di nervi”) si sviluppano, seguendo il flusso di coscienza delle tre voci narranti che si raccontano in prima persona, attraverso i numerosi flashback tra New York, Londra, Parigi, Torino e la Costa Azzurra. La struttura dell’opera è ricca di numerosi salti spazio-temporali, che saldano empaticamente il lettore alle vicende narrate. Vi sono innumerevoli variazioni dei punti di vista, e un ritmo sincopato che grazie alla maestria di Roberto Saporito nella resa scritturale diventano punti di forza del romanzo.
Libro splendido, e denuncia di una condizione della famiglia contemporanea, sempre più persa nel delirio del qui e dell’ora, e incapace di costruirsi una sua identità. Roberto Saporito, che nel 2006 ha pubblicato un incredibile lavoro sul terrorismo degli anni ’70 con la casa editrice Besa di Nardò (Lecce) dal titolo “Millenovecentosettantasette. Fantasmi armati”, con questo lavoro si conferma uno scrittore di talento nel panorama letterario del nostro paese.
Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962. Ha pubblicato: Harley-Davidson Racconti (Stampa Alternativa, 1996); H-D. Harley-Davidson, deserti e moderni vampiri (Stampa Alternativa, 1998); Anche i lupi mannari fanno surf (Robin, 2002); Eccessi di realtà. Sushi Bar (Gruppo Editoriale Marche, 2003); Millenovecentosettantasette. Fantasmi armati (Besa, 2006) e Carenze di futuro (Zona, 2009). Suoi racconti sono stati pubblicati su numerose antologie e riviste letterarie.
Il rumore della terra che gira – di Roberto Saporito (Perdisa Pop, 112 pagine, 12 euro)
a cura di Stefano Donno
Il link diretto alla recensione:
http://libri-bari.blogautore.repubblica.it/2010/08/22/che-rumore-fa-la-terra-che-gira/

Il rumore della terra che gira, di Roberto Saporito
Titolo: Il rumore della terra che gira
Autore: Roberto Saporito
Editore: Gruppo Perdisa editore
Pagine: 112
Prezzo: € 12,00
Pubblicazione: in libreria dal 22 settembre 2010.
ISBN: 978-88-8372-495-4
Valutazione Libri Consigliati: consigliato.
Il rumore della terra che gira (in uscita il 22 settembre 2010), l’ultimo lavoro di Roberto Saporito, scrittore albese alla sua ennesima prova letteraria, è senz’altro un romanzo piacevole, che si lascia leggere e incuriosisce, nel quale la scrittura del già autore di Carenze di futuro (Zona, 2009) e di Millenovecentosettantasette. Fantasmi armati (Besa, 2006) raggiunge un interessante equilibrio fra contenuto e tecnica espressiva.
Tre i personaggi principali del romanzo: una scrittrice omosessuale di successo, suo fratello Mattia, pittore newyorchese eroinomane e la figlia di quest’ultimo, Francesca. I tre ricevono in eredità dal nonno (il bisnonno di Francesca) una consistente somma di denaro e tre case, una accanto all’altra, immerse nelle campagne di Alba. Nel testamento l’uomo chiede espressamente alla scrittrice di muoversi alla ricerca del fratello e della nipote, chiede che i tre si riuniscano e riallaccino rapporti che il tempo e gli accadimenti hanno logorato profondamente, che trascorrano magari il resto della propria esistenza vivendo insieme, nelle tre proprietà che è stato disposto siano distribuite con equità.
Il rumore della terra che gira racconta il momento del ritorno dei tre ai luoghi dell’adolescenza (dell’infanzia di Francesca), ai legami spezzati, dimenticati, perduti. Sullo sfondo delle vicende narrate la presenza, qui soltanto accennata, dell’impatto devastante degli attentati terroristici dell’11 settembre e della metropolitana di Londra: se a seguito di quegli episodi, che hanno destabilizzato l’Occidente e mutato radicalmente la nostra visione delle cose, hanno tastato il polso alle nostre sicurezze, alle convinzioni che sono andate sgretolandosi sotto il bombardamento mediatico, sotto il perpetuarsi ipnotico di quelle immagini di indicibile violenza che hanno stuprato le nostre coscienze, siamo stati testimoni di un momento di svolta epocale nella storia dell’uomo, qui, nell’inadeguatezza comunicativa, nell’impossibilità di tornare ai tempi in cui tutto era semplice e nitido, scopriamo la vera natura dei protagonisti e la forza vincolante delle loro debolezze, che sono sovrapponibili alle esperienze singolari, personali e intime, di ognuno di noi.
Saporito si muove agilmente nella costruzione dei momenti, trasferendo l’io narrante dall’uno all’altro dei tre protagonisti, accomunati dall’assenza degli affetti, dal peso di ingombranti vuoti da colmare. Il romanzo è suddiviso in capitoli brevi, quasi una sceneggiatura che si rivela senza fretta, con lucidità, nel quadro di una struttura minimalista ed esatta.
a cura di Roberto Giungato per Libri Consigliati
Il link diretto alla recensione:
http://www.libriconsigliati.it/2010/08/il-rumore-della-terra-che-gira-di-roberto-saporito/

NOVITÀ SETTEMBRE 2010: In libreria dal 22 settembre 2010
Roberto Saporito
…
> Tre voci lontane che si rincorrono e si incrociano.
> Un romanzo asciutto e preciso come una composizione geometrica.
Pagine 112
Formato 14×21 cm
Prezzo euro 12,00
Isbn 978 88 8372 495 4
Distribuzione nazionale in libreria: PDE Distribuzione Editoriale (http://www.pde.it/partners.php)
Il libro
Alla morte del nonno, una donna eredita una notevole somma di denaro e tre case. Ha il dovere di trovare suo fratello e la figlia di lui, perché ognuno abbia la sua parte di eredità. Non ha però loro notizie da più di vent’anni. Tra le colline delle Langhe piemontesi, Alba, New York, Londra, Parigi, Torino e la Costa Azzurra, si snodano così le tre vicende parallele di una scrittrice omosessuale, un artista eroinomane e una ragazza confusa. Tre storie attraversate da continui flashback, tre frammenti diversi di un’unica, sfuggente, famiglia.
L’autore
Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962. Ha pubblicato: Harley-Davidson Racconti (Stampa Alternativa, 1996); H-D. Harley-Davidson, deserti e moderni vampiri (Stampa Alternativa, 1998); Anche i lupi mannari fanno surf (Robin, 2002); Eccessi di realtà. Sushi Bar (Gruppo Editoriale Marche, 2003); Millenovecentosettantasette. Fantasmi armati (Besa, 2006) e Carenze di futuro (Zona, 2009). Suoi racconti sono stati pubblicati su numerose antologie e riviste letterarie.
Gruppo Perdisa Editore
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annamaria.riva@gruppoperdisaeditore.it

Quello che segue è il link diretto per leggere una nuova recensione al romanzo di Roberto Saporito “Carenze di futuro” pubblicata (oggi) sulla Rivista Letteraria “Argo”:


Casa Lettrice Malicuvata recensisce “Carenze di futuro”, l’ultimo romanzo di Roberto Saporito (a cura di Fabio Mele):
http://malicuvata.it/libri-degli-altri/-letti-nel-2010-/198-carenza-di-futuro.html

NOVITÀ SETTEMBRE 2010
Roberto Saporito
IL RUMORE DELLA TERRA CHE GIRA
Collana CORSARI diretta da Luigi Bernardi
Copertina di Maira Chinaglia
> Tre voci lontane che si rincorrono e si incrociano.
> Un romanzo asciutto e preciso come una composizione geometrica.
Editore: Perdisa Pop (http://www.gruppoperdisaeditore.it/Catalogo/Perdisa-pop/Romanzi.aspx)
Pagine 112
Formato 14×21 cm
Prezzo euro 12,00
Isbn 978 88 8372 495 4
Data di Pubblicazione: 22 settembre 2010
Distribuzione nazionale in libreria: PDE Distribuzione Editoriale (http://www.pde.it/partners.php)
Gruppo Perdisa Editore
Via della Quercia 7b // 40064 Ozzano dell’Emilia // BO
tel 051 790185 // fax 051 790186 // pIVA 01850971209
info@gruppoperdisaeditore.it
http://www.gruppoperdisaeditore.it/Home.aspx
Perdisa Pop (http://www.gruppoperdisaeditore.it/Catalogo/Perdisa-pop/Romanzi.aspx) è l’editore che pubblicherà (il 22 settembre 2010) il prossimo romanzo dello scrittore Roberto Saporito dal titolo “Il rumore della terra che gira”, nella collana di narrativa “Corsari” diretta da Luigi Bernardi (http://www.luigibernardi.com/biografia.asp).
NOVITÀ SETTEMBRE
2010
Roberto Saporito
IL RUMORE DELLA TERRA CHE GIRA
Collana CORSARI
> Tre voci lontane che si rincorrono e si incrociano.
> Un romanzo asciutto e preciso come una composizione geometrica.
Pagine 112
Formato 14×21 cm
Prezzo euro 12,00
Isbn 978 88 8372 495 4
Distribuzione nazionale in libreria: PDE Distribuzione Editoriale (http://www.pde.it/partners.php)
Il libro
Alla morte del nonno, una donna eredita una notevole somma di denaro e tre case. Ha il dovere di trovare suo fratello e la figlia di lui, perché ognuno abbia la sua parte di eredità. Non ha però loro notizie da più di vent’anni. Tra le colline delle Langhe piemontesi, Alba, New York, Londra, Parigi, Torino e la Costa Azzurra, si snodano così le tre vicende parallele di una scrittrice omosessuale, un artista eroinomane e una ragazza confusa. Tre storie attraversate da continui flashback, tre frammenti diversi di un’unica, sfuggente, famiglia.
L’autore
Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962. Ha pubblicato: Harley-Davidson Racconti (Stampa Alternativa, 1996); H-D. Harley-Davidson, deserti e moderni vampiri (Stampa Alternativa, 1998); Anche i lupi mannari fanno surf (Robin, 2002); Eccessi di realtà. Sushi Bar (Gruppo Editoriale Marche, 2003); Millenovecentosettantasette. Fantasmi armati (Besa, 2006) e Carenze di futuro (Zona, 2009). Suoi racconti sono stati pubblicati su numerose antologie e riviste letterarie.
Gruppo Perdisa Editore
Via della Quercia 7b // 40064 Ozzano dell’Emilia // BO
tel 051 790185 // fax 051 790186 // pIVA 01850971209
info@gruppoperdisaeditore.it
http://www.gruppoperdisaeditore.it/Home.aspx

Domenica 16 maggio:
Lo scrittore Roberto Saporito è stato invitato a partecipare all’antologia di racconti “Nero Piemonte e Valle d’Aosta / Geografie del mistero” (Giulio Perrone Editore, Roma, www.perronelab.it), che verrà presentata ufficialmente al Salone Internazionale del Libro di Torino domenica 16 maggio alle ore 18 presso lo stand della casa editrice.
Il libro, curato da Barbara Balbiano, raccoglie i racconti di diciannove autori piemontesi (tra i quali Sergio Pent, critico letterario per Tuttolibri, L’unità e Stilos, Danilo Arona, Angelo Marenzana, Paola Ronco, Luca Rinarelli, ecc.*), e fa parte di un progetto editoriale lanciato dalla casa editrice romana che sta dedicando vari volumi alle regione e alle città d’Italia (come quelli già in libreria dedicati all’Umbria, a Napoli o a Palermo).
*L’elenco completo degli Autori:
Prefazione. Le radici del male, Alessandro Defilippi
Angelo Marenzana, Roberta Marchetti, Danilo Arona, Lucio Laugelli, Enzo Macrì, Fulvio Gatti, Sergio Pent, Roberto Saporito, Matteo Servergnini, Gianluca D’Aquino, Fabio Mazzoni, Mariangela Ciceri, Claudio Morandini, Luca Bertolazzi, Stefano Priarone, Barbara Balbiano, Paola Ronco, Antonio Falbo, Luca Rinarelli

Lo scrittore Roberto Saporito è stato invitato a partecipare all’antologia di racconti “Nero Piemonte e Valle d’Aosta / Geografie del mistero” (Giulio Perrone Editore, Roma, www.perronelab.it), che verrà presentata ufficialmente al Salone Internazionale del Libro di Torino domenica 16 maggio alle ore 18 presso lo stand della casa editrice.
Il libro, curato da Barbara Balbiano, raccoglie i racconti di diciannove autori piemontesi (tra i quali Sergio Pent, critico letterario per Tuttolibri, L’unità e Stilos, Danilo Arona, Angelo Marenzana, Paola Ronco, Luca Rinarelli, ecc.*), e fa parte di un progetto editoriale lanciato dalla casa editrice romana che sta dedicando vari volumi alle regione e alle città d’Italia (come quelli già in libreria dedicati all’Umbria, a Napoli o a Palermo).
*L’elenco completo degli Autori:
Prefazione. Le radici del male, Alessandro Defilippi
Angelo Marenzana, Roberta Marchetti, Danilo Arona, Lucio Laugelli, Enzo Macrì, Fulvio Gatti, Sergio Pent, Roberto Saporito, Matteo Servergnini, Gianluca D’Aquino, Fabio Mazzoni, Mariangela Ciceri, Claudio Morandini, Luca Bertolazzi, Stefano Priarone, Barbara Balbiano, Paola Ronco, Antonio Falbo, Luca Rinarelli
Il blog letterario “La Poesia e lo Spirito” pubblica oggi un racconto di Roberto Saporito dal titolo Scrivi un noir.Quello che segue è link diretto per leggere il racconto su “La Poesia e lo Spirito”:
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2010/04/24/scrivi-un-noir-roberto-saporito/
Sul numero di aprile di MERIDIANI (mensile del gruppo Editoriale Domus, adesso in tutte le edicole) dedicato alla CAMARGUE si parla dell’ultimo romanzo di Roberto Saporito “Carenze di futuro” (Zona Editrice) nella pagina dei Libri a cura di Ivo Franchi (pagina 26).
Carenze di futuro
Written by Gianluca De Salve
Thursday, 25 March 2010 08:16
Tante esistenze, nessuna via d’uscita
Un viaggio nella dolore di chi non ha più nulla da perdere
L’uomo può arrivare alla disperazione attraverso tante strade. Spesso le percorre senza nemmeno rendersene conto. Comincia i primi passi potendo ancora vedere dietro di se il luogo di partenza, il punto dal quale si allontana pian piano, quello sicuro, che può garantirgli una vita normale e serena ma che evidentemente non gli basta. Giunto a metà della sua nuova strada comincia a sentirsi soffocare perché si ritrova in mezzo al nulla, un nulla che rappresenta quel sogno che cercava di realizzare o quella noia dalla quale cercava di fuggire, ma non è ancora completamente disperato perché dentro di se è convinto che in qualsiasi momento, sarà solo una questione di volontà, potrà trovare una via d’uscita. Quando, invece, arriva, alla fine di quella strada si accorge che di vie d’uscita non ce ne sono più e la sua unica compagna è la disperazione, perché ormai si è lontano da tutto e da tutti.
Carenze di futuro parte proprio da quell’ultimo punto, quello in cui dolore e angoscia avvolgono completamente un uomo che non può più tornare indietro. Il protagonista principale del romanzo di Saporito ha perso tutto al tavolo da gioco e, oltre ai soldi, si è visto abbandonare anche dalla sua famiglia. Alcuni amici, i pochi che gli sono rimasti, cercano di aiutarlo. Scappa così dall’Italia braccato dai malavitosi che gli avevano prestato dei soldi mai restituiti e si rifugia in Francia per far perdere le proprie tracce e lavorare come custode di un residence per qualche mese. Ma proprio con questo viaggio la sua vita si andrà a intrecciare con un’altra, quella di Sophie, alla quale lo accomuna un futuro che non può esistere perché il peso di un tragico passato grava su entrambi come una gabbia dalla quale non possono liberarsi.
Il romanzo breve di Saporito ha una buona idea di base ma non lascia il segno in modo deciso. La scrittura, anche se in alcuni punti un po’ ridondante, è comunque scorrevole e ben adattata alla trama. Troviamo personaggi capaci di affascinare il lettore, in grado come sono di poter compiere qualsiasi gesto proprio perché sentono di non avere più nulla da perdere, ma non vengono approfonditi come meriterebbero e questo, probabilmente, è dovuto in grande parte alla brevità dell’opera, che non aiuta a ben distribuire tutta la materia che viene proposta. Anche il finale, sicuramente molto sognatore nelle sue aspirazioni, risulta un po’ troppo sbrigativo, finendo col perdere ogni forma di contatto con il resto del romanzo.
Carenze di futuro
Autore: Roberto Saporito
Zona Editore
Pagine 107
Euro 12,00
Il link diretto alla recensione:

Il link diretto per leggere il racconto inedito di Roberto Saporito sulla Rivista Letteraria “Argo”:

Il gioco d’azzardo per alcuni può essere una malattia, una condanna, una dannazione. Non è una attività innocente, senza conseguenze. Si può perdere tutto: la posizione, l’impresa di famiglia, la casa, gli amici, la moglie, i figli, la stima di se stessi. Oltre a questo come se non bastasse si entra in contatto con individui equivoci, pericolosi, gente che ti presta i soldi magari per poi richiederti interessi che ti scavano dentro, ti distruggono completamente. E’ quello che succede al protagonista di Carenze di Futuro edito da Zona Editrice di Roberto Saporito, un noir insolito, breve, disperato, un noir in cui i demoni interiori deformano le vite dei personaggi crocifiggendoli e lasciandoli in balia di una vita senza futuro, persa, sconfitta. Ma la sete e la fame di futuro è un’ esigenza primaria, insita nell’uomo, se non avessimo la speranza o almeno l’illusione di un domani, di una risoluzione dei nostri guai, di un ipotesi di riscatto, moriremo mummificati. In questo noir potremo dire esistenziale tutte queste sensazioni vengono analizzate, corteggiate, e non sempre è il pessimismo a farla da padrone. No, il protagonista si ribella, accetta la sua condizione di disperato, di emarginato in una società che idolatra il successo e il benessere ma inizia una fuga, dagli usurai, dalle sue responsabilità, da tutto, una fuga che lo porterà dal Piemonte nel sud della Francia a fingere di fare il custode di un residence nella stagione morta. Qui sempre braccato, solo, arrabbiato con se stesso e con il mondo avrà modo di incontrare una donna, Sophie, anch’essa sola, tormentata da un passato misterioso e senza scampo. Ma il destino non fa sconti a nessuno, rema contro, separa i due naufraghi per sempre, non lasciando spiragli e al protagonista non resta che continuare la fuga da solo e a bordo di una sgangherata bici dirigersi verso Parigi, la città della sua giovinezza, di una donna amata e perduta, un’ oasi, un miraggio o per meglio dire l’ultima occasione che gli resta per guadagnarsi una fetta di futuro. Carenze di futuro, terzo romanzo di Roberto Saporito, è un romanzo si può dire breve, immediato, tagliente come una lama, che mette addosso un’ansia sottile un desiderio di punti fermi, di certezze. Scritto alternando la prima e la terza persona ci porta ad analizzare sia da dentro che da fuori una realtà scomoda, ma nello stesso comune, quotidiana. Pregio maggiore di quest’opera è l’essenzialità, ogni parola ha un suo perché, una sua funzione, un suo operare silenzioso e terminata la lettura si resta incerti, incuriositi, in attesa forse di una possibile seconda occasione.
Liberi Di scrivere
Il link diretto alla recensione:
http://liberidiscrivere.splinder.com/post/22252231/%3A%3A+Recensione+di+Carenze+di+Fu
Pegasus Descending – Pulp, thriller, hard boiled, noir
Gennaio 20, 2010
CARENZE DI FUTURO
di Roberto Saporito
ed. Zona
Il gioco è una brutta bestia. Per alcune persone è un cancro che si annida nel cervello mangiando lentamente le vite quotidiane di chi ha avuto la sfortuna di beccarselo. Il protagonista di "Carenze di Futuro", ultimo romanzo di Roberto Saporito, è una di queste vittime del furto con il bollino del monopolio di Stato.
Era un uomo ricco, anzi ricchissimo. Alberghi, appartamenti, ristoranti. Una moglie e una figlia. Non gli resta più niente, se non una vecchia Mercedes che il lettore si immagina sputacchiare un fumo nero e puzzolente dal tubo di scappamento. Problemi di iniezione, carburazione, olio, marmitta. Problemi.
Il gioco, poi, chiama gioco, più perdi e più perderai, nell’idiota tentativo di recuperare quello che hai perso sul tavolo verde. E quando il cash è finito e non ti resta altro che l’ultimo appartamento, gli ultimi cinquanta euro che tua moglie ti aveva dato per fare la spesa ti si chiudono pure le porte dei casinò, per aprirsi, invece, quelle delle bische clandestine e del loro variegato inventario di umanità criminale. Il protagonista del romanzo di Saporito è in questi amarissimi cazzi amari che si è ficcato e ora è costretto a fuggire con le sue sole mutande sporche come "proprietà privata", inseguito da una masnada di ceffi con più bicipiti che cervello, ma con tutta l’intenzione di portarsi via se non il debito non saldato almeno un piccolo souvenir della loro preda: che ne so, le cinque dita della mano destra? Arrivati a questo punto altro non resta che la fuga. Cieca e disperata.
"Carenze di futuro", pur nella sua brevità e rapidità, è un doppio romanzo. Se nella prima parte il protagonista assoluto è l’uomo di cui abbiamo accennato i tratti nelle righe sopra, nella seconda la vicenda si arricchisce di altri personaggi. Se, nel primo caso, la narrazione è quindi svolta utilizzando solo la prima persona, nella seconda questa si alterna alla terza a creare una vivace e interessante alternanza di registro. Non credo che questa sia una scelta frutto del caso, bensì di una concreta esigenza a cui l’autore ha fatto fronte mediante questo espediente.
Se nella prima parte, infatti, l’utilizzo della prima persona singolare permette a Saporito di mettere costantemente al centro dell’attenzione e della narrazione il suo protagonista, le sue paure, i suoi mille problemi, le profonde riflessioni sugli errori commessi e i tentativi di redenzione, nella seconda la componente prettamente esistenziale e riflessiva passa in secondo piano per lasciare il posto ad una maggiore rapidità, alla scrittura di scene anche d’azione che trascinano il lettore in un vortice che, forse, finisce troppo presto.
Personalmente è proprio questa seconda parte del racconto che mi ha maggiormente convinto, sottolineando la naturale propensione di Saporito alla narrazione senza troppi cazzeggi e seghe mentali. Si fa la minchiata, si scappa, si spara, ci si picchia. Tutto il resto è noia. Avrei voluto cento pagine così, rapidissime, o magari cento pagine in più, poiché proprio nel suo essere un romanzo breve "Carenze di futuro" trova il suo limite maggiore: nell’aver messo tanta carne al fuoco che meriterebbe un ben più ampio sviluppo e approfondimento, mentre il tutto scorre via in modo un po’ troppo affrettato, troppo sbrigativamente e con personaggi interessanti che altro non chiedono se non di raccontare la loro storia. Così come l’editore avrebbe potuto impegnarsi di più nella fase di editing, ad esempio eliminando gli infiniti "tre punti di sospensione" in mezzo o al termine di ogni frase del discorso diretto dei personaggi oppure le parentesi nelle riflessioni introspettive del protagonista. Dettagli, vero. Ma è anche e forse soprattutto dai dettagli che si valuta un libro. In modo particolare quando si ha per le mani un lavoro di uno scrittore vero, di grande capacità tecnica e inventiva.
In una intervista rilasciata da Roberto Saporito per il blog Critica Letteraria si legge che Luigi Bernardi, uno dei più grandi talent scout italiani per tutto ciò che riguarda il noir e affini, ha molto apprezzato il prossimo lavoro dello scrittore piemontese. Da questa combinazione chimica esplosiva mi aspetto molto, perché, se è vero come scrive lo stesso Saporito riportando le parole di Jean-Patrick Manchette che "Il noir è un genere morale. È la grande letteratura morale della nostra epoca" [pg. 38], in "Carenze di futuro" questo insegnamento, questo messaggio, è costantemente sotteso. Grazie a Bernardi potrà diventare anche concretamente manifesto.
Il link diretto alla recensione:
http://lideablog.wordpress.com/2010/01/20/carenze-di-futuro/
Carenze di futuro è un romanzo breve di Roberto Saporito, già autore di culto grazie alla raccolta di racconti Harley-Davidson, pubblicata nel 1996 da Stampa Alternativa con lusinghiero successo di pubblico. Carenze di futuro, contrariamente al libro di Emanuele Pettener, che gronda vitalismo da ogni pagina, è la cupa storia di un uomo finito, che ha consumato tutto quanto di buono il destino gli aveva riservato senza che lui nemmeno lo meritasse. Con la forza di una quieta disperazione (e il senso dell’umorismo dell’autore, che stempera i toni ed è il maggior pregio del libro), il protagonista si sobbarca l’ennesima fuga dalle responsabilità; e stavolta la posta in gioco è la vita, il patrimonio è andato e la moglie non lo vuole più vedere, rimangono solo i creditori, gente cattiva e arrabbiata. Un racconto divertente e scorrevole nonostante la tematica di fondo, che anche a causa della sua conclusione troppo rapida lascia come un senso di vuoto, il desiderio di una più ampia raccolta che lo avrebbe potuto contenere con maggior soddisfazione per il lettore.
a cura di Angelo Orlando Meloni
LibriDine (SiracusaNews)
Il link diretto alla recensione:
http://www.siracusanews.it/node/12606
Prosegui la lettura ‘Libridine recensisce ?Carenze di futuro?, il nuovo romanzo di Roberto Saporito’
"Critica Letteraria" intervista lo scrittore Roberto Saporito (a cura di Gloria M. Ghioni)
Carenze di futuro
Roberto Saporito
Romanzo
Zona
2009
Articolo di: Raffaello Ferrante (Mangialibri)
17 dicembre 2009
"La macchina, una Mercedes che ha visto tempi migliori, è l’unica cosa che mi è rimasta, anche perché non è intestata a me. Chiaro." Inizia così il viaggio – destinazione ignota – che il protagonista prova, grazie all’amico Bruno, uno dei pochi fedelissimi su cui ancora poter contare, ad orchestrare. Bruno gli ha infatti ricordato che nel Sud della Francia c’è un residence di sua proprietà in cerca di un custode, che potrebbe permettergli di rifiatare per un po’ prima di provare a tornare a galla. L’uomo al momento, vista la sua carenza di futuro, ha infatti un’unica, sola possibilità: scappare. Dopo anni passati a divorarsi al gioco appartamenti, proprietà, ristoranti, alberghi, beni, moglie, figlia e famigliari, è ora giunto al fatidico punto di non ritorno. Unici compagni di vita, la vecchia Mercedes e una manciata di euro racimolati dalla svendita di un cassettone Luigi XVI del ’700, nostalgico residuo della sua opulenta vita precedente. Così non gli resta che seguire il consiglio di Bruno e cercare per un po’ di far perdere le sue tracce al temibile Pacifico e alla sua gang, che come segugi sulle orme della selvaggina, a sua insaputa son già scattati al suo inseguimento. E così parte per Nizza, mentre la Francia autunnale gli rievoca ricordi parigini di spensierata gioventù, quando tutto ancora doveva e poteva succedere, e quando sopratutto l’amore irrisolto per la bella Simone nulla faceva presagire su quello che la sua vita di li a poco sarebbe diventata. Ma Nizza, dove l’altro suo fido compare Cesare è corso prontamente ad accoglierlo, non sembra proprio essere il luogo più ospitale del mondo. Qui infatti, le burrascose vicende sentimental-sessuali dell’amico finiscono per travolgerlo oltremodo, complicandogli ulteriormente l’esistenza. Meglio riprendere la marcia verso Grau du Roi, dove il residence di Bruno dovrebbe attenderlo, finalmente ospitale e senza sorprese. Così almeno crede, perché in realtà Pacifico e la sua cricca sono molto più prossimi alle sue disgrazie di quanto egli stesso possa immaginare. Ed ecco che allora, pure quello che sembrava essere il giaciglio ideale dove finalmente poter svernare per un po’ – grazie anche alla fortunosa conoscenza di Sophie, ragazza misteriosa che condivide con lui la stessa urgenza liberatoria di fuga – diverrà presto soltanto l’ennesimo luogo da dove dover ancora e soltanto fuggire…
Roberto Saporito scrittore e pittore piemontese, dopo il clamoroso successo degli anni ’90 con le ventimila copie vendute della raccolta cult Harley-Davidson edita da Stampa Alternativa, torna in libreria con questo quarto romanzo firmato Zona editrice. Una bella storia di fughe dentro e fuori da se stessi, in costante ricerca di quel famoso centro di gravità permanente, impossibile per il protagonista da rintracciare. L’uomo infatti, ridotto su lastrico dal gioco, proverà a rifugiarsi in Francia per evitare di fare i conti con i creditori che lo braccano e con il suo passato che come un’ombra gli viaggia cucito addosso, ma imparerà a proprie spese che è impossibile occultarsi al proprio destino. Il tutto imbevuto nella solitudine autunnale degli splendidi scenari transalpini che accompagnano l’uomo nelle sue fughe da fermo. Lo stile dell’autore è veloce, ritmato, garbato, mai sopra le righe, ed è magnificamente accompagnato da una soundtrack davvero coinvolgente e ‘visiva’. Forse l’unico neo è dato da una seconda parte – l’incontro con Sophie – un po’ troppo affrettato e addensato, che nulla toglie però all’ottima prova di un Saporito ispirato e mai spaesato.
a cura di Raffaello Ferrante
Il link diretto alla recensione:
RIVISTA: "Critica Letteraria"
"Tra gli scaffali / Periodico Italiano"
Il paradiso degli orchi
rivista di letteratura contemporanea
Prosegui la lettura ‘Recensione del romanzo “Carenze di futuro” su “Il Paradiso degli Orchi”’
Marilù Oliva intervista lo scrittore Roberto Saporito:
Prosegui la lettura ‘Marilù Oliva intervista lo scrittore Roberto Saporito’
Carenze di futuro di Roberto Saporito (Zona editrice)
Si potrebbe definire un romanzo breve o un racconto lungo, ma se ci si affida alle definizioni certo potremmo smarrire la strada, visto che l’ultimo lavoro di Roberto Saporito, dal titolo "Carenze di futuro, non si presta ad un’adesione solida rispetto ad un genere letterario particolare, e dunque per incamminarci su un sentiero più certo e sicuro almeno per noi, dovremmo ricorrere alla migliore ipotesi ermeneutica dell’ibridazione o del meticciamento, in quanto non è un giallo e non è un noir, non è un lavoro carico di oscurità esistenzialista, ma senza ombra di dubbio contiene tutti e tre questi elementi in maniera superba. Partiamo dalla storia: gioco e debiti conducono un uomo alla deriva, una scelta forse fatta con metodo perverso, e in questo viaggio "agli inferi" sceglie una soluzione "comoda" quanto efficace: l’auto-esilio in Francia. Non ha più un soldo, avendo dilapidato l’intero patrimonio ereditato dal padre, non ha alcun tipo di sostentamento economico poiché ha perso un posto di lavoro invidiabile, e come ciliegina sulla torta, si fa scivolare dalle mani la sua stessa famiglia in un vortice obliquo di disperazione grigia, quasi come un male latente e subdolo che nasconde persino le sue sintomatologie. Praticamente in mutande! Solo due amici gli restano fedeli, lo aiutano a fuggire da se stesso, dai suoi incubi peggiori, tra i campi e le coste della Francia meridionale. Poi un raggio di sole, forse: Sophie, che è mistero e silenzio, una donna sola, che vive in una chiatta col suo cane Didier. Anche lei fugge e alla fine si ritrovano a risalire fiumi e canali, diretti a Parigi. Ma … c’è un ma! E qui forse comincia il punto di non-ritorno dell’intera vicenda narrata: non ci arriveranno insieme. Roberto Saporito, con questa sua prova di grande forza, ci spiattella in faccia quanto sia inutile lottare nelle nostre vite, quando circostanze, persone, cose che abitano il nostro presente ci rifiutano, con modi che a combatterli produrrebbero nella migliore delle ipotesi ulcere e nevrosi.. L’uomo "senza nome" protagonista della storia, fa di tutto per essere " a pelle" sgradevole, non solo all’interno del multiverso raccontato tra le pagine di questo libro, ma anche agli occhi del lettore, benevolo o meno che sia. Già perché parliamo fondamentalmente dell’incarnazione tangibile da un punto di vista scritturale di un retroterra culturale vacuo e osceno a cui appartiene questo "anti-eroe", di una borghesia piccola piccola, tradizionalista e fatta di subvalori legati al buon nome, in società e sul lavoro, alla casa di proprietà e all’ipocrisia. La questione dell’identificazione dell’Altro come Atroce (alter – a(l)ter) è fondamentale per tutto il libro, dove alterità è sinonimo identificante nel lavoro di Saporito di Maturità, ovvero ultima fermata oltre la quale scompare qualsiasi speranza e dove il Vuoto, Il Silenzio, la Morte e la Non-Morte di una vita vissuta come un gigantesco bluff, vengono assorbiti in un black hole cieco e primordiale. Un’opera "Carenze di Futuro" che si lascia leggere facilmente, con grande agilità e soprattutto carico di innumerevoli spunti di riflessione circa tutte quei nostri "piccoli" smarrimenti che ogni giorno viviamo, e che scegliamo talvolta inconsapevolmente di vivere sulla nostra pelle, altre volte per paura, di evitare.
"Carenze di futuro", Roberto Saporito, Zona Editrice, € 12,00, 9788864380261
di Stefano Donno (4 novembre 2009)
Il link diretto per leggere la recensione:
http://stefanodonno.blogspot.com/2009/11/carenze-di-futuro-di-roberto-saporito.html
"Carenze di futuro"
Un uomo di mezza età prende a parlarci, dalle prime righe del quarto romanzo di Roberto Saporito (Carenze di futuro, Editrice Zona). Non sappiamo il suo nome: lui non ce lo dice, e nessuna delle persone che gli capita di incontrare nel corso della vicenda in cui viene trascinato (e noi con lui) ha bisogno di dirglielo; forse neppure desiderla conoscerlo. L’assenza del nome non è che il primo segnale di un’assenza più grande (e grave), vero motivo di un romanzo breve e progressivamente sempre più precipitoso verso un finale sospeso, che colpisce parecchio e tuttavia sembra certificare, in una sola immagine, che nulla si è spostato, e non poteva spostarsi, rispetto all’inizio.
Forse non è successo realmente niente – niente di fondamentale per il nostro anti-eroe senza nome, se si escludono robette come alcuni morti ammazzati, o qualche pestaggio e inseguimento nel sud della Francia da parte di un’accolita di criminali che agisce e si esprime assai sopra le righe, con l’elementarità dei fumetti (o della vera malavita, chissà). D’altronde, un modello di vita e di comportamento lineare, prosaicamente "normale", integrato, quando viene messo a fuoco dal protagonista diventa un mezzo per dichiararne la diversità. Quest’uomo che ci parla e ci intima (con decisione e autoironia) di stargli «lontano» è uno straniero, un alieno che non sa crearsi legami decisivi con il mondo, perché del mondo non è contento: non sapendo però trovare ragioni (un "senso", per dirla religiosamente) alla sua scontentezza, il nostro lascia, con una lucida, impietosa e commovente calma, che le cose gli accadano. Solo in una, significativamente, dimostra di eccellere: la perdita. Perdere al gioco (e per estensione in qualsiasi ambito, materiale e affettivo) è stata l’unica cosa che può iscrivere nel suo foglio-notizie: ha mandato in fumo, in anni di partite e scommesse, il cospicuo patrimonio immobiliare di una solida famiglia della ricca provincia italiana – ha cioè dilapidato il suo passato e il suo probabile futuro (i soldi sono una presenza fissa e assillante, nel romanzo). Il ritratto di questo benessere borghese e tradizionalista, dove le aspettative sociali sono limitate al mantenimento della posizione e all’integrazione in un ordine di valori conservatore e indiscutibile, non è che accennato, con veloci riferimenti ad una teoria di palazzi, alloggi, negozi, ristoranti posseduti (e sperperati), e ad una figura paterna immobile e superiore (scomparsa, ma fa capolino, versione afona del fantasma del padre di Amleto). Non c’è bisogno di saper altro: Saporito sceglie di alludere velocemente a molti dettagli, che il lettore può ampliare in base alla sua esperienza. La stessa cosa fa con le vite e i tratti dei molti personaggi secondari della vicenda, secondo la "teoria dell’iceberg" hemingwayana: quel poco che si vede è sufficiente (se l’autore ci ha lavorato su) a far comprendere anche il molto che è sommerso. Così si corre da un capo all’altro del libro, presi dalla "trama": che è appunto lo svolgimento di una fuga, apparentemente calma e assai poco drammatica, ma presto turbinosa e incontrollabile (come il processo di perdita al gioco).
Alla prima lettura, è senz’altro la dimensione esteriore del racconto – quella che espone scene di azione e svolte inattese che qui non sveliamo – a colpire: il romanzo è definibile giustamente (anche) come noir, e quindi conserva molti degli aspetti consueti del genere (dal protagonista "perduto" senza rendersi conto del perché, alle torbidità nascoste dietro una facciata di normalità e benessere, dai criminali feroci e implacabili ad una donna fatale). Ma come nei migliori risultati del noir, che sollevano dalla schematicità un lavoro che potrebbe perdersi in un oceano di suoi simili, c’è un punto di vista morale che opera, in maniera implicita (nonostante l’io narrante che commenta e si confessa al lettore), sulla materia e sui fatti. Il respiro si fa, da materiale, esistenziale. Il nostro anonimo debitore braccato dichiara seccamente, a metà libro, «Io non voglio essere come gli altri, ma non so neppure come voglio essere». Il problema dell’identità è centrale, e in effetti il libro è diviso in tre parti, in un’alternanza (e poi mescolanza) di punti di vista che si divide tra "Io" e "Gli Altri": e se all’inizio sembra che sia "Io" il campo d’azione dell’autore, alla fine si passa a convincersi che "Io" non sia che uno strumento per mostrare gli "Altri". Gli altri poi sono individuati, dal protagonista, come il mondo adulto: e quello della maturità è un problema strettamente correlato al percorso identitario. Diviso tra il ricordo di velleità adolescenziali (tipicamente, l’evasione da una provincia soffocante verso una vagheggiata condizione metropolitana e cosmopolita che non avrà mai la forza di attuare – e che è solo stereotipo) e il senso di bluff completo provato nella vita (dalle scopiazzature dei temi in classe alle finzioni del gioco, unica dimensione in cui sta temporaneamente bene, perché fuori della realtà cui non appartiene), il protagonista vorrebbe provare a maturare – ma «non diventare adulto come tutti quelli che mi circondano: forse non voglio diventare adulto ma qualcos’altro, una nuova forma di evoluzione».
La maturità è tutto, diceva quello (e metteva in esergo al suo ultimo libro Pavese): ma per una persona che esplora il vuoto senza non riesce a riempirsi di modelli chiari e alternativi, che non riesce a vedere la vita se non attraverso la perdita, la maturità è un’idea misteriosa, una «nuova forma di evoluzione» tutta da dimostrare. Rileggendo il libro con attenzione, è notevole la disseminazione coerente al suo interno di tutta una sfera metaforica che riguarda l’oscurità e il vuoto, l’immobilità e la disconnessione, la non esistenza e la morte: il nostro uomo vive nascosto in un ex-negozio coi vetri oscurati, oppure nel piano interrato di un residence deserto; tutto «scolora», la vista spesso gli si «annebbia», apre gli occhi «a fatica dopo il sonno», e semmai «l’unica cosa che voglio fare (…) è dormire», ammette; percepisce le cose e se stesso come «fuori stagione», e ascolta la canzone dei Mano Negra Out of Time Man; sente «il suono delle parole ma non il loro significato»; dice spesso «non riesco a vedere», «non capisco», «non so niente»; considera che «non mi merito neanche più di essere riflesso», come i vampiri. Ci sono a tratti dei barlumi, sul suo cammino che non lo sta portando da nessuna parte, che è in realtà un continuo rinvio: ma sono barlumi che le coincidenze di un caso crudele s’incaricano di sopire. Del finale non si dice, perché non sarebbe corretto: ma è felicemente leggibile in molti modi, e non fa nessuna lezione, non dà nessun giudizio. Questa assenza di falso moralismo è una delle qualità più notevoli di Carenze di futuro, ed è rivelatrice della compassione sincera (non di maniera) di cui circonda, infine, l’uomo senza nome. A pagina 38, Roberto Saporito espone allo scoperto un riferimento influente, mettendo in bocca ad un personaggio importante un affermazione dello scrittore Jean-Patrick Manchette: «Il noir è un genere morale. È la grande letteratura morale della nostra epoca». Carenze di futuro prova con grande rigore e molta onestà a ricavarsi il suo piccolo spazio, lì accanto – e ci riesce.
"Gazzetta d’Alba" del 3 novembre 2009 (di Edoardo Borra)
Appena uscito per Zona Editrice, Carenze di Futuro è il quarto romanzo di Roberto Saporito (dopo "Anche i lupi mannari fanno surf", "Eccessi di realtà" e "Millenovecentosettantasette"), cui vanno aggiunte le raccolte di racconti degli esordi ("Harley Davidson" e "H-D") e numerose partecipazioni a concorsi e antologie.
Si tratta di un romanzo breve, che fa propri i luoghi tematici e stilistici del genere noir (e in particolare del noir francese) declinandoli in una chiave esistenziale che ne è il vero tratto peculiare e informa le centoquattrodici pagine e i molti brevi capitoli in cui si articola.
Il primo dei quali si apre sul protagonista che dopo aver dissolto per colpa del gioco il consistente patrimonoio familiare ed essersi indebitato con un cravattaro, accetta l’aiuto di un amico, Bruno, il quale mette a sua disposizione un alloggio all’interno del resort che possiede a Grau du Roi, nel Sud della Francia, durante la stagione morta. In attesa che le acque, come si suol dire, si calmino.
Naturalmente non tutto andrà per il verso giusto, e ci sarà da scamparla per il rotto della cuffia parecchie volte, ci saranno rivoltellate e personaggi bizzarri (tutti segnati in qualche modo dalla vita) nella storia di questa fuga che proseguirà verso una Parigi dissolta in puro simbolo di riscatto.
Dalla provincia opprimente certo, da una vita spesa male contro ogni previsione, ma in fin dei conti e soprattutto da sé stessi. Allora, questa fuga si trasforma in un processo di spogliazione spinto alle massime conseguenze, in fondo al quale si rinviene il vero nodo tematico del romanzo – è lecito chiedersi quanto ci sia dell’autore in questo – ovvero il disagio tutto interiore del protagonista nei confronti della vita, raccontato attraverso un continuo disilluso volgersi indietro a registrare le tappe di un fallimento scritto fin da subito e così a fondo nella sua carne da non poter essere estirpato.
Ecco allora l’incedere lieve, sempre attento ma inesorabile della narrazione. Specie nella parte centrale e finale del romanzo, benissimo scritte, nelle quali gli intrecci vengono via via risolti e molto sangue viene versato senza che questo serva a saldare veramente i conti di alcuno. Il passato e il futuro del protagonista si abbracciano, si fondono insieme e mettono in scacco lo scorrere del tempo, allora non esiste più un solo istante sul quale lui possa intervenire con una decisione modificando gli eventi, è egli stesso un evento fra i molti di cui ormai non può essere altro che il cronista.
Ecco allora la scena conclusiva, il protagonista in sella al velosolex di una ragazza incontrata e persa per sempre lungo la strada, come l’auto scassata abbandonata senza rimorsi, come la moglie Francesca che ama inutilmente, come la figlia talmente piccola da non poter contare di sopravvivere neppure nel suo ricordo. Una scena nella quale gli non è più solo un uomo, ma è ormai diventato ogni uomo. L’intreccio narrativo si smembra, si disarticola svuotandosi di ogni significato, dimenticato lui stesso lungo il cammino. Spoglie, ognuna di esse, oltre le quali avanza da chiedersi se esista davvero qualcosa oltre tutto questo. Oltre il tratto di strada percorso ogni giorno e la fatica, accolta finalmente come un conforto, necessaria a colmarlo.
Autore: Gabriele Zauli – Data: 15 ottobre 2009
Il link diretto per leggere la recensione:
Finito sul lastrico dopo aver perso al gioco una discreta fortuna in beni mobili e immobili, l’unico erede di una importante famiglia alto-borghese della provincia piemontese si ritrova costretto a fuggire dai "fantasmi della sua stupida vita precedente"(1): Pacifico e la sua banda, un gruppo di temibili strozzini decisi a prenderlo, "anche solo per tagliargli tutte le dita della mano destra"(2), e dare, così, il buon esempio. Aiutato da Bruno e Cesare, gli unici veri amici rimasti, l’uomo, privo di ogni legame da quando moglie e figlia se ne sono andate, decide di lasciare Torino, gli ultimi averi -qualche migliaio di franchi in contanti- infilati in una cappelliera rigida, e nascondersi per qualche mese assumendo l’inutile(3) mansione di custode in un residence nel sud della Francia; arrivato sul posto, scopre, però, di aver fatto male i suoi calcoli: gli uomini di Pacifico sono già sulle sue tracce, e forse neppure una fuga sul fiume, a bordo della chiatta della nuova compagna di viaggio Sophie -una ragazza dall’aria incomprensibilmente triste che rifiuta di fornirgli la benché minima informazione sul suo misterioso passato- potrà sottrarlo all’ira dei suoi inseguitori e agli schiaffi del destino…
Costruito con l’alternanza di capitoli narrati in prima persona dal protagonista, (melanconicamente ritmati da una prestigiosa colonna sonora fatta di pezzi new-wave e atmosferiche torch-songs a tinte fosche; Tindersticks, Cousteau, Nick Cave e i "calmi" Einstürzende Neubauten di "Sabrina", per limitarsi a qualche esempio), e brani in terza persona che rappresentano, in focalizzazione esterna, il punto di vista degli inseguitori; aperto ad una piacevole, imprevista vena giovanilistica -si fa strada, o diviene percettibile dietro la voce del personaggio, a partire dall’entrata in scena della professoressa Simone, e resta palpabile fin in fondo(d’altronde, se il protagonista si è ridotto alla condizione di "carenza di futuro" nella quale il lettore lo coglie, è proprio in quanto incapace di crescere…), conferendo al romanzo i suoi toni piacevolmente "sciolti", colloquiali in maniera azzeccata e naturale-, "Carenze di futuro", ricorda, da un punto di vista puramente esteriore(4), "Piccolo Blues" di Manchette(5), ma se ne allontana per questioni teoriche di importanza cruciale: se Gerfaut, indimenticato personaggio manchettiano, ritorna, al termine dell’avventura, alla sua calma e tranquilla vita borghese, il protagonista di Saporito è colto, sul finale, nel bel mezzo di un viaggio volutamente fuori dai "canali consueti", verso la Parigi mitica dei sogni tardo-adolescenziali; la città che ha ingoiato la bella e sensuale Simone, non il luogo visitato in viaggio di nozze con la ex moglie Francesca…
Lucido, ironico, rapidissimo, ben scritto e imprevedibile (6), "Carenze di futuro", terzo romanzo di Roberto Saporito, già autore di "Anche i lupi mannari fanno surf", "Millenovecentosettantasette, fantasmi armati", e delle antologie di racconti "Harley-Davidson. Racconti" e "H-D Harley Davidson, Deserti e nuovi vampiri", è edito da Zona.
(1)Roberto Saporito, "Carenze di futuro", Arezzo 2009, p. 88.
(2)Ivi, p. 79.
(3)La storia si svolge in periodo di bassa stagione.
(4)Volendo riassumere la trama alla maniera di certo strutturalismo a buon mercato, si potrebbe fare di Carenze di futuro il racconto di un borghese improvvisamente privato di tutte le sue certezze e rituffato nel bel mezzo del mitico "stato di natura" (dai risvolti chiaramente hobbesiani…); ovviamente, questa eccessiva generalizzazione crea una classe inutile, talmente ampia da includere un po’ di tutto, dal già citato "Piccolo Blues" a "Cane di Paglia" di Peckinpah e persino "Robinson Crusoe" di Defoe (e la cosa è curiosa, perché Saporito costringe il suo protagonista ad "adattarsi" e "vivere" -se così si può dire per una permanenza brevissima- non su un’isola, ma su una spiaggia deserta, producendo effetti di colta comicità).
(5)Anche nella sua rilettura echenoziana: con Un anno, il romanzo di Saporito ha infatti in comune la scelta "ciclistica"… (Si veda Jean Echenoz, "Un anno", Einaudi, Torino 1998, recensito su queste pagine il 14 agosto 2008 http://nonsolonoir.blogspot.com/2008/08/l-jean-echenoz-un-anno.html). Manchette è, comunque, l’unico autore esplicitamente citato: a pagina 38 si legge, infatti: "Il noir è un genere morale. È la grande letteratura morale della nostra epoca, e non lo dico io, lo dice Jean-Patrick Manchette".
(6) L’autore spende spunti narrativi "con liberalità": nel corso di "Carenze di futuro", ci si imbatte in almeno un paio di sub-plots importanti abbastanza da servire come trama per altrettanti romanzi brevi (penso, oltre che al "misterioso" -in realtà noto al lettore perché ben tracciato, con pochi, sapienti tocchi- passato di Sophie, alla disavventura vissuta al fianco di Cesare, personaggio interessantissimo, che meriterebbe di ritrovarsi al centro di un possibile seguito…), e la narrazione, perdendo il suo carattere lineare -l’intreccio è, o almeno dovrebbe essere, semplice-, ne risulta positivamente arricchita.
(a cura di Fabrizio Fulio-Bragoni)
Recensione originale su http://nonsolonoir.blogspot.com/2009/10/l-roberto-saporito-carenze-di-futuro.html
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"Carenze di futuro", un romanzo sul vuoto umano
"Carenze di Futuro" (Editrice Zona, 2009) è il nuovo romanzo di Roberto Saporito. E’ un’opera estremamente inquietante, e sconcertante. A tratti sfodera una bellezza artica, ed altrove di una grazia umida e muschiata come la foresta tropicale. Tratta – in prima battuta – di un argomento sottile e pericoloso: ovvero il gioco d’azzardo, e la dipendenza che ne può derivare, in chi si lascia trasportare da quel demone.
In realtà il testo si avventura in un’escursione attraverso molteplici aspetti della personalità umana, ed approda ad una ricerca interiore sui cedimenti e la tentazione, in senso religioso, quasi uno studio di psico – demonologia.
La scrittura di Saporito è dolce, passatemi la metafora, non aggredisce quasi mai, e sorregge i personaggi, conducendoli con la dovuta delicatezza lungo una trama dai complessi risvolti. L’analisi dei personaggi è esattamente ciò che serve: né troppo né troppo poco. Da un lato non si indugia mai più del dovuto su una storia: i fatti avvengono, e questo ci deve bastare. Dall’altro nemmeno si può definire assente il racconto in quanto trama, che delinea invero meticolosamente i fatti stessi, ma restando su un piano squisitamente fenomenologico, al di qua di ogni interpretazione, di ogni giudizio.
Siamo sul piano percettivo: siamo sensazioni, immagini, suoni, odori, gusti. Con un crescendo di suspense che stride sempre più con l’oggettività formale del linguaggio, la trama di Saporito si apre su inaspettate implicazioni, coinvolgendo figure che casualmente incrociano la vita del protagonista. Come se la vita fosse davvero una partita a poker, come se la fortuna e la casualità muovessero le leve del futuro, così avvengono i fatti. Si volta una carta e compare un personaggio nuovo, che porta con se una storia, un passato ed un futuro, ed altrettanto rapidamente scompare, per sua od altrui volontà, lasciando vuoto lo spazio che aveva riempito.
Ed infine questo vuoto cresce, e il nostro giocatore si ritrova solo, di fronte a questo vuoto che lui stesso ha contribuito a scavare, ma che per molti versi è il vuoto di un’umanità perdente che solo casualmente si incontra con il suo. Vuoto incontra vuoto, nulla su nulla, infine anche la memoria si perde, ed i fatti, gli eventi, dominatori incontrastati di una storia ben al di là del bene e del male, si annichilano, in una luce abbagliante e piatta, come la Camargue in cui si svolge buona parte della narrazione.
Il protagonista del romanzo si è giocato tutto, ha perso tutto, ma in un certo senso è solo quando scopre di aver perso tutto ciò che possedeva, che inizia a perdere davvero. Qui inizia a perdere senso, tempo, lucidità, spazio, anima, ciò che lo rende uomo. Non è un caso che in tante occasioni il protagonista parli di se come di un bambino, non riuscendo a vedersi come un adulto. L’impossibilità della vittoria si riversa nel finale impossibile, dove, viene da pensare a Van Gogh data l’ambientazione provenzale, il nostro si perde nel nulla che gli è rimasto.
Ho altrove definito la scrittura di Saporito come identitaria, ed è un neologismo che ritrovo adatto. Nella descrizione completamente sensoriale emerge questa scrittura assolutamente diversa, secca, amorale, anche se caritatevole. La pietas che riscopriamo per i personaggi incrociati nella lettura, è diretta all’umanità intera, di cui Bruno, Sophie, Luis, Francesca, i figli, Pacifico, e tutti gli altri, sono solo piccole schegge, anche se "ognuna diversa, ognuno in fondo perso dentro ai fatti suoi".
Intervista a Roberto Saporito pubblicata su Thriller Magazine…
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Un cuore in autunno. Su "Carenze di futuro" di Roberto Saporito.
Settembre 22, 2009
L’ipotesi di trovarsi davanti al proprio futuro come davanti a un abisso non è certo l’ingrediente migliore con cui si possa affrontare la propria vita. Roberto Saporito, scrittore e pittore originario di Alba, più di ventimila copie vendute con i suoi racconti "Harley-Davidson" (StampaAlternativa), torna al romanzo con la sua terza prova, dal titolo "Carenze di futuro" (Zona Editrice) dopo un silenzio di tre anni (Millenovecentosettantasette. Fantasmi armati, Besa Editrice). La crisi economica che imperversa sul nostro pianeta ci ha abituati a osservare in tv le file di ex-banchieri che portano via le loro scatole piene di effetti personali fuori da uffici sui quali non fa in tempo a comparire il cartello di qualche immobiliare che subito il posto viene ceduto a un nuovo inquilino. Ci sono eventi che costringono gli uomini a flettersi su se stessi e ripensarsi. Il protagonista del romanzo di Saporito è un uomo che all’inizio della sua vicenda decide di fuggire da un presente troppo scomodo, un presente che non lo vuole, fatto di realtà nelle quali si sente stretto, calato come un personaggio che parla la propria lingua in un mondo fatto di attori che vengono doppiati o da comparse che leggono un copione senza essere a capo di una storia. È la storia di un uomo che ha perso tutto, scientemente e dissennatamente. Nel peggiore dei modi. C’è la moglie che non lo vuole, i figli che lo disdegnano con un po’ di apatia. C’è l’amico che lo aiuta a fuggire dai creditori e nello stesso tempo sembra dargli una pugnalata alle spalle. C’è il compagno di un tempo che ce l’ha fatta in un altro paese, e che sta lì per ricordare, come se non ce ne fosse bisogno, che un’altra vita è possibile, se solo il protagonista volesse lavorare trecentosessantacinque giorni all’anno. C’è un passato, gli anni settanta tumultuosi e universitari, vissuti a Torino in compagnia di una amante francese, professoressa in facoltà. La bravura dell’autore sta nel comporre una storia scorrevole, con colpi di scena sapienti, il tutto senza lasciare spazio a nulla di scontato. Il protagonista dopo avere infilato una sequela di colpi andati a male decide che è meglio andarsene. Il lettore benevolo vorrebbe che il cerchio si chiudesse, che la professoressa tornasse indietro, che il passato confortevole del ricordo facesse nuovamente capolino dalla finestra di una mansarda, come un raggio di sole che fende la nebbia. Tornare indietro è difficile, quasi impossibile. Impossibile come andare a Parigi in bicicletta, che detto così suona improbabile ma che a esserci, nel "qui e ora" di una fuga irredimibile, suona quasi come una speranza. Nulla succede a caso in questo romanzo che è un po’ noir e un po’ commedia, dove riecheggiano alcune scene e inseguimenti a là Besson e allo stesso tempo il lettore viene vorticato nei paraggi bui di un labirinto con la consapevolezza che sa avere solo chi decide di abbandonarsi al flusso degli eventi, come una chiatta su un fiume. Sembra di trovarsi nel video di una delle canzoni (una delle più belle) citate dal protagonista, quella "Sabrina" degli Einstürzende Neubauten, dove un novello Minotauro piange allo specchio, perso nel cesso di un labirinto post-moderno. Nella prosa di Roberto Saporito i riferimenti a Houellebecq sono mitigati dal calore delle atmosfere autunnali e dalla morale ingenua del protagonista, che solo dopo essere stato vittima di diverse peripezie, decide finalmente per il ‘proprio‘ meglio. A prescindere che questo esito sia più o meno vicino a ciò che il mondo considera utile. Una prova matura, degna e misurata come accade di rado.
"Carenze di futuro", Roberto Saporito, Zona Editrice, € 12,00, 9788864380261
a cura di Luciano Pagano
Musicaos.it:
Carenze di futuro
In libreria il 22 settembre 2009, l’ultimo romanzo di Roberto Saporito
Sarà in libreria dal prossimo 22 settembre il nuovo romanzo di Roberto Saporito Carenze di futuro edito da Zona, un romanzo breve ma capace di assorbire il lettore dalla prima battuta grazie a una scrittura incisiva, essenziale, e al tempo stesso incalzante e in grado di penetrare a fondo il mondo interiore dei personaggi.
L’io narrante è un giocatore devastato dai debiti dopo aver distrutto un’immensa fortuna per ritrovarsi inevitabilmente solo, senza un soldo, senza più una famiglia. Non gli resta che cambiare aria e cercarsi un posto sicuro, pur consapevole di vivere nell’assenza di futuro, a fare, minuto dopo minuto, un disperato bilancio tra "conti che, come al solito, non sarà in grado di pagare". Accetta così un lavoro da concierge in un residence a ridosso di Nizza, a respirare l’odore verde e selvatico dei campi e delle coste della Francia meridionale fuori stagione turistica (ambiente e atmosfera che si adatta perfettamente alle scelte stilistiche dell’autore) per sfuggire alla morsa criminale di creditori senza scrupoli che gli stanno con il fiato sul collo e che non usano mezzi termini pur di riavere il loro credito. Ed è qui, in Francia, che conosce Sophie, accompagnatrice turistica che vive in una chiatta col suo cane Didier, anche lei oppressa da un passato insidioso e irrisolto. Insieme cercano una nuova destinazione risalendo fiumi e canali, in direzione Parigi. Dietro di loro lasciano la morte, davanti una vita senza via d’uscita, tinta dalla rassegnazione tipica di un noir dalla sottile vena esistenziale. Un lungo viaggio dal finale surreale, un sogno, in sospeso a metà tra la follia e le note di un blues malinconico.
Carenze di futuro di Roberto Saporito (Edizioni Zona, 2009) – pagg. 114 – € 12.00
Autore: Angelo Marenzana – Data: 8 settembre 2009
E’ "on line" su YouTube il booktrailer di "Carenze di futuro" (Zona Editrice), il nuovo romanzo di Roberto Saporito (a settembre in libreria), realizzato dal regista Nicolò Tambone.
"Carenze di futuro" è un romanzo breve che – se proprio si deve – si potrebbe definire come un noir esistenziale. Il protagonista, un uomo rovinato dal gioco e oppresso dai debiti, ripara in Francia. Ha perso tutto: il ricco patrimonio di suo padre, una posizione economica invidiabile, una moglie e una figlia. Solo due amici gli restano, e lo aiutano in una fuga che è una vera e propria nemesi tra i campi e le coste della Francia meridionale.
La prestigiosa Rivista di Letteratura Contemporanea Il paradiso degli orchi (http://www.paradisodegliorchi.com/ ) ha pubblicato un racconto inedito dello scrittore Roberto Saporito dal titolo Cani e umani.

Un racconto dello scrittore Roberto Saporito è stato selezionato ed inserito all’interno dell’antologia "L’IRA – i vizi capitali" dalla casa editrice Giulio Perrone Editore di Roma
( www.giulioperroneditore.it ).
Il volume sarà presentato giovedì 30 aprile alle ore 18,00* presso la sede della Giulio Perrone Editore (Via Eleonora d’Arborea, 30 – Roma).
*(La Giulio Perrone Editore in occasione dell’uscita dell’instant anthology aspetta tutti per un aperitivo in casa editrice).
Informazioni
redazione@giulioperroneditore.it
tel. 06 99709480
www.giulioperroneditore.it
Angelo Marenzana*, che cura una rubrica di letteratura su "Corriereal.it" (il quotidiano di Alessandria e provincia), ha invitato lo scrittore Roberto Saporito a pubblicare un suo racconto dal titolo MA VAI A LAVORARE (*una storia che sta ai margini, in una miscellanea di droga, fuga e azione, un racconto noir dai contorni classici del genere, scritto con uno stile asciutto e tagliente).
Il link diretto per leggere il racconto:
Website Horror ( www.websitehorror.com ), sito curato da Marco Candida e prodotto da Intermezzi Editore, pubblica un racconto dello scrittrore Roberto Saporito dal titolo "Lui voleva".
Il link diretto per leggere il racconto:
http://www.websitehorror.com/index.php?content=website_horror&id=26;
Prosegui la lettura ‘Website Horror pubblica un racconto dello scrittore Roberto Saporito…’
"Thriller Magazine" pubblica un (lungo) Racconto inedito dello scrittore Roberto Saporito
Il prestigioso e autorevole litblog "La poesia e lo spirito" ( http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/ uno dei più noti blog collettivi letterari italiani formato da un ottimo team di autori ) ha pubblicato oggi un racconto dello scrittore Roberto Saporito dal titolo Sono un professore.
Il blog collettivo letterario La poesia e lo spirito ( http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/ , un’agorà per artisti, poeti e scrittori formata da un bel team di autori ) ha invitato lo scrittore Roberto Saporito a pubblicare il suo racconto dal titolo Sociopatico.
La Casa Editrice di Napoli "ad est dell’equatore" ( http://www.adestdellequatore.com/index.htm ) ha selezionato (su invito della casa editrice stessa) un racconto (dal titolo "Sociopatico") dello scrittore Roberto Saporito per il contest che bimensilmente lancia all’interno del proprio blog ( http://adestdellequatore.blogspot.com/ ) , che sottopone i racconti selezionati al giudizio dei lettori in rete.